Il blog è morto, viva il blog!

Ciao, sformatini di formaggio, long time no see.
Ma sono tornata.
Non qui, però, e stiamo ancora lavorando alla casetta nuova, quindi stay tuned che appena ci siamo avrete il link nuovo comodamente aggiornato in questo post.

Niente qui verrà cancellato (sono ancora troppo piena di me per eliminare con un paio di clic tredici anni di blog), e ci tenevo a ringraziare chi negli anni è rimasto, anche quando non c’ero più io. Ma anche quelli che sono venuti e andati, quelli che mi hanno trovato con chiavi di ricerca come “tette narcisiste” e quelli che sono arrivati e non ci hanno capito niente. Anche io, stelline, anche io.
È stato un bel viaggio, che cambia solo mezzo. No, davvero, non vi liberate di me, sorry not sorry.
Cià ♥

L’apologia del fallimento

12494733_1013084838733053_2062721883611545759_nEcco, possiamo parlarne un minuto?
Quest’immagine mi perseguita da quando è iniziato l’anno, e lasciate che ve lo dica, mi sta sul cazzo come poche cose al mondo.
Vogliamo analizzarla un attimo?
Perché se c’è una cosa che mi piace prendere e sbriciolare sono i buonismi faciloni, e questo mi offre un’esca fin troppo gustosa.
FALLIMENTO vorrebbe dire, in questa fantasiosa rivisitazione di acronimi da settimana enigmistica, IL PRIMO TENTATIVO NELL’APPRENDERE.
Tutto bello, tutto vero. Ispirante, persino.
Si sbaglia per non sbagliare più. Si fanno tentativi che vanno a vuoto, e alla volta dopo ci si avvicina un po’ di più al bersaglio.
Forse.
Mica detto.
Io, per esempio, sono una di quelle persone che finisce per fallire miseramente anche quando ha le istruzioni a portata di mano.
E mica una volta. Mica due, tre o quattro.
Categoricamente. Sempre. Fallisco in maniera infallibile. Sono la migliore in quello che faccio, e quello che faccio è fare schifo.
Non in tutto, certo. Non è una captatio benevolentia, quindi state buoni. Non sono una di quei depressi inconsolabili che andavano di moda nel 2008. Prendo le mie medicine da brava e cerco di non dare fastidio a nessuno, ma sono convinta che una doccia di realtà fa bene a tutti, soprattutto a quelli che scrivono le immagini motivanti.
Guardatevi dentro.
Lo vedete quel grosso vortice a forma di buco nero?
Gira esattamente come le mie palle quando sono esposta al buonismo a tutti i costi.
A volte si fallisce. A volte vincere non è possibile. A volte imparare, attenzione attenzione, è inutile.
È triste? Certamente.
È qualcosa che evitereste di dire ai vostri bambini, insieme al fatto che Babbo Natale è un’invenzione della Coca Cola e nello sport quel che conta non è divertirsi, altrimenti non ci sarebbero i fottutissimi premi? Ovvio, non siete certo crudeli.
Ma è la realtà delle cose: non sempre va tutto bene, non sempre quello che vorresti trasformare in guadagno ti riesce facile. A volte non riesce proprio.
Quindi imparate dai vostri errori.
Imparate dai vostri errori anche il fatto che gli errori sono inevitabili e possono essere totali e irreparabili.
La vita va avanti anche se voi non avete successo.

Proseguiamo l’antologia delle banalità con “FINE significa I TENTATIVI NON MUOIONO MAI“.
Molto adatta per chi riceve una pensione di 500 euro e ci deve campà, in effetti. I tentativi di vivere non possono morire, altrimenti muori tu, pensa un po’.
Per il resto, gniiiii.
A nessuno piace quando le cose finiscono, se quello che finisce non è qualcosa di particolarmente odioso come, non so, una maratona delle interviste a Gasparri.
Ma è naturale: noi esseri umani abbiamo questo attaccamento materiale a tutto quello che ci porta guadagno, temporaneo o sul lungo periodo.
Fatevelo dire, per me non è sano per niente.
Quello che servirebbe sarebbe un bel distacco stoico dalle necessità della vita.
Pensate a come sarebbe più bello. “Sì, la torta è finita, ma tanto mi faceva schifo.” “Sì, la mia relazione di otto anni è naufragata con gran fracasso, ma tanto odiavo quello stronzo”. La volpe e l’uva vince, bambini. La volpe aveva capito tutto. E quell’uva era davvero acerba.
Non tutto si può raggiungere. E forse, ma solo forse, se qualcosa è fuori dalla nostra portata c’è una ragione a priori.

Sul NO poi arriviamo all’apologia dello stupro.
“Se ricevete un no come risposta, ricordate che NO significa PROSSIMA OPPORTUNITÀ“.
Amori cari, amori belli.
Ascoltate zia Gucci.
NO vuol dire NO. No vuol dire che qualunque cosa stiate chiedendo non vi è dato di ottenerla.
Ci saranno altre opportunità?
Ma certamente! In altri campi, su altri fuochi, ben lontani da lì.
Ma non per la qualunque cosa che state chiedendo.
Ripetete insieme con me “no non significa nient’altro che no, e se non lo imparo finirò in galera“.
Bravi bambini.

Siate positivi nel 2016. Ma non siate coglioni, che in giro ce n’è già tantissimi.

Comunque:  ciao, bestie. È più di un anno e mezzo che avevo detto sarei tornata, ed è stato un anno e mezzo di vuoto siderale. Ma è colpa vostra, se ci avete creduto, perché non dico mai la verità, soprattutto sui progetti personali.
Adesso sono tornata?
Non ne ho idea.
È facile non mentire: basta non dire nulla.
A voi, comunque, buona lettura. Di quello che è stato, di quello che forse sarà, si se siete vecchi lettori che se capitate per sbaglio qui sopra senza esserci mai stati.
Intanto, ho passato dieci minuti a scrivere il post e quarantacinque a decidere cosa fare di questo layout. Le vecchie abitudini, anche quando cambiano, sono davvero dure a morire.
Cià.

Oh, look out you rock ‘n rollers.

Settimana scorsa pensavo incessantemente voglio scrivere sul blog, voglio scrivere sul blog, voglio scrivere sul blog.
Mi avete vista, voi? Ecco.
Il punto è che sto studiando come un’indemoniata, faccio la patente, ingoio miriadi di serie una via l’altra e… e queste ovviamente sono scuse. Per quanto sarò impegnata in vita mia, non voglio vivere una vita che mi privi di mezz’ora per scrivere sul blog.
Il punto perddavvero è un altro. Mimicry, per com’è stato usato e gestito per dieci anni, ormai è giunto al suo termine.
No, non fate quelle facce, l’ho detto il post scorso che ormai sia io che lui siamo immortali (anche se devo ricordarmi di rinnovare il dominio, ché altrimenti immortali sì ma poco reali), ma come chiunque abbia una concezione dell’immortalità che vada oltre al vampiro Swarovski sa, per rimanere in vita bisogna mutare. Non ricordo nemmeno se ho mai parlato approfonditamente del perché Mimicry si chiami Mimicry. Tutte le persone (otto al massimo, al momento) che mi leggono ovviamente lo sanno, ma qual è il punto di battere i tasti se non posso intrattenere un po’ quell’ombra grigia in agguato dietro ad uno schermo di pixel?
Questa, ombra, è la storia di Mimicry.

(altro…)

I due corpi della blogger

Sono viva.
Giuro, respiro, mangio, cammino, parlo. Solo non sentivo il bisogno, da un bel po’, di comunicarlo attraverso questo mezzo.
I tempi cambiano, io cambio, i tempi rimangono gli stessi, io continuo ad amare voi biscottini al lime e questo blog, rimanendo lo stesso coacervo di seghe mentali, cattiva organizzazione e programmi andati a male, in dodici nuove confezioni al profumo di frutta.
Lo sappiamo tutti, sono un’infedele. Facile agli entusiasmi e difficilmente persuasa dalle routine. Mi sembrano un inganno, le routine, e mi ci adeguo per periodi brevi e funzionali, giusto il tempo di farmi innamorare di qualcos’altro che mi distragga. E di qualcosa rimango innamorata per sempre, anche se fosse un per sempre che dura un quarto d’ora. Il sentimento è eterno.
Ma insieme, anche se forse proprio per questo, sono una nostalgica.
Vivo il momento ma mi aggrappo a quello che è stato. Dimentico ma dentro di me, da qualche parte, rimane stampigliata l’emozione, l’immagine, la parola, e sono quelle e niente di più che mi costituiscono, a parte la sempre adorabile superficie.
Sono successe tante cose, e insieme non ne è successa nessuna. Quindi, per voi, un simpatico elenco a punti delle cose che mi sono passate addosso in nove mesi. (Se me le ricordo.)

  • Sono ancora all’università. Incontro persone da matricole e le guardo laurearsi. Ormai ne rido. Sono più saggia e peggio organizzata di tutti loro. Non ho (troppa) fretta. Amo quello che faccio.
  • Sono ancora all’università. Devo scrivere post sulla gente buffa in biblioteca. Adesso, per esempio, seduta davanti a me c’è una ragazza con delle enormi cuffie verdi che canta in silenzioso guardando il soffitto.
  • Sono ancora in università, e la mia migliore amica del liceo mi ha fatto un’improvvisata, e si è iscritta a Filosofia anche lei. Ne ridiamo da mesi, perché era la cosa più improbabile potesse capitare. Le cose improbabili succedono.
  • Tutto ritorna. Tutto rimane lo stesso. Quello che mi ha formata aspettava in un angolo che fossi pronta per guardarlo con altri occhi nuovi, più consumati, con più amore e meno rancore per i risultati irrangiungibili (per ora.)
  • Sono cinica, sono narcisista e sono sfuggente. Questo rimane, ma riesco a piegarlo, tanto che c’è chi dice che non mi riconosce più. Perdo me stessa, o forse mi trovo, o forse è lo stesso. (Ciao, Heidegger; affanculo, Freud.)
  • Cambio, evolvo, parlo, mi scontro, faccio coming out, perverto innocenti, mi vesto da nerd, mi taglio i capelli, smetto di scrivere ma forse riprendo, ingrasso, dimagrisco, ingrasso di nuovo, amo contraddirmi ed essere coerente. Non ho mai amato tanto, non mi sono mai sentita tanto ricambiata. Dal mondo, da me stessa, dalla mia cesta di gattini incestuosi. Partecipo alla vita della comunità e la guardo dall’alto, come ho sempre fatto. Prevedo mode, le scanso, prevedo reazioni e le subisco. Rivedo persone. Reali o immaginarie non importa, siano quel che siano adesso e ricalchino la loro impronta dentro di me.
  • Nel mentre mi sono distratta con la configurazione di tablet altrui, quindi ho perso il filo.
  • Sono sempre più dissociata, ho opinioni sempre più nette sul mondo. Non so cosa sarà di me, non me ne preoccupo. Sto facendo la patente “nel caso serva”. (Era tipo ora). Voglio vedere il mondo, faccio fatica a scendere dal letto – ma poi mi piace.
  • Amo gli elenchi ma non ne faccio più uso smodato come un tempo. Sono Marvel e (no, non DC) manga. Non mi piacciono le vie di mezzo, voglio tutto. Ma a pezzettini.

E quindi, insomma, nessuna nuova, buone nuove? Non lo so. Ho fame, programmo vacanze vicine e lontane, non prometto di tornare a breve – e forse per questo lo farò. Una cosa è sicura: questo blog ha dieci anni. Ormai è immortale. E quindi lo sono anche io.