Queste sono le cose che penso appena prima di andare a dormire, alle due e mezza del mattino, con un saggio di Scheler a metà sullo stomaco, un’asta su ebay che non posso permettermi e discorsi di estetica contemporanea con qualcuno che è ancora abbastanza dolce e luminoso da accoglierli come se fossero rivelazioni divine. La me di un paio di anni fa piange di gioia, io mi intenerisco e penso a cose del tutto unrelated.
Mi chiedevo – così, a scopo puramente antropologico, perché ho tempo da perdere – cosa si può capire di una persona dai suoi oggetti, dal suo spazio vitale. Senza andare a frugare nei cassetti, senza scoperchiare scheletri scomodi, senza impicciarsi nelle cronologie altrui, solo osservando la superficie delle cose.
Mi viene in mente la camera della mia migliore amica delle elementari, che allora ammiravo come esempio di emancipazione irrangiungibile: mangiava i saccottini mulino bianco sul letto, aveva la tv in camera, e dal suo letto mi sono guardata tutto Dawson’s Creek. Ascoltava musica da grandi come i Prozac+ e Masini, metteva le minigonne ed era in generale fighissima (alle medie, questo, non a dieci anni, naturalmente). La sua camera era un accozzaglia di vestiti sparsi, gettati sul letto – a due piazze! – sulla scrivania, sulle sedie. C’erano ovunque cd e musicassette che si era registrata da sola, e un persistente odore di cera e smalto ovunque.
Aneddoto: il primo giorno di scuola media me lo sono fatta con le unghie di una mano arancione e quelle dell’altra verde fosforescente, perché ci avevamo giocato il giorno prima e lei aveva finito l’acetone. L’imbarazzo provato nel dover alzare la mano non è qualcosa di spiegabile a parole, credo. XD
C’erano cartoline, lettere, bruciature di sigarette, incenso, scritte a uniposca ovunque, sui muri, sul legno della scrivania, nell’armadio – che credo fosse il portale per Narnia, non ho mai visto NIENTE di più incasinato, e anche io non sono certo la persona più ordinata del mondo – c’erano dichiarazioni d’amore verso il suo ragazzetto tira-e-molla, c’era una preadolescenza e poi un’adolescenza vissuta fino alle ossa, visceralmente. Amavo molto quella camera, e rispecchiava molto quella che era lei. Poliedrica ed inaccessibile, come una brava Sagittario dovrebbe essere, esponeva solo una parte molto sottile di sé, in quel coacervo di oggetti. Non l’ho mai conosciuta davvero, per quanto si possa conoscere davvero qualcuno a dodici, tredici anni, e questo l’ho capito solo anni dopo.
Ma torniamo a me – lo so che non aspettavate altro u_ù Vouyer che non siete altro! – che questo è un blog intimista, che credete?
Di me cosa si capisce, da quello che lascio in giro? Lasciamo perdere camera mia a tredici anni: non riesco a ricordarmi molto, se non che era piena di candele ovunque.
La camera di adesso è ancora spoglia dopo aver fatto dipingere di recente le pareti, ma in genere i muri sono pieni di cartoline accumulate nel corso degli anni, a ricoprire pareti intere. Foto, tante foto. Locandine di spettacoli teatrali, biglietti di cinema, di teatro, di concerti. Tanti poster vintage, tantissimi. Angoli di Parigi. Donnine nude. Immagini delle passioni momentanee – chi ha detto Saint Seiya? Chi ha detto che dopo tre anni non è momentaneo, è ossessione? – e calendari comprati alle mostre. A questo giro ho Van Gogh, così, mi andava Van Gogh. Ci sono appesi in giro un ventaglio di piume nero, acchiappasogni che vengono da un’altra epoca della mia vita, una lanterna che prende polvere da un secolo almeno.
Sulla scrivania, in questo preciso momento e in ordine del tutto casuale, ci sono:
Un gatto di sei chili e mezzo che gioca con un rossetto rosso;
Una boccetta di essenza di lavanda pura da 10 ml costatami quindici euro;
Una tazza di tè vuota – la tazza l’ho rubata quattro anni fa;
Post-it di Biancaneve regalatemi dal Dolce Mu ♥;
I suddetti post-it riempiono un po’ ovunque i due manuali di filosofia contemporanea in corso di studio, Derrida e Scheler;
La mia agenda di Klimt semivuota;
Un accendino quasi scarico;
Un contenitore pieno di cianfrusaglie, che comprendono, fra le altre cose, un komboloi greco, una pallina antistress della Nokia, una foca di sapone verde, la famosissima spilla “Stop Staring at my Tits”, e bacchette del giapponese usate come fermacapelli;
I programmi stampati dei corsi della prossima sessione, costellati da ARGH e imprecazioni varie segnate a matita;
Una foto mia e di mio fratello di una decina di anni fa, che era in lizza per essere scelta per il meme: ha perso le selezioni, ma non l’ho rimessa a posto;
Ago e filo;
Il sacchetto con i tarocchi,
Due – no, tre – cucchiaini sporchi, che devo riportare in cucina insieme alla tazza;
Poemetti erotici di Pessoa, aperto da ieri sera su Antinoo, più Memorie di Adriano, la ragione per cui mi è venuta voglia di rileggere Pessoa, e Chi è morto Alzi la Mano, di Fred Vargas, chiuso e intonso, sulla scrivania per una ragione non meglio identificata;
Una scatola decorata che contiene, vado a memoria, altri tarocchi, pietre di varia natura, amuleti e memory card. Il sacro e il profano.
Una consistente quantità di polvere e peli di gatto;
Uno specchio;
Due biglietti per Aggiungi un Posto a Tavola che andrò a vedere domani con lui XD (LUNGA STORIA. Do not ask.)
Un pennello da trucco e un balsamo per le labbra al mirtillo che ha più storia dietro di quasi tutto quello che possiedo.
Sulla prima mensola raggiungibile, senza ordine nemmeno apparente, gashapon di Saint Seiya, un profumo D&G, il contenitore dei gioielli, un cactus, peluche, un salvadanaio di coccio pieno a metà, candele, caricabatterie, e via all’infinito. Non inizio nemmeno con le librerie e l’armadio, ovviamente, perché immagino che a questo punto sia diventato piuttosto noioso, il semplice elenco.
Cosa si capisce di me, da questa accozzaglia?
Che sono una studentessa di un qualcosa di non meglio identificato – potrebbe essere filosofia, ma potrebbero essere scienze politiche, ma potrebbero essere lettere, o beni culturali, o chissà che altro – e una studentessa appassionata ma non granché organizzata. Gotcha.
Potrei essere una fighetta underground, anche non ci sono abbastanza citazioni musicali, né vinili, in giro. Non ho una chitarra, non ho un paio di Rayban, non ho Sartre sempre sulla scrivania, ma una fighetta underground potrei sembrarlo. Però ci sono il rossetto e il pennello per il trucco e il profumo, che mi tolgono l’aura underground dal fighetto. D’altra parte, c’è un casino della madonna, e un poemetto omoerotico, e abbastanza materiale esoterico da estromettermi anche dalla categoria fighetta. Senza parlare dei gashapon, che in qualche modo mi inserirebbero nel nerd, se non fossero buttati lì come tutto il resto, in mezzo a troppe cose che indicano che per quanto scarsa, ho una vita sociale. Ho uno specchio sempre a portata, quindi devo essere superficiale, e bevo tè, quindi devo essere supponente. Questo è giusto. Viaggio, amo quello che faccio anche se quello che faccio mi fa uscire di testa e mi fa trascurare norme igieniche fondamentali – dio quanto devo spolverare – sono infantile (i peluche), ma sto provando ad uscirne (l’agenda). E poi? Potrei essere lesbica (ci sono davvero un sacco di donnine nude, anche se sono vintage), potrei essere semplicemente schizofrenica. Pretty boys don’t like girls. Potrebbe piacermi mangiare, potrei saper cucire (potrei semplicemente dovuto aver bisogno di riattaccare un bottone). E poi, e poi? Cosa se ne ricava? Che ho una vita che non avrei mai immaginato, quando avevo tredici anni? Anche.
E non vi dico cosa c’è nei cassetti, lì si sfocia nel davvero privato. (E questa è una tecnica retorica, e io sono una gran blogger, altroché.)
E voi, cosa avete attorno a voi? Volete bene alle vostre cose? Io potrei liberarmi di questi oggetti anche subito, ma non trovo motivi per farlo. Le cose verranno rimpiazzate, le foto cadranno dal muro e verranno sostituite, io continuerò ad essere disordinata anche fra vent’anni.
E cosa se ne ricava? Che ho perso abbastanza tempo, stamattina, ho vinto la mia asta e vado a mangiare.
Tante care cose. ♥
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Now playing: Liquido – Narcotic
via FoxyTunes
Kijomi,
Louchette, Cheshire Cat, Pisces no Aphrodite and so on.






Io a naso direi che sei una mystic!nerd webwhore. Io sono un mystic!otaku. Rucci è una nerd!umanista. E Scillina ha tanti gattini.
E’ uno dei post più belli che abbia mai letto.
*C*
*AFFASCINATISSIMA*
E SCILLINA HA TANTI GATTINI. *MUORE*
Mystic!nerd webwhore credo lo metterò nella descrizione a lato. Grazie.
Mi sono fatta esattamente la stessa domanda a Parigi perché la casa che ho affittato era in effetti quella dove abitualmente VIVEVA la mia proprietaria, cioè lei nel frattempo era altrove xD
Per quanto riguarda il *mio* attorno… ROTFL. Ho ancora fuori i vestiti che non hanno completato il transito dalle valigie all’armadio. Se non fosse un discorso serio, questo comunque è il tipico oggetto da meme. <3
………*TANTO AMMORE*
Ti voglio bene, mia piccola schizofrenica graziosa. <3 =O= *chu*
la mia camera è nfldfòk. indescrivibile. nel senso che dividerla con due fratelli minori (quattordicenne Sasunaru tutta da prendere in giro e piccolo chitarrista in erba) la rende poco personale e quel poco che c’è di mio la rende invivibile. da citare: quadro raffigurante un cupcake, original made by M., libri stravaganti classici e ridicoli e donne nude alle pareti. no al vintage.
aiuto.
@Marta: sì, ma tutti i miei post sono un po’ oggetto da meme XD E cosa aveva lasciato in giro la proprietaria? *C* Io mi sarei fatta i peggiori viaggi.
@S.: La divido anch’io con mio fratello, ma per fortuna lui non sente il bisogno di proiettare la sua personalità nell’ambiente circostante. O forse gli bastano le mie donnine nude. Lo voglio anche io il quadro di un cupcake! ;_; ♥
Mi rendo conto a posteriori che questo passo potrebbe tranquillamente essere di derivazione del gusto di affollamento ed elencazione di Georges Perec. SALVAMI DAL POSTMODERNO.
;____;
…….oddea. Stai tranquilla. Sono tutti morti, ormai. Non è derivazione di niente. Sono solo disordinata. Col postmoderno non voglio aver niente a che fare. O_O