Archive for febbraio 2010

Un meme da scuola elementare – Day 25

Il sonno che ho non è credo esplicabile usando una terminologia umana, quindi cercherò di darne una rappresentazione grafica, perché io non dimentico la lezione dei futuristi (cit) (Sì, il gioco è cercare di uccidere la Scillina prima della fine del meme, mancano solo cinque giorni, devo per forza diventare sleale): tfgtfgrvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvv.

Sì, state immaginando bene.
Era la mia fronte sopra la tastiera.
Ma ciance alle bande e andiamo di meme, così poi posso dormire.

Day 25 — Your day, in great detail

Che bello, come alle elementari! *_* Solo che alle elementari ero una bambina disagiata e infarcivo i miei temini (scritti strabene e elogiati come pezzi di letteratura contemporanea di straordinario valore, cosa che ha contribuito non poco nello sviluppare la mia sindrome narcisistica della personalità) di particolari horror, o noir, o surreali. Non potevo farne a meno, perché già allora ero una webwhore senza scampo (e senza web, ma non è il contesto ad essere importante, in questi casi) e sapevo quanto avrebbero fatto colpo. Avevo ragione, ovviamente, solo che all’epoca non conoscevo il significato di finzione letteraria. C’è la verità e c’erano le bugie. Le favole erano quelle scritte sui libri, non certo da me, ma non rinunciavo ad imbellettarci comunque quelle cronache che altrimenti sarebbero state decisamente scialbe. Credo che lo farò anche adesso, così, per celebrare i bei vecchi tempi passati. A voi decidere quello che è vero da quello che non lo è. ♥ (Attenzione, è un post NOIOSISSIMO. Ho una vita niente affatto interessante. Per davvero, non è captatio benevolentiae, non leggetelo se non vi state annoiando a morte ò___o)

Mi sono alzata disgustosamente presto – disgustosamente presto per i canoni di un’universitaria che non fa un benemerito nulla da due anni, ovviamente – e sono barcollata a mettermi su l’acqua per il tè. Sono inciampata nel gatto andando in bagno. Ho constatato quanto la mia pelle facesse schifo e ne ho dato la colpa alla cattivissima abitudine di considerarmi ancora sedicenne. Grosso, grossissimo errore. Mi sono vestita al buio per non svegliare mio fratello. Il gatto mi ha dato una testata sul ginocchio, pretendendo veementemente di venire nutrito. Sono andata a preparare il beneamato tè – Earl Grey, miele, due cucchiaini, una nuvola di latte – e mentre raggiungeva una temperatura bevibile io rendevo presentabile la mia faccia. Nel frattempo le due creature infernali aka genitori si sono svegliati e hanno cominciato a vagolare emettendo suoni gutturali. Li ho ignorati. Mi sono colazionata, cercando disperatamente di convincere il mio corpo che il sistema digerente non si fermava al palato molle ma continuava per qualche metro verso il basso. Di solito è una cosa che realizzo pianamente solo verso le undici, ma avevo bisogno di zuccheri e di uno stomaco pieno per prendere un osceno beverone multivitaminico color Big Babol che mi serve per non collassare. Ho scoperto di recente di avere la pressione di una persona morta da tre giorni, e visto che in genere devo muovermi nel mondo sensibile e non sono solo pura Idea (peccato, però, sarebbe comodo) ho bisogno di sostegno esterno. Sono una carretta, lo so.
Sono caracollata fuori in miracoloso ritardo di soli cinque minuti – la mia media si aggira dai quindici ai quarantacinque. Sono della Bilancia – e sono saltellata verso la metropolitana con le Bangles nelle orecchie. Me lo ricordo perché ho fissato un tizio sillabando chiaramente Oh-ah-oh-ah-ooo-aaa-ooo-aaa, walk-like-an-E-gyp-ti-an! E lui ha giustamente fatto o_ò questa faccia. Sono più mentalmente instabile del solito, la mattina. Mi sono infilata in metro, ho fatto le mie quattro fermate in apnea – i milanesi hanno tutti polmoni ipersviluppati, ma è un segreto – e sono scesa che ovviamente ero comunque in ritardo. Sono corsa verso l’uni afferrando un giornale gratuito ed imbizzarrendomi ferocemente per la tentata campagna di pubblicità virale di questo che stanno cercando di fare e che urla FAIL in quindici lingue. Ho dribblato gli ambulanti davanti all’uni, mi sono infilata in uni, mi sono infilata in aula, ho miracolosamente trovato posto, ho seguito Filosofia Morale imbizzarrendomi ogni due per tre.
Il prof ad un certo punto ha detto, cit. testuale, “Questo è un corso pregno di ANGST” e io sono crollata di faccia mandando essemmesse al mondo conosciuto. E poi mi sta scrivendo Sublime, mi basterà passare gli appunti al pc e sostituire il nome di Louchette a Schopenauer, Simòn a Leopardi, Oscar a Kant (jhdjksahfjkhsajkfhkasjhfkjashfjkashfjkhLOL che bella coppia sarebbero) Jacques a Montaigne e Divine a nessuno, cambiare l’ambientazione da Recanati a Parigi e voilà, Sublime pronto senza nemmeno faticare! *_*
Divagazioni a parte, sono uscita da lezione, e siccome avevo un buco di due ore e non avevo niente da fare in università, ancora, sono andata a recuperarmi del cibo e poi in laboratorio dei miei a lavorare un’oretta (con la vescica delle dimensioni dell’Uganda, visto che volete una cosa detailed). Ho inculcato nel subconscio del genitore maschio, con abile tecnica ninja, i miei programmi per questo aprile, che rimangono supersegreti, per il momento. Speriamo che attecchiscano.
Sempre in laboratorio, verso le undici e mezzo, ho smesso di lavorare e ho pranzato con un’untissima focaccia al formaggio e La Chimera di Sebastiano Vassalli. Diventa interessante, mi piace *O*
Ho aspettato che divenisse sufficientemente tardi da dover correre, e sono ricorsa in università a seguire un corso teologico in maniera quasi imbarazzante. Però ho constatato di essere prepotentemente tornata al punto 3.0, coadiuvata dalle matricoline carine carine e timidine che ti fanno sedere e ridono quando ridi tu alle battute della prof che capite in cinque, in aula, e ti sorridono stringendo tutti gli occhietti. Awwwwwn. …la donna etero che c’è in me è una pervertita. ._.; Finita la lezione sono ricaracollata a casa, esausta – passare dai ritmi di un bradipo in letargo a quelli di una persona normale non è affatto facile, a livello biologico – sempre intrattenendomi con la Chimera, nei tragitti.
Ho acceso il pc, ho fissato il vuoto per mezz’ora, mi sono decisa a lavare i piatti abbandonati nel lavandino e fare altre cosucce per la salute della casa, nel frattempo ho chiamato la Scillina, che presumo abbia parlato di gattini, dei malefici programmi di aprile, di gattini, della tesi, di gattini, del Malefico Trio, di gattini, di progetti scrittori, di gattini. Sempre al telefono mi sono fatta un tè. E un panino. Avevo pranzato poco! ;O;
Sempre al telefono si sono fatte le sei meno un quarto, al che abbiamo messo giù e ci siamo date ad attività più produttive, quali il roleplay. Gh. ♥
Ho anche fatto un’emoticon con la faccia di Kurumada, su richiesta. È bellissima, questi sono i momenti in cui mi mancano certe persone che sarebbero collassate per ore a vedere stronzate del genere. Awn, saudade. *L’angolino emo della giornata*
E poi, poi… sono tornati i miei, io ascoltavo musica pessima, continuavo a roleplayare, ho iniziato a scrivere questo post.
Ho mangiato – si è discusso sull’apporto offensivo generazionale e regionale di “bastardo” e “figlio di puttana” in contrapposizione (sì, discussioni colte, a tavola) – sono tornata al pc, ho sparlato di vecchie conoscenze, ho spiegato perché sono sia seme che uke, ho roleplayato, ho smesso di roleplayare perché la mia patner è uscita e mi sono rimessa a scrivere questo post. Sono le 22.09 e io ho sonno. Pubblicherò il post, andrò a farmi una doccia, forse un bagno, e poi cazzeggerò fra la Chimera e l’internet finché il collo mi reggerà la testa.
Tutto qui. Spero di avervi annoiati a morte~ ♥
Au revoir! ♥

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Now playing: Suzumiya Haruhi no 3D Hare Hare Yukai Full Dance and Song
via FoxyTunes

Milo vuole questo meme (e una tigre) – Day 24

Il titolo è stato suggerito. Non indovinerete mai da chi.

Day 24 — Whatever tickles your fancy

Per oggi avevo in mente un argomento pregno, culturalmente stimolante e a cui tengo molto. Ovviamente ho troppo sonno per dedicarmici seriamente, ma almeno ho risolto il problema di cosa scrivere nell’ultimo Whatevah. Io ODIO i Whatever, datemi delle indicazioni precise, per gli dei, che diavolo di meme è?! *________*;
…comunque, dicevo, ho troppo sonno per argomenti seri, quindi vi pianto due righe di lamentele moralistiche sulla disgregazione estetico-funzionale del web. Oh.
Allora, io sono sull’internet dalla bellezza di otto anni, mese più mese meno, ormai. E in questo lasso di tempo ho visto cose che voi umani abituati ai siti automatici, alle piattaforme e a Playfish non sospettereste mai.
Siti costruiti con Word – giuro, ho nomi di webdesigner ora famosissimi per piattaforme ora famosissime che hanno iniziato la loro carriera facendo cose assolutamente FAIL, e tanto di cappello per il salto qualitativo – innavigabili, SCRITTI IN COMIC SANS SANTODDIO LE MIE POVERE PUPILLE COSA HANNO DOVUTO SUBIRE!!!1one11!
Però, a discapito di tutta questa formazione casereccia – Google ancora non si usava (o meglio, io non sapevo manco esistesse, si navigava saltando da un link all’altro, con tanta fortuna) , tanto meno i forum specialistici – la caratteristica di quelle cosacce bruttissime con impostazione centrale, il menù in alto o, dio santissimo, nei frame laterali con tanto di bordo standard bello evidente (urgh), era una e una soltanto, se non si considera la predisposizione a farti saltare le retine: erano genuini. Erano fatti col cuore, come le tagliatelle all’uovo della nonna. Grossolane, ma con una grande anima.
Erano tutte persone che sputavano l’anima sui div e le tabelle e – poco più tardi – sui css, scorticandosi il fegato per fare qualcosa di bello. Ce la mettevano tutta, lavoravano duramente. Io stessa ho aperto un blog (proprio questo qui, che adesso ha un layout semplicistico perché nemmeno io ho più cuore e tempo di morire dietro alla progettazione, purtroppo, e finirò per far prevalere i contenuti!!! °O°) solo dopo aver imparato come montare div e immagini, imparando che le tabelle sono il male e vogliono la tua anima, iniziando a pasticciare con Photoshop raggiungendo una discreta mediocrità che è il mio palese massimo. Non si può attingere ad un senso estetico che non esiste, ma si può fingere di possederlo molto bene. Vi inganno tutti da un decennio, MUWAHAHAHAHA.
La Ele, invece, sempre stata molto più furba di me, è andata su LJ.

E adesso cosa abbiamo? Abbiamo i siti automatici!
Chiunque si dotato di un indice può crearsi un sito navigabile e riempirlo delle foto del suo gatto! (E, non per dire, ma chissenefrega?)
Ma vogliamo mettere coi tempi di ALTERVISTA? Con l’FTP automatico che crashava una volta su due, i file da caricare uno alla volta – potevi metterci ORE, e non metaforiche.
Adesso è tutto così semplice che non avviene più scrematura. Qualunque imbecille crea spazi inutilizzati sull’internet, imbecilli, intendo, che a volte non solo non sono nemmeno in grado di farsi un banner, ma un banner non sanno nemmeno che cosa sia!
Non sai da che parte iniziare? Non sai cos’è un css? L’html per te è una parola croata per dire “Zucca”? Il PHP una malattia venerea?
Bene, amico mio, ho un consiglio spassionato per te:  lascia perdere. Davvero, te lo assicuro, sopravviveremo tutti benissimo anche senza sapere come disegnavi in terza media, o come è bella l’arrampicata sulle pareti di ghiaccio delle pendici del K2.
Non ci servono.
Quello che ci servono sono siti carini pieni di cose interessanti e intelligenti. Se non sei in grado di sforzarti un attimino per curare l’aspetto estetico, non sei abbastanza evoluto per essere interessante.
Dixit.

Mi sono divertita a scrivere questo post. È questo che mi tickla la fancy, scrivere post acidi d’odio generico!
Yay! *_* ♥

Ehhhhh, Tiresia, il meme! – Day 23

Non fate caso ai titoli, davvero, ormai sono alla canna del gas, manca ancora una settimana di meme e l’originalità è andata a farsi benedire tipo da quindici giorni, ma pazienza.

Day 23 — A YouTube video

L’ultimo episodio di Simon’s Cat. Amatelo. Nessuno che abbia avuto un gatto non può che inchinarsi e sghignazzare.

L’ennesimo meme – Day 22

Day 22 — A website

Visto che è l’ossessione del momento, direi assolutamente Listography.com
Mi sento molto Rob Fleming, protagonista di High Fidelity: non riesco assolutamente a smettere di listare le cose. È parecchio lame, lo so. È per questo che lo amo ♥
Qui c’è il mio ~