Ciao, voi.
Ehi, indovinate! Anno nuovo, decennio nuovo, stessi post emo. E stesso layout, sì, dovete avere pazienza con me. Sto studiando matematica e le mie sinapsi sono tutte molto tristi e sconsolate e non riescono a partorire niente che non sia “FAMMI UNA CIOCCOLATA BRUTTA TROIA” Le mie sinapsi sono piuttosto maleducate, come avrete sicuramente notato.
In ogni modo, una breve introduzione: l’anno scorso in questo periodo ero depressa. Ero in calo di serotonina. Non facevo niente della mia vita da due anni pieni e stavo perdendo ogni stimolo vitale. Ho smesso di pensare costantemente di uccidermi solo dopo qualche mese, riprendendo violentemente in mano le redini della mia pseudo vita.
Adesso sto quasi bene, ma questo non vuol dire che abbia smesso di rendermi conto di quello che mi accade intorno, anche se misteriosamente – anche per me, eh – sembra che non sia più così importante raccontarlo. È un peccato solo per questo blog, e per voi, che non avete niente di decente da leggere, ma ce ne faremo tutti una ragione.
Ho perso tante cose, mentre ero ferma. Me le sono lasciate scappare, le ho distrutte, me le sono dimenticate. Non le rimpiango perché non è nella mia natura farlo, ma ora che posso guardarle con più distacco posso dire sinceramente che alcune di queste cose mi mancano. Tanto.
Ho passato un Capodanno tranquillo, poco alcolico – per i miei standard, almeno – molto zuccherino (ehehehehehehehehehehe, sono riuscita a brindare con CARAMELLO PURO. Ho trovato un essere umano con la mia stessa resistenza al glucosio. Sono felice.) e molto intimo. Poche foto, giochi da tavola, brutta musica, un po’ di nostalgia. Eravamo pochi e darei la mia vita senza nemmeno pensarci per metà di quelli che erano lì. La do ogni giorno, per quello che posso. E molti mancavano, e mi mancavano.
E mi sono resa conto, ripensandoci, di come volente o nolente abbia a poco poco ristretto il cerchio, attorno a me. Di come continui a sfoltire i rami senza guardarmi indietro, e di come questo sia un gioco pericoloso, a considerarlo con distacco cinico.
Di come debba fidarmi a occhi chiusi, senza rete sotto. Di come sia importante che le persone che mi tengo attorno sappiano che non sono davvero molto di più di una psicotica con manie di protagonismo, ironica e molto decorativa, ma sostanzialmente inutile quando si tratta di impegnarsi per davvero. Di come sia importante che queste persone sappiano che difficilmente cambierò più di tanto, ma che vada comunque bene così, perché se così non fosse l’albero che continuo a sfoltire mi cadrà in testa con un tonfo secco, prima o poi.
Mi fido. Non ho più paura come una volta, ma più di sempre sono convinta che sia molto, molto importante sapere bene quali sono le misure da prendere.
Di come sia un gioco pericoloso, un’arte alchemica in cui servono soprattutto fortuna e coraggio.
Continuerò a fare come ho sempre fatto, elemosinando amore senza sapere esattamente cosa attragga tanto gli altri, in me. Magari è proprio perché non lo so.
O per le tette. Le tette sono la mia seconda ipotesi in quasi tutto.
Questo, comunque, per spiegare quello che segue.
Vi amo.
Gabbiani e bambini morti non fanno che confermarlo.
Ciao, te.
Tu non sei un unico “te”, a dire il vero. Ne sei molteplici, e non solo perché ho rinunciato da un po’ a circoscrivere quelli che mi stanno attorno, a comprenderli, ad inglobarli, a credere di conoscerne ogni angolo buio– finalmente, forse inizio a capire davvero come vanno le cose –. Non mi interessa più.
Pensavo a tutti quei tu che ho lasciato scorrere via, che ho abbandonato, che mi hanno spezzato il cuore, che continuano a farlo. Sono moltissimi, siete moltissimi. Alcuni tanto remoti da aver ormai perso di importanza, pur investendone ancora moltissima nei miei ricordi (in versione riveduta e corretta, dove sono sempre più carina, meno cattiva, più accondiscendente, meno piena di ansie e psicosi terrificanti), altri recenti, altri addirittura dell’altro ieri, praticamente, con la loro bella ferita ancora rossa e fiottante sangue. Tanti, molti di più di quanti possa ricordare, sono passati come meteore, senza sfiorarmi veramente, senza modificare nulla di quello che già ero, né influendo su quello che sarei diventata. Ma non sto pensando a loro.
Ho in mente tre persona ben precise, mentre scrivo, e ad ognuna di loro ho da dire qualcosa di diverso.
Non so perché non prendo semplicemente in mano il telefono, o la penna, o non mando una mail. È il bisogno di perpetuare il ricordo, forse.
Ed è anche che non ho davvero le energie e il coraggio di scrivere ad ognuna di loro. O non ne ho l’interesse, o so che non porterebbe da nessuna parte. Come ogni cosa che finisce scritta su Mimicry, anche se sembra diretta ad altri, fa parte esclusivamente di me, di quella che sono. Piccoli pezzi che vengono scritti per essere chiariti, per non scomparire in un magone di una sera.
Fra un mese, o un anno, potrei rilegger questo post e non ricordarmi di quali persone stavo parlando, o annuire, sorridendo, perché non sarà cambiato niente, o tutto. Non posso saperlo, ma ho bisogno di fermare il pensiero, la sensazione.
Se mi conosco, una delle tre fra un anno non ricorderò nemmeno che sia esistita, e sarà assunta al ruolo di una delle tante comete.
Per le altre due il discorso è un po’ diverso, perché sono passati anni e ancora non ho dimenticato, ed è davvero doloroso, ancora.
E lo è sempre, quando non sono io a perdere interesse, ma viceversa.
Detesto essere abbandonata – a chi piace? – e potrei in effetti farmene una ragione, ma non riesco a scollarmi addosso il ricordo.
E credo davvero, in momenti sciocchi come questi, quando finisco per scrivere post lunghi e lamentosi, che potrebbe bastare alzare il telefono, o scrivere una mail.
A volte ci ho provato.
Ho fallito quasi sempre. Si diceva che servivano soprattutto fortuna e coraggio, e ho sempre difettato di almeno di una di queste due caratteristiche. A volte semplicemente non sono io a sfoltire rami.
Per fortuna non sono del tutto ipocrita, né pazza, e no, non smetterò di fare quello che voglio della mia vita sociale solo perché ricevere lo stesso trattamento mi rende uno straccio. Ce ne faremo una ragione.
Ci si fa una ragione più o meno di tutto, anche del fatto che una povera creatura si sia chiamata GOTTLOB. Povero povero Frege.
È la mia risoluzione per quest’anno, magari anche per tutto il decennio.
Farmi una ragione delle cose, non Frege, che gli dei ce ne scampino e liberino. ò___o
Va bene, ho detto ciò che dovevo.
Ciao, zuccherini, ciao. ♥
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Now playing: Lady GaGa – Paparazzi
via FoxyTunes
Kijomi,
Louchette, Cheshire Cat, Pisces no Aphrodite and so on.






Commenterò in poche parole. Il punto è che potrei sottoscrivere tre quarti del tuo post. Che meraviglia, eh?
Siamo persone noiose&banali. Bla bla bla. Bah. <3
Le mie sinapsi sono piuttosto maleducate, come avrete sicuramente notato.
<3