Ho maledettamente voglia di scrivere, da giorni, sta diventando un’ossessione.
Ultimamente tutto quello che penso, in piccolo o in grande, diventa prima fissazione e poi ossessione, e mi perseguita come un maledetto piccolo tarlo finché non lo soddisfo. Come l’ermetica cosa di cui parlavo qui e che ho risolto una sera che mi sono ritrovata tutta sola senza qualcuno che mi distraesse dal mio piccolo vuoto grigiume esistenziale, facendomi ovviamente del male gratuito ed inutile.
Ah, finirò per leggere di nuovo Pessoa e sarà una tragedia, una tragedia, vi dico.
Non posso scrivere, perché devo studiare.
Il fatto poi che scriva lo stesso, e niente di ——– *inserire qui un aggettivo pertinente, scartando utile, interessante e bello*, ma solo post in cui manifesto tautologicamente la mia necessità espressiva è, sì, un po’ idiota.
Sono in uno di quei momenti in cui vorrei soltanto immergermi nella ricerca, strappare i concetti dal loro morbido, umido tessuto natale e dargli una forma, e plasmare anche me mentre plasmo loro. Succede sempre così, appena ho un po’ di materiale a portata di mano sento il bisogno di costruirci qualcosa, qualsiasi cosa.
Dovrei lasciare lievitare, forse, solo quello, solo che mi ossessiono, e mi dibatto, e non mi concentro nel resto, anche se il resto è il lussureggiante sviluppo della matematica nel XIX secolo, cit.
Anche se potessi scrivere, comunque, sarebbero quasi due anni che non uso le parole in quel determinato modo.
Si è arrugginito il mezzo.
Si è disarticolato il processo.
Rileggo quello che ho fatto, e mi sembra ancora buono, mi sembra ancora bello – utile no, utile mai, per fortuna – ma non mi sembra mio. Sono cambiata troppe volte, mi sono incastrata troppo profondamente al di fuori dai contesti che cercavo di lirizzare.
La lirica mi pare sciatta e nauseante, adesso, e d’altra parte non sono mai stata capace di scrivere in altro modo, perché divento prosaica, e banale, e priva di qualsiasi attrattiva.
Quindi ci rimango incastrata dentro, nell’ossessione, e ci rimarrò per un bel po’, presumo. Poi passa, passa sempre, e prima o poi mi dimenticherò del tutto perché mi piace tanto il processo creativo.
Almeno si spera.