Questi non sono gli anni ’90. (Ciao, sarò un post ridicolo e scontato.)

Sapete cosa c’è?
Io non voglio passare il resto della vita depressa perché il mondo attorno a me non è adeguato, perché non mi dà quello che mi “promette” (sapete che uso con moderazione le virgolette, qui sono necessarie), perché pretende da me una produttività ridicola e sovrastimata.
Voglio arrivare un giorno a guardarmi intorno consapevole di aver fatto di me la cosa migliore  che se ne potesse fare, a prescindere da quello che ho intorno.

Mi guardo attorno e vedo coetanei idioti o sull’orlo di una crisi di nervi; spesso entrambe le cose. Vedo persone tristi che non sanno cosa fare della propria esistenza, che non sanno nemmeno come cominciare a vivere in pace con il proprio cervello. Molti di loro considerano averne uno – di cervello – come una variabile possibile ma non necessariamente rilevante nelle proprie vite. Sono quelli che a dirla tutta vivono meglio e ogni tanto, sporadicamente, li invidio. Tutti gli altri, chi più chi meno, consapevolmente o no, sono impantanati nello stesso schifo che mi vedo intorno io ogni tanto che esco dal mio bozzolo per prendere un po’ d’aria.
Badate bene, che sono in una fase di bassa e non sopporterei un fraintendimento così enorme: non sto giustificando la condotta penosa della mia specie negli ultimi dieci e passa anni.  Non giustifico il fancazzismo, non giustifico il cinismo, non giustifico le perdite di tempo, l’aggressività, la produzione di pessima televisione, l’arte contemporanea, i reality show. Non giustifico niente: visto che permetto molto poco a me stessa, non vedo perché dovrei essere più morbida con il resto del mondo. Sto parlando della situazione in cui mi sono ritrovata quando ho preso coscienza del mondo, senza a conti fatti aver fatto niente per meritarla o provocarla, nel bene e nel male di cui l’ignavia è comunque connotata.

Il tempo non si passa, si perde.
Vedo un’alienazione sociale che mi spaventa davvero tanto. Davvero davvero tanto. Persone che non solo non comunicano fra loro – e no, non mi dite che i social network servono a quello – ma che non hanno più niente da comunicarsi a vicenda. Il mondo è chiacchiera, anche il mondo serioso delle notizie di cronaca, della politica, dell’economia. Non sappiamo parlare delle cose per come le cose sono. Viviamo in una caverna di Platone sovraestesa e continuiamo a credere di aver visto davvero il mondo, perché abbiamo accesso a quei due o tre miliardi di informazioni solo sedendoci davanti a uno schermo (quale che sia lo schermo). Non sappiamo cosa guardare e non sappiamo cosa cercare. E questo mio blaterare è un aggiungersi di quella chiacchiera inutile: se posso fare altro non so cosa quest’altro sia, ed è per questo che perlopiù, ultimamente, sono sparita.

Vedo donne (soprattutto donne, perché si sottolinea di più nel mio sesso, ma non vuol dire che sia un problema sessualmente connotato) che senza avere nessuna consapevolezza del proprio corpo né delle proprie potenzialità, perdono anni e anni della propria vita dietro a questa idea perversa del modello da seguire (che sia la taglia 38, la supermamma, la donna in carriera). Vedo il sesso usato come discrimine di qualunque obbiettivo raggiunto e io nemmeno capisco come funzioni in gender.
Vesto con orgoglio l’etichetta di sfigata da quando ho una forma sociale (intorno ai 9/10 anni, presumo) perché su di me i modelli hanno sempre funzionato un po’ al contrario, li ho sempre rifuggiti con una diffidenza naturale. Non che questo mi abbia reso più felice, anzi. Il narcisismo, bambini miei, è l’unica cosa che abbiamo in comune tutti, in questa epoca mediocre.

Non ho suggerimenti validi. Non so nemmeno se la strada che tento faticosamente di percorrere io sia giusta (probabilmente no).
Però alla fine è questo quello che abbiamo, e da qui dobbiamo iniziare. Smettendo di credere che se stiamo fermi e zitti forse la crisi passa. Il mondo non è adeguato a voi? Cambiate il paradigma. Fatelo adatto, rendetelo vivibile, rendete voi stessi adatti al vostro mondo, plasmate voi stessi per primi, il mondo viene dopo. Smettete di cercare scuse. Non ci sono le strade, abbattete i muri. Muovetevi, pensate, agite. Guardatevi intorno e fate qualcosa di voi stessi. Qualsiasi cosa va bene, qualsiasi cosa.
E per carità, smettete di piagnucolare perché qualcuno parla a sproposito.

In tutto questo, io mi sono scaricata My Little Pony: Friendship is magic. Per darvi un’idea vaga di quanto cazzo male io stia.

3 thoughts on “Questi non sono gli anni ’90. (Ciao, sarò un post ridicolo e scontato.)

  1. Mi trovo a quotare June.
    Il mio cervello negli ultimi tempi è così sovraccarico di informazioni tecniche (nomi e formule e grafici e sigle) che mi sembra di perdere ogni giorno di più la capacità di pensare e osservare in modo critico.
    E’ bello ogni tanto leggere qualcosa che ti costringe a riflettere.

  2. “Non ci sono le strade, abbattete i muri.”

    Condivido pienamente tutto. Ma questo, di più. E sai perché, cara mia compagna d’ascendente. *^*

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