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febbraio, 2010

  1. Grundstimmung: Zorn

    febbraio 27, 2010 by Kijomi

    Sto studiando Heidegger, no? E studiare i tedeschi non fa mai bene, è fatto appurato da studi compiuti empiricamente sulla persona di me stessa medesima.

    Il fatto che i tre quarti – forse di più – dei signori che mi dovrò trovare a conoscere per ottenere il Fottuto Pezzo di Carta™  sia di tale nazionalità non mi aiuta.
    Comunque sia: studio Heidegger, e le Stimmungen, ovverosia le tonalità umorali dell’individuo.
    Martin fa un discorso molto compito ed interessante sull’Angst prima e sulla noia poi, come indici fondamentali per comprendere il proprio darsi nel mondo. Le Stimmungen hanno la caratteristica di essere parte dell’umanità dell’individuo a cavallo fra il suo raziocinio e la pura corporeità, e per tale ragione sono incontrollabili ed inesplicabili.
    Abbiamo presentato: Filosofia for dummies by Mimicry :D

    Dopo questa indispensabile premessa: SONO INCAZZATA COME UNA FAINA A CUI ABBIANO RUBATOLE UOVA. *_______* ♥
    E stamattina mi sono svegliata di umore adorabile, mh? Ero contenta e felice, ho fatto le mie cose senza lamentarmi, ridevo di tutto, organizzavo parecchie cose, sbrogliavo situazioni pesanti senza farmene toccare, mi imbizzarrivo, ero perfettamente a mio agio.
    Poi le cose sono cambiate, senza motivi scatenanti, e ne ho approfittato per dimostrarvi che Martin aveva ragione.
    Fatto sta, cari zuccottini, che al momento ho solo voglia di asfaltare qualche faccia. Uno di quei momenti in cui se possedessi un punchinball mi disferei le nocche in tanti antiestetici grumoli sanguinolenti. Uno di quei momenti in cui l’animalità prevale e mandi cortesemente a fare in culo tutte le stronzate new age che ti racconti il resto del tempo, e torni una bestiola arrabbiata e mordace, priva di charme, priva di ironia, eleganza, serietà, raziocinio, e vuoi solo qualcuno a cui fare tanto male. O da fottere, che poi è la stessa cosa. O da ubriacare e poi fottere e poi ammazzare – invertite l’ordine degli addenti e ritroverete la mia mai troppo citata necrofilia etilica. Ah, bei tempi, quelli del Molko. ♥
    Tirando le somme, visto che alla fin dei conti questo è un blog molto intimista: andatevene un po’ vaffanculo, va! ò____o


  2. Gaylight

    febbraio 23, 2010 by Kijomi

    Fermi!
    FERMI LÍ!
    Ho finalmente CAPITO.
    Ho capito TUTTO!
    No, non come darmi lo smalto in una maniera pressoché decente.
    No, non come non far impazzire la maionese.
    No, non il senso della vita – anche, se, più o meno.
    Ho capito la Saga di Twilight. Esatto. Sul serio. E per festeggiare questo mirabolante evento, e metterne tutti voi a parte, miei piccoli swaroski incastonati nei petti bronzei dei vostri amati, abbiamo qui oggi su Mimicry una guest star d’eccezione. Ah, bramavo un post a quattro mani da LOLfan da una vita intera. Di’ ciao, Rucci. ♥

    Ciao. ♥ Sono Rucci. Ho ventun anni, sono Scorpione ascendente Bilancia, e amo le passeggiate all’aria aperta e la vita semplice. (?)

    Ciao, Rucci.
    D’accordo, signori cari. Sappiate che tutto questo ha avuto origine perché qualche tempo fa, per sfuggire ad un cattivissimo sito sugli alieni e i bambini indaco che stava palesemente cercando di uccidermi, ho ripreso in mano Eclipse, terzo libro della Famigerata Saga, abbandonato da me stessa medesima la bellezza di due anni fa per le convulsioni peristaltiche che mi causava, mi pare. Beh. Non è stata una scelta saggia. Per fortuna sono circondata da persone che mi amano e sui cui posso riversare tutte le atrocità con cui vengo a contatto. E che, oltretutto, mi vengono dietro a ruota! *C*

    Sì, perché a quel punto mi sono messa a leggerlo anche io. Sono stata irrimediabilmente attratta dalla poesia in ABAB nell’intro, credo.

    La poesia in ABAB l’avevo rimossa. Facciamo che vado a rileggerla e la facciamo leggere anche a tutti i miei dolci cream caramel qui, sì?

    Dicono alcuni che finirà nel fuoco
    il mondo, altri nel ghiaccio.
    Del desiderio ho gustato quel poco
    che mi fa scegliere il fuoco.
    Ma se dovesse due volte finire,
    so pure che cosa è odiare,
    e per la distruzione posso dire
    che anche il ghiaccio è terribile
    e può bastare.

    ROBERT FROST, Fuoco e ghiaccio

    …santissimi dèi.
    Beh. Dai. Almeno non è di Pancho. (Il marito della signora Meyer, ndr.)

    Spera che non sia uno pseudonimo: la Rice le utilizzava allo stesso modo, le poesie di suo marito, e non sarebbe la prima volta che Stephanie cerca maldestramente di seguire l’iter di qualcuno che ha scritto sui vampiri veri.

    No, Frost è davvero un poeta. Un poeta americano, infatti non possiamo pretendere granché, ma non è stato Pancho la fonte di ispirazione principale. Shakespeare invece è stato più volte brutalmente stuprato, insieme alla Bronte e ad un sacco di gente di cui non mi frega granché.
    Ma bando alle chiacchiere inutili, perché se dovessimo metterci a fare un commentario completo su tutta la saga probabilmente la Meyer farebbe in tempo a scriverne altri sette.
    Vuoi dire tu di cosa stiamo per occuparci? *O*

    Ci occuperemo di un problema non irrilevante. Un problema che è sfuggito a tutti gli esperti della saga, per cecità o per eccessiva parzialità (dall’una o dall’altra parte senza discrimine): l’evidente, sconcertante, avvilente omosessualità repressa in montagne e montagne di pagine inzuppate nel miele d’acacia. Nella fattispecie, vorremmo concentrarci sul comportamento di Edward Cullen, il cui esempio ci riporta indietro almeno di un secolo, in fatto di emancipazione ed autoaffermazione della propria natura. Sì, ok: mormoni.

    Esatto, esimia collega.
    Come rimarcavo nella recensione del libro fatta su Anobii, l’intera saga è infarcita di preoccupanti e molto, molto disturbanti leitmotiven che solo una casalinga mormone ammogliata ad un individuo di nome Pancho poteva ritenere condivisibili da un branco di adolescenti infoiate. Il problema qui non è la svalutazione della figura femminile (Senza un uomo accanto non sei niente); non la banalizzazione dei rapporti umani in generale e amorosi in particolare (“Oh, lo amo, è la mia vita!” “Ma… perché? Cosa avete in comune? Non parlate, non avete gli stessi interessi, non venite dallo stesso ambiente sociale, l’unica cosa che vi accomuna è aver deciso arbitrariamente che vi fisserete nelle palle degli occhi per l’eternità!” “…oh, lo amo! *.*”); non la persistente e imperante bigottaggine dell’intera struttura.
    Il problema è che la casalinga mormone ammogliata al Pancho-coso AVEVA RAGIONE.
    Signorine Twilighters, siete state raggirate.
    Siete vittime di un’operazione di condizionamento mentale da parte di una truffatrice abilissima, tanto che siamo dovute arrivare al terzo volume della saga per rendercene conto.
    Tutta la gigantesca operazione Twilight non è altro che un complesso gioco di psicologia inversa per coprire quella che è la Vera Trama, e che include gayporn e bestiality.
    Almeno, io SPERO CHE SIA COSÍ.
    Spero che la Meyer sia solo una fangirl che ha dovuto mascherare le sue poco mormoni fantasie omoerotiche con una storia d’amore etero tanto hyper da risultare per forza falsa.
    Non voglio credere che tutti quegli hint siano inconsapevoli. Sarebbe troppo persino per Freud.

    Ma passiamo ai fatti. *inforca gli occhiali e fa partire una serie di diapositive*
    Edward Cullen.

    (In tutta la sua ALLAMPANANTE sexiness. Raccogliete le ragazzine svenute in prima fila, grazie.)

    La stranezza dei suoi comportamenti risalta lampante sin dal primo libro della saga. E no, tutta questa serie di bizzarrie non è spiegata in benché minima parte dalla sua – discutibile – natura vampirica.
    Abbiamo un uomo che, stando alle parole della stessa Rosalie, sua platinata sorella di sangue, non ha mai manifestato inclinazioni sentimentali né erotiche verso alcuna donna o vampira che abbia incrociato il di lui ammaliante sguardo. Il che, a mio vedere, è assolutamente naturale, dato che il vampiro, creatura non-morta, per definizione ha le funzioni vitali ko: ma i vampiri, nei libri della Meyer, scopano. Vorremmo forse lasciare sprecato tanto marmoreo ben di Dio? Ergo il discorso sulla sua natura non attacca: Edward non si fila nessuna e basta. Nessuna, in più di cent’anni. Nemmeno quando i Cullen intrecciano rapporti con un intero clan di vampire:

    “Devi capire, però… ero così abituata a essere l’oggetto del desiderio di chiunque. E invece Edward non mostrava il benché minimo interesse. All’inizio mi sentivo frustrata, persino offesa. Ma lui non desiderava mai nessuna, dunque non m’infastidiva più di tanto.

    Neanche quando abbiamo conosciuto il clan di Tanya a Denali – con tutte quelle femmine! – Edward ha mostrato la minima preferenza.”

    (Rosalie su Edward, in Eclipse)

    Capite? Tutte quelle femmine. Messa così è brutale, concordo con voi, ma Rosalie sembra genuinamente stupita. Ma va bene, non siamo tutte superficialotte e bionde come lei.
    Fatto sta che Edward, questo sembra appurato, non si mostra interesse verso alcuna, per oltre cento anni. Poi, all’improvviso, l’amore improvviso, ingiustificato e ossessivo per una creatura sostanzialmente casuale: non particolarmente bella, non particolarmente simpatica (diciamocelo, Bella è amabile quanto un’iguana con il mal di stomaco) alquanto goffa e piuttosto insipida. Bella non brilla per avvenenza né per talenti precisi – neppure nell’arte di conversare, dato che ogni qual volta Edward le rivolga parola lei lo guarda come se fosse l’arcangelo Gabriele, boccheggia per due minuti e rischia di svenire. Quando è in sé diventa brusca sino ai limiti della maleducazione. Non crediamo possa essersi innamorato di lei per la brillante personalità, a questo punto.
    D’accordo, Bella è immune alla sua magica lettura della mente. Siamo d’accordo che questo possa attirare qualche curiosità. Ma dopo averci parlato un paio di volte, appuri che si tratta di un tumore al cervello e ti metti il cuore in pace. Siamo tutti d’accordo anche su questo.

    Quindi… perché, all’improvviso, Bella?

    Fino al secondo volume, nulla di particolarmente strano, esaltante o indicativo che questa sua scelta non fosse il semplice frutto della mente rovinata da troppe telenovelas di una comune casalinga americana. Si potevano ignorare con uno sbadiglio le melensaggini esagerate, archiviare come risultato della bigottaggine della scrittrice che i due non riuscissero a concludere assolutamente nulla, per quanto la protagonista in certi passaggi sia così disperatamente affamata da far sfiorare la compassione al lettore. Nessuno di noi potrà mai dimenticare questa straordinaria scena pseudo erotica:

    «Voglio te», borbottai in maniera piuttosto incoerente.
    «Sono tuo». Sorrise, ignaro. […]

    (Edward fa il finto tonto mentre Bella si sta slacciando la camicetta. Insgamabile.)

    La scena suddetta è contenuta in Eclipse.
    E in effetti, è proprio in Eclipse che la ritrosia di Edward arriva a dei livelli inconcepibili.
    Inconcepibili. Esagerati. Sospetti.

    È riuscito, per quasi tre sospirati volumi, a far passare il suo come un comportamento da bravo gentiluomo di primo Novecento. Uno di quegli uomini che ora non ci sono più, con valori solidi, una morale precisa e non incline a lasciarsi andare ai libidinosi piaceri carnali. Ora, sorvolando un momento sui secoli di archetipi del vampiro – pura forza animale e sessuale, ctonia e notturna – brutalmente stuprati da questo tripudio di armonia mormone (AHHHHH! Cos’è stato? Ah… Credo che Bran Stoker si sia suicidato)(cit.), proviamo a guardare la cosa un po’ più da vicino.
    Edward continua a ripetere di desiderare follemente Bella. Che l’odore del suo sangue è il più delizioso che abbia mai sentito, ma che prima di darle quello che vuole – che sì, avete proprio capito bene, lei vuole solo QUELLO, altro che petti scolpiti e voci come cucchiaiate di miele – deve prima sposarla. Poi vampirizzarla. Fare di lei una donna e una vampira onesta, davanti agli occhi di Dio e della comunità. E non si riesce a capire bene il perché di questa fissazione. A meno che…

    A meno che Edward non faccia tutto questo, ovviamente, per copertura.
    Una moglie docile, che prende per oro colato le tue parole, che si fida ciecamente di te.
    Una moglie che non si fa domande. Una moglie che si fa irretire dalle frasi d’amore dei baci perugina: fateci caso; Edward parla per frasi d’amore preimpostate, mentre nella quotidianità si rivolge a lei come una cerebrolesa:

    Aggrottò le sopracciglia, e all’improvviso mi sorrise, di ritorno da quel sogno a occhi aperti. «Sì, è plausibile. Comunque dobbiamo essere pronti a tutto finché non ne saremo sicuri. Oggi sei molto perspicace», aggiunse. «Incredibile».

    (Edward in un momento in cui ha esaurito le frasi standard)

    Riassumendo, assistiamo quindi a questo gentiluomo d’altri tempi che sceglie come sua compagna di vita una donna non troppo appariscente, personalità semi-inesistente ma cotta in maniera così cieca ed incondizionata da annullare praticamente le funzioni cerebrali: senza battere ciglio, accetta la sua natura ma soprattutto crede in tutto ciò che dice – ricordiamo che si fa condurre in un covo di vampiri centenari, belli che capaci di staccarle il collo ruotando un pollice, solo sulla sua parola che niente paura, sono buoni, dolci e gentili.

    In pratica, una donna che lo asseconda in tutto e per tutto.

    La perfetta compagna manipolabile.

    La classica moglie di copertura.

    DAAAAAAAAAAAAN.

    «Per favore», sussurrai di nuovo, con il cuore che batteva sempre più veloce. Le parole uscirono rapide dalla mia bocca, volevo sfruttare il vantaggio improvviso dell’incertezza nei suoi occhi. «Non mi devi promettere nulla. Se non va nel modo migliore, insomma, non ci sarà problema. Almeno… proviamoci. E poi ti concederò quel che vuoi», mi affrettai a promettere. «Ti sposerò. Ti lascerò pagare le mie tasse universitarie e non protesterò per gli agganci con cui mi farai entrare a Dartmouth. Potrai anche comprarmi una macchina veloce, se ciò ti renderà felice! Ma… per favore».

    (Bella che supplica Edward: gli concede il matrimonio che lui brama in cambio del sesso che brama lei. Non c’è qualcosa di stonato in tutto questo?)

    E perché fare una cosa del genere? Perché ricercare una moglie umana nel reparto cottolenghi, perché desiderare così tanto di accasarsi dopo quasi un centinaio d’anni vissuto senza apparenti passioni, da scapolo d’oro, protetto da una famiglia amorevole (ma dove tutti sono rigorosamente – ed incestuosamente, aggiungerei – accoppiati)? È suonato l’orologio biologico, Edward? Papino ti estromette dall’eredità se non metti la testa a posto?
    Una moglie di copertura, per definizione, serve a coprire qualcosa.
    E cosa, se non la peggiore sventura possa capitare ad un giovine vampiro di buona famiglia ed irreprensibile morale?

    A questo punto i nostri occhi si sono puntati su qualcuno.
    Si sono puntati su Jacob Black.
    Jacob Black, il concentrato di lupesco testosterone in continua esibizione.
    Jacob Black, con il quale Edward allaccia un intenso e appassionato odio, all’inizio del libro.
    Jacob Black, sul quale Edward cambia opinione improvvisamente e bruscamente, acquisendo la serenità di un Buddha.
    Jacob Black, col quale Edward in seguito chiacchiera felice al telefono come se nulla fosse.
    Jacob Black che poco dopo comincerà a chiedere informazioni a Bella su com’è essere la ragazza di un vampiro e com’è baciare un vampiro.

    scary.

    L’affascinante coprotagonista che sembra attirare le attenzioni della nostra povera, a questo punto evidentemente sfruttata Bella, un bellimbusto tutto muscoli, caliente come Edward è di un gelo marmoreo… Sì, ricorda la poesia dell’incipit, che spoilera in maniera poco elegante come finirà Eclipse: Bella sceglie Edward, acconsente a sposarlo, e tanti auguri e figli maschi.
    Peccato che la povera, sciocca Bella non ha fatto molta attenzione ad una regola fondamentale: mai, mai cercare di far interagire il tuo ragazzo col tuo migliore amico, se ti trovi nel romanzo scritto da una donnicciuola frustrata, perché i due maschioni finiranno per rotolarsi fra di loro, lasciando te a bocca asciutta. Lo sanno tutti.
    Ed ecco a cosa serviva, dopotutto, quel matrimonio. Una scusa elegante e discreta per continuare a frequentare l’amichetto, con la clausola inderogabile che l’osceno segretuccio non venga a galla. In fondo Edward non compie poi una scelta così incredibile, a guardare le cose da questa angolazione.
    Pensiate stiamo delirando? Ma abbiamo le prove, miei diffidenti biscottini al cioccolato!

    «Sii sincero, quanto sono orribile?».Fece un altro passo indietro e strinse le labbra.«Così tanto?», mugugnai.
    «No, no, Bella. In realtà…».
    Sembrava si stesse sforzando per trovare la parola giusta.
    «Ti trovo… sexy».

    (La reazione di Edward ad una provocante mise della sua Bella, in giubbotto di pelle e tenuta da motociclista)

    Arretra. Stringe le labbra. E si sforza, santo cielo, non sto inventando niente, è tutto scritto lì in alto, si SFORZA di trovare qualcosa da dire. Qualcosa che paia credibile, quando è evidente, dalla mimica facciale descritta, che sia palesemente orripilato. E Bella, da brava Mary Sue, è un bocconcino mica male, in fondo. A casa mia, la ragione per una repulsione così palese ad un paio di tette agghindate è una sola. E forse, la ragione della fatica dimostrata dal nostro Edward è dovuta dal tenere a freno le fantasie sul rampante e muscoloso corpaccio lupesco di Jacob vestito nello stesso modo, chissà! ♥

    Senza rendersene conto si era avvicinato, preso com’era dal progetto. Ora distava da Edward solo un metro o due. In mezzo a loro, sentivo la tensione che irradiavano. Era come una corrente elettrica.

    (Bella e le sue riflessioni, mentre passeggia coi suoi due maschioni)

    Bella.
    Due.
    Più.
    Due.

    «Grazie», sospirai. «Credete davvero che verrà qualcuno?». Chiunque avrebbe notato il tono di speranza nella mia voce. Alice fece una smorfia.
    «Verranno tutti», rispose Edward. «Muoiono dalla voglia di entrare nella misteriosa casa dei Cullen».

    (Parlando di una festa in onore di Bella. Un’altra testimonianza della considerazione che ha Edward per lei, quando non può ricorrere alle frasi prestampate)

    Questa situazione logorante vedrà il suo culmine in Breaking Dawn, dove a tratti il POV di Jacob, che si alterna a quello di Bella, ci apre degli scorci strabilianti:

    Le ginocchia mi cedettero. Per reggermi in piedi dovetti aggrapparmi all’auto. Edward si sporse come per aiutarmi, poi ci ripensò e abbassò le mani. «Mi dispiace», sussurrò. «Mi dispiace davvero per il dolore che tutto questo ti causa, Jacob.
    Anche se mi odi, devo ammettere che io non provo la stessa cosa per te. Ormai sei quasi… un fratello, sotto molti aspetti. Come minimo, un compagno d’armi. Non puoi capire quanto mi rincresce che tu soffra.

    (Edward a Jacob. E sappiamo tutti che punteggiare equivale ad una dichiarazione repressa.)

    «Ti ringrazio». Il sussurro di Edward fu così basso che Bella non poté sentirlo. Ma le parole erano talmente ardenti che, con la coda dell’occhio, vidi gli altri vampiri girarsi meravigliati.

    (Edward a Jacob, sconvolgendo i membri della propria famiglia. E ci credo. Ardenti.)

    Imbarazzante.
    Davvero imbarazzante.

    Imbarazzante e deliziosamente divertente.
    Bene, le nostre tesi sono state sufficientemente spiegate, le prove a voi fornite sono a dir poco inequivocabili, caro pubblico: potete trarre da soli le vostre conclusioni.
    Come un romanzo sbandierato come il più romantico del secolo (!) possa in realtà aver celato una menzogna tanto palese senza che a nessuna di quelle sospiranti ragazzine venisse il minimo sospetto è qualcosa che ancora non riusciamo a spiegarci chiaramente, ma l’importante è che la verità venga a galla.
    Edward Cullen, ti abbiamo scoperto. Smetti di nasconderti. Esci alla luce, gettati fra le braccia di Jacob sbrilluccicando senza timore!
    …il peggio che può capitarti è di venir mangiato, in fondo.

    BABYLOOOOON! *RANDOM*

    LA MIGLIOR CONCLUSIONE DI UN POST EVAH.
    E con questo, buonanotte. ♥


  3. Il potere della leopardiana estetica dell’assuefazione

    febbraio 22, 2010 by Kijomi

    “Qualsiasi felicità è un capolavoro: il minimo errore la falsa, la minima esitazione la incrina, la minima grossolanità la deturpa, la minima insulsaggine la degrada”

    [Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano]

    No, sapete, è che dopo un mese passato a postare ormai ho preso l’abitudine.
    In realtà ho troppo sonno per scrivere davvero, ci tenevo solo a usare un titolo lungo ed inesplicabile.
    Non tutto ha sempre un senso.

    *C*

    —————-
    Now playing: Owl City – If My Heart Was a House
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  4. È finito il meme! – Day 30

    febbraio 21, 2010 by Kijomi

    Oddio. Oddio non ci credo.
    È finito davvero.
    Mi sembra di fare questa cosa da tutta la mia schifosa vita. Non farò mai più una cosa così stupida, lo giuro, lo giuro, lo giuro. *DONDOLA IN UN ANGOLO*
    Ma vi rendete conto che ho postato per trenta giorni di fila?
    Non capitava da… no, non è proprio mai capitato, in sei anni di blog. o_o E c’è un motivo, al momento ODIO Mimicry, lo voglio bruciare, aspettatevi mesi di silenzio.

    No, non è vero.
    Intanto, io e la mia caramellina mou preferita abbiamo finito il famigerato post su Twilight e Mimicry sarà orgogliosa di presentarvelo in settimana, nel primo buco disponibile nella tortura che è diventata la mia vita. Questa settimana non mi fermo un attimo – non l’ho fatto nemmeno nel weekend – e il semestre è ricominciato solo da una settimana, se sono così stressata adesso ad aprile non ci arrivo viva. Sono un mucchietto di carne pallida che schizza in giro, fa lavori pesantissimi, porta pesi su e giù per le scale, legge Cartesio nelle pause, si nutre male e soprattutto di ricostituenti per tenersi in piedi. Veramente, chi me l’ha fatto fare di nascere in questo secolo? Non potevo sbrigarmi e reincarnarmi con un centinaio d’anni di anticipo? Va bene, mi sarei beccata due guerre mondiali, probabilmente, ma vogliamo mettere coi livelli di stress? *C*
    Va bene, a parte la mia stupida vita, vediamo un po’ cosa offre il meme quest’oggi:

    Day 30 — Whatever tickles your fancy

    MA DAI! CHI L’AVREBBE MAI DETTO! *______*
    …per fortuna è l’ultimo, sono un po’ isterica.
    Oggi volevo parlarvi di una cosa che mi tickla la fancy (credo userò questa locuzione per tutti i secoli dei secoli amen, d’ora innanzi) da innumerevoli anni, più o meno quando ho smesso di fare pensieri lubrichi su Sanzo (non è vero, non ho mai smesso) e ho iniziato a pensare alla mia vita cultural-spirituale.
    Che bei tempi.
    È un concetto che ritorna in innumerevoli autori da più o meno gli albori della storia del pensiero, lo so, non pensiate che sia così ingenua da credere di poter pensare qualcosa di originale: studio filosofia, per l’amor degli dei.
    Mentre Picasso dipingeva Les Demoiselles D’Avignon, Albert Eistein, in America, a centinaia di chilometri di distanza e ovviamente senza conoscere il pittore, formulava la Teoria della Relatività, di cui Les Demoiselles sono praticamente la rappresentazione artistica.
    Il Romanticismo che esplode in tutti i paesi europei nello stesso periodo. Giacomo Leopardi che ripercorre la critica Rosseuniana senza aver mai letto Rosseau, e fa lo stesso con Kant prima e Schopehauer – in misura minore – poi.
    Le idee che si spostano, viaggiano, infettano gli animi degli artisti e dei pensatori come un morbo, seguendo sentieri sottili ed inesplicabili.
    Più in piccolo, per farvi capire la portata del mio farneticare: proprio negli ultimi giorni, senza che nessuno parlasse più con l’altro, tutte o quasi le persone che più di tre anni fa erano appassionate alle Cronache dei Vampiri di Anne Rice sono tornate a leggere i libri, guardare i film, parlarne, fanartarci. È risbocciata la passione, e in più di sei persone che conosco personalmente.
    Come succede, e perché?
    Ecco, il mio fancy tickler di oggi è questo: le Idee come entità astratte ma in qualche modo indipendenti, autonome, che possono calarsi nelle anime di chi è disposto ad accoglierle, ma che funzionano come vere e proprio tempeste di pollini. Una volta passata, se non la si è raccolta, difficilmente sboccerà.
    Sì, sto delirando. E vado a mangiarmi un muffin. ♥
    —————-
    Now playing: Owl City – Fireflies
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