Incipit rabidi e piacevolezze didattiche

Lo so. Non scrivo da quasi due mesi. Lo so, crostatine al limone. Sono stata, diciamo, vagamente risucchiata dalla vita. Non che non abbia cose da dire – forse comincio a tornare ad averne, e parecchie, e questo dovrebbe rendere felici anche voi, ma soprattutto rendere felice me – semplicemente manca il tempo di sedersi al pc e scrivere in scioltezza. E non che non ci provi. Guardate, posso dimostrarvelo.
Vi copio tutti gli incipit di post che ho nelle bozze, come prova di buona volontà. E di evidente crollo nervoso imminente.
(No, ma sto bene, eh, ho solo bisogno di quei due, tre anni di pausa per riprendermi.)

23 febbraio 2012
Stavo facendo un lavoro di riesumazione dei ricordi. Con il fatto che fino a poco tempo fa facevo tabula rasa in maniera sistematica di tutto quello che ero a scadenze precise, ci sono cose del mio passato che mi risultano un po’ confuse, sovrapposte, inesatte, superficiali.
Andrebbe anche bene così, ma mi piaccio molto, quindi voglio saperne il più possibile, su di me.

2 marzo 2012
Mi devo sfogare i nervi: non potendo scopare a breve essendo chiusa in casa a studiare, qual maniera migliore di un elenco di cose che mi stanno sul cazzo di voi inutili umanucoli, a parte il macroelemento voi inutili umanucoli?

28 aprile 2012
Ormai pare che io posti precisamente ogni due aggiornamenti di WordPress. Mi piace questa cosa, dà stabilità. O forse è che sono troppo pigra per pensare di dire qualcosa di interessante senza sospirare fatalmente – ultimamente la frequenza e la qualità dei miei sospiri fatalisti è aumentata esponenzialmente. Più che pigra, ad essere onesti: non ho tempo per produrre pensieri compiuti che non siano “AAAAAAAAAHHHHHH” – e sì, cazzo, lo considero molto compiuto.
Sono un po’ – vagamente, eh, una frazioncina – al limite della mia resistenza. Sapevo che ci sarei arrivata, non sapevo quando, e adesso inizio a sentire le crepe che scricchiolano e il mental breakdown che si avvicina. E continuo a fare finta di niente perché non posso fermarmi.
Il fatto che mi si dica “Ma rilassati, ma rallenta, se continui così non ce la fai” non aiuta. Grazie al cazzo, lo so che non ce la faccio, non ho fatto niente per ventiquattro stronzissimi anni di vita e adesso pretendo, dal niente, di prendermi delle responsabilità lavorative, recuperare esami mai dati all’università (sì, TUTTI E TUTTI NELLA STESSA SESSIONE) e di diventare gnocca, bionda, e alta 1.75. Contemporaneamente.
Il prossimo che mi dice ma rallenta che non ce la fai si prende un cazzotto sui denti. Non ho bisogno che mi ricordiate che sono un’inetta, grazie, passo la vita a dirmelo minuto su minuto, incessantemente. Nessun altro ne ha il diritto, non ce l’ha mai avuto e non ce l’avrà mai. Stesso dicasi per l’opposto, chiaramente.

Quiiindi. Sì. Alla fine al mental breakdown non ci sono ancora arrivata, anche se potete notare che c’ero vicina. D’altro canto, la sessione d’esame deve ancora cominciare, ma se sono arrivata viva a questo punto trovo di avere buone possibilità di arrivare anche a fine mese. E poi a fine mese successivo. Il resto è un grosso buco nero di incertezze assortite, ma ehi, che sarà mai, ho solo da recuperare un decennio di vita non vissuta.
Scrivo – ho scritto! – saggistica universitaria in filosofese. Le prime pagine che scrivo da, credo, almeno un anno, e il fatto che fossero pagine di una relazione non toglie loro il valore catartico dello sblocco. So che sono tre anni che dico “forse tornerò creativa“, ma ehi, gente, ci credo pure, lasciatemi i miei tempi.
Su questi schermi, prossimamente, comunque, lo sviluppo dei primi due incipit, un terzo per la rubrica Sei Tipi di pasta, un quarto sulla poliamorosità, i rapporti umani e il loro sviluppo e un quinto sulle tette. No, il quinto è una bugia, ma mi si dice che non uso a sufficienza il tag “tette” e che se lo facessi avrei più visite. Cosa che potrebbe essermi di un qualche interesse se dedicassi un po’ più di tempo alla vita sociale internettiana, cosa che ho smesso di fare dal 2009. Come passa il tempo. Qua una volta era tutta campagna e css scritti a mano.
Che vi devo dire, pasticcini. Sono troppo presa a vivere per raccontarmela. Ho intenzione di invertire la rotta al più presto, anche per evitare il mental breakdown di qui sopra. Ma per il resto non c’è che dire, ho scoperto perché i Scissor Sisters si chiamano così. (Non me l’ero mai chiesto.) Sono queste le giornate produttive, signori.
A presto, se la vita non mi ringoia intera.