L’apologia del fallimento

12494733_1013084838733053_2062721883611545759_nEcco, possiamo parlarne un minuto?
Quest’immagine mi perseguita da quando è iniziato l’anno, e lasciate che ve lo dica, mi sta sul cazzo come poche cose al mondo.
Vogliamo analizzarla un attimo?
Perché se c’è una cosa che mi piace prendere e sbriciolare sono i buonismi faciloni, e questo mi offre un’esca fin troppo gustosa.
FALLIMENTO vorrebbe dire, in questa fantasiosa rivisitazione di acronimi da settimana enigmistica, IL PRIMO TENTATIVO NELL’APPRENDERE.
Tutto bello, tutto vero. Ispirante, persino.
Si sbaglia per non sbagliare più. Si fanno tentativi che vanno a vuoto, e alla volta dopo ci si avvicina un po’ di più al bersaglio.
Forse.
Mica detto.
Io, per esempio, sono una di quelle persone che finisce per fallire miseramente anche quando ha le istruzioni a portata di mano.
E mica una volta. Mica due, tre o quattro.
Categoricamente. Sempre. Fallisco in maniera infallibile. Sono la migliore in quello che faccio, e quello che faccio è fare schifo.
Non in tutto, certo. Non è una captatio benevolentia, quindi state buoni. Non sono una di quei depressi inconsolabili che andavano di moda nel 2008. Prendo le mie medicine da brava e cerco di non dare fastidio a nessuno, ma sono convinta che una doccia di realtà fa bene a tutti, soprattutto a quelli che scrivono le immagini motivanti.
Guardatevi dentro.
Lo vedete quel grosso vortice a forma di buco nero?
Gira esattamente come le mie palle quando sono esposta al buonismo a tutti i costi.
A volte si fallisce. A volte vincere non è possibile. A volte imparare, attenzione attenzione, è inutile.
È triste? Certamente.
È qualcosa che evitereste di dire ai vostri bambini, insieme al fatto che Babbo Natale è un’invenzione della Coca Cola e nello sport quel che conta non è divertirsi, altrimenti non ci sarebbero i fottutissimi premi? Ovvio, non siete certo crudeli.
Ma è la realtà delle cose: non sempre va tutto bene, non sempre quello che vorresti trasformare in guadagno ti riesce facile. A volte non riesce proprio.
Quindi imparate dai vostri errori.
Imparate dai vostri errori anche il fatto che gli errori sono inevitabili e possono essere totali e irreparabili.
La vita va avanti anche se voi non avete successo.

Proseguiamo l’antologia delle banalità con “FINE significa I TENTATIVI NON MUOIONO MAI“.
Molto adatta per chi riceve una pensione di 500 euro e ci deve campà, in effetti. I tentativi di vivere non possono morire, altrimenti muori tu, pensa un po’.
Per il resto, gniiiii.
A nessuno piace quando le cose finiscono, se quello che finisce non è qualcosa di particolarmente odioso come, non so, una maratona delle interviste a Gasparri.
Ma è naturale: noi esseri umani abbiamo questo attaccamento materiale a tutto quello che ci porta guadagno, temporaneo o sul lungo periodo.
Fatevelo dire, per me non è sano per niente.
Quello che servirebbe sarebbe un bel distacco stoico dalle necessità della vita.
Pensate a come sarebbe più bello. “Sì, la torta è finita, ma tanto mi faceva schifo.” “Sì, la mia relazione di otto anni è naufragata con gran fracasso, ma tanto odiavo quello stronzo”. La volpe e l’uva vince, bambini. La volpe aveva capito tutto. E quell’uva era davvero acerba.
Non tutto si può raggiungere. E forse, ma solo forse, se qualcosa è fuori dalla nostra portata c’è una ragione a priori.

Sul NO poi arriviamo all’apologia dello stupro.
“Se ricevete un no come risposta, ricordate che NO significa PROSSIMA OPPORTUNITÀ“.
Amori cari, amori belli.
Ascoltate zia Gucci.
NO vuol dire NO. No vuol dire che qualunque cosa stiate chiedendo non vi è dato di ottenerla.
Ci saranno altre opportunità?
Ma certamente! In altri campi, su altri fuochi, ben lontani da lì.
Ma non per la qualunque cosa che state chiedendo.
Ripetete insieme con me “no non significa nient’altro che no, e se non lo imparo finirò in galera“.
Bravi bambini.

Siate positivi nel 2016. Ma non siate coglioni, che in giro ce n’è già tantissimi.

Comunque:  ciao, bestie. È più di un anno e mezzo che avevo detto sarei tornata, ed è stato un anno e mezzo di vuoto siderale. Ma è colpa vostra, se ci avete creduto, perché non dico mai la verità, soprattutto sui progetti personali.
Adesso sono tornata?
Non ne ho idea.
È facile non mentire: basta non dire nulla.
A voi, comunque, buona lettura. Di quello che è stato, di quello che forse sarà, si se siete vecchi lettori che se capitate per sbaglio qui sopra senza esserci mai stati.
Intanto, ho passato dieci minuti a scrivere il post e quarantacinque a decidere cosa fare di questo layout. Le vecchie abitudini, anche quando cambiano, sono davvero dure a morire.
Cià.