È un mondo di parole non dette.
È un mondo da attraversare in punta di piedi, a far attenzione a non svegliare nessuno dal torpore istupidente del non domandare. Il fragore degli obelischi infranti non è mai stato sopportato. Niente rumore.
Mantenere alta la concentrazione, mantenere alta la cortesia, non schiacciare i piedi a nessuno, mai, e sorridere a chi lo fa a te. Rispettare le tradizioni, rispettare le convenzioni, rispettare le perversioni. Niente rumore.
Mai tenere il mento troppo alto – ah, non è più nemmeno così di moda, adesso! – e tenersi aggrappati stretti.
Lo sentite dondolare così anche voi, questo guscio di noce? C’è tempesta, là fuori, ma per carità, niente rumore.
È semplice, poi, davvero, veramente semplice. Non c’è nulla di trascendentale nell’adattarsi. Fa parte della nostra natura, no? Niente di impossibile.
Fai concidere i sensi ai significati e chiudi la bocca. Sorridi, magari, ma non far rumore.
Sacrificherai sempre qualche significato. È nella nostra natura, l’adattarsi.
Mai esprimere opinioni che siano più che documentate. Anzi, mai esprimere opinioni che non siano già state espresse. Viviamo nell’epoca del politically correct o del suo feroce opposto, le vie di mezzo non sono mai state interessanti.
Assolutamente proibito annoiarsi.
Assolutamente proibito lasciarsi andare.
Sempre la stessa storia, in fondo, perché nemmeno io sono poi così interessante: tendo ad inciampare anche se l’ostacolo lo conosco da sempre. Amo la caduta.
E questo senso di sacrificio è stupido ed egoista, e quasi fuori moda quanto il mio mento ben alto. Ma ehi, posso permettermelo, visto che non faccio rumore e non pretendo altro.
C’è molto di più ingiusto e c’è molto di più interessante.
Io sono sempre stata per le vie di mezzo.
Il sentirsi costretti a chiedere scusa a se stessi, poi, perché ogni tanto capita di sentirsi così profondamente umani è paradossale. Così da me, così ipocrita, così falso.
L’immagine che ho dei miei sentimenti è così nitida che forse mi basta. Anche se non c’è niente dietro, anche se non faccio rumore.
E c’è la voglia di muoversi fino a perdere coscienza e di fare l’amore arrabbiata dalla fame che ho, e l’alzare quel mio mento supponente e chiedere E allora? Perché non mi è concesso? Perché non me lo concedo?
La mia immagine mi piace. Non posso negarlo.
Solo che ho smesso di temere quello che c’è sotto. Forse ho smesso di conoscerlo.
Ero a Firenze e non ho pregato, e inciampo sempre nello stesso punto. E non me lo perdonerò.
Anche questo è così da me.
Kijomi,
Louchette, Cheshire Cat, Pisces no Aphrodite and so on.





