E poi dove andiamo?

Sì, sono viva. Sono ignominiosamente pigra quando si tratta di passare dal pensare cose utilissime sull’universo la vita e tutto quanto alla pratica di scriverle. Ma a voi che frega, tanto la risposta la sapete.

Devo capire perché le cose mi accadono tutte – e contemporaneamente – quando sono nelle mie fasi di paludosa stasi vitale. Quando sono felice e attiva e funzionale, ben oliata e pronta all’interazione, in genere mi annoio a morte, non mi capita di incontrare nessuno di interessante, e finisco per fare una vita sana da pubblicità del Mulino Bianco, facendo sport e andando a letto alle undici, cosa che giova al mio bioritmo ma che è anche un po’ deprimente. Adesso che ehi, mi sto prendendo il mio sacrosanto mese di depressione imbecille e immotivata, cercando di infilare la testa dentro il mio nuovo fandom e affogare lì senza rimpianti, saltano fuori i lavoretti da fare (altresì detti non mi fingo morta perché voglio i tuoi soldi), e le persone con cui uscire (e poi dove andiamo? ma per fare cosa? c’è un mondo, là fuori, ma veramente?), e i casini altrui a cui dare consulenza (no, sul serio, ma se volete una lavagna cognitiva perché scegliete proprio me?), e il mondo da salvare (le controindicazioni del fandom sono una brutta brutta cosa), e i muffin da sfornare (ma proprio ora che avevo un fisico quasi decente anche per le masse?), eccetera (eccetera).
La comprensione di questo post in realtà pretenderebbe la premessa di un altro che è perfettamente scritto nella mia testa, di cui però ho effettivamente scritto solo il titolo, che è “Del perché non dovrei volere una Sana&Normale relazione Monogama Monosessuale, se anche la volessi. Per fortuna non la voglio.” È un titolo troppo bello perché io non mi impegni almeno un po’ per scriverne il contenuto, non come adesso, che mentre sto scrivendo il post scrollo Tumbrl con sguardo vacuo, guardo The Dark Knight, cerco di ignorare gli appunti che mi guardano male e cerco palesemente di entrare in una fase REM lucida.
(Comincio ad avere anche seri dubbi sulla mia sintassi italiana. Oh beh, whatever, tanto ormai il mio blog lo leggo solo io.)
Suddetto post comunque trattava una sperticata lamentazione su quanto voi persone siate fottutamente difficili da approcciare, e su quanta pazienza, tempo e cura ci voglia nei rapporti umani, caratteristiche che a me mancano e che nella difficile opera di autosoddisfare le mie brame superegoiche non ho voglia di sviluppare. Insomma, dicevo gne gne gne perché dovrei far fatica io quando potreste farla voi. E ancora adesso in realtà mi quoto abbastanza.
In realtà mi sono resa conto che le cose sono ancora più semplici di così. Semplicemente, a forza di distruggere paletto dopo paletto la control freak che c’era in me, quella che poteva prevedere le aspettative su di sé di qualunque essere umano dopo tre minuti netti d’interazione (cazzo, avrei voluto ci fosse la disciplina olimpionica, avrei stracciato tutti), mi sono ritrovata a non capire minimamente più le relazioni che iniziano con quella brutta parola con la N. (Non narcotizzanti. Non nichiliste. Non nitrogliceriniche. Non numismatiche. Non nanotecnologiche. Normali. Scusate, non lo dico più, sono contro le volgarità.)
Sono morbidamente adagiata nella mia poliamorosità attiva – e dio come me la godo, non avete idea di quanto sia comodo, dovrebbe prescriverla il medico – in quel felice giardinetto composto da persone che mi capiscono anche se non ho voglia di verbalizzare e mi esprimo assemblando sillabe casuali e gesticolando (infatti ho completamente perso la capacità di completare un’argomentazione e sembro sotto acidi, in genere, per la facilità con cui mi distraggo), e con cui non ho problemi a girare in condizioni subumane, in pigiami a cuoricini macchiati di vino con la faccia da eroinomane, completamente dimentica dei miei lunghi anni da bohémienne de nojartri.
Mi sento un po’ il bambino selvaggio che viene reinserito nella società, a parte il fatto che io so usare le posate, anche se non lo faccio sempre. Giusto ieri io e Shin ci siamo sbranati un pollo arrosto in due, e mi sono accorta solo alla fine che avevo mangiato senza toccare le posate una volta. Probabilmente la mia de-genderdizzazione sta avendo effetti gravi anche sulle manners.
Insomma, dai, come cavolo si fa a interagire con qualcuno – a conoscere qualcuno – mantenendo un contegno (qualunque cosa questo significhi), magari flirtando un po’ (e vi rimando qui per estendere il problema al fatto che sono anche schizofrenica, in tutto ciò), e contemporaneamente rimanere fedeli alla propria rigidissima etica che pretende sincerità in ogni mia forma esistentiva, anche quando mi fa fatica, anche quando mi fa odiare, anche quando mi impedisce di essere ironica, e quindi di essere la cosa che somiglia di più a quello che sono. Il grosso problema dell’arte che cela il vero, che non c’è modo io (o chiunque di voi, per quel che vale) mi liberi mai dai greci.
Mi sono risposta, come ormai faccio quasi sempre “Oh beh.” Ormai sono abbastanza divertita dalla pratica di me da potermi gettare nelle cose senza farmi problemi. Ma senza pensarci sopra poi, e prima, e durante? Quello mai.
In questo post ci sono più parentesi che punti fermi e look at all the fucks I give.

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