Sono una brutta persona perché trascuro il blog per altri network con una grafica più accattivante.
No, non è vero, li trascuro perché non ho un secondo libero. Infatti in questo preciso momento dovrei studiare, ché sono ovviamente indietro con la tabella di marcia. Probabilmente sono diventata stupida, ma non mi riesce di memorizzare nemmeno una data – le uniche date che mi ricordi in maniera indelebile sono la morte di Socrate e l’inizio delle Grandi Dionisie ad Atene, e la seconda nemmeno mi serve, vedete un po’ – e gli esami arrivano al galoppo.
Sto diventando una persona seria che mette i propri doveri in cima alla lista delle cose da fare.
Sono la vergogna di tutto quello che sono stata fin’ora. Shame on me!
Comunquesia.
Un posticino piccino picciò con quello che sta succedendo quando non sono immersa in greci e tedeschi.
Sapete che ho un problema col gestirmi le passioni.
Settimana scorsa avevo il makeup, dopo essere passata per l’oggettistica fatta a mano, i tarocchi, Saint Seiya, le filosofie cinofilippine e la computer grafica. Negli ultimi sei mesi. E la cosa divertente è che riesco a mantenerle più o meno tutte, a cicli più o meno costanti. Senza impazzire.
Forse.
Ma se c’è una cosa che ricordo di aver sempre amato molto, fra le molte cose che ho sempre amato molto, è la fotografia. Sono nata in una casa dove si è sempre fotografato, con due genitori che quando avevano tempo e modo sviluppavano da soli i propri rullini, sacrificando a necessità anche la salute. La storia di mia madre che prende una botta tremenda alla tempia in camera oscura (aka sgabuzzino) e ne esce sanguinante e rincoglionita solo dopo aver finito lo sviluppo ha fatto storia, da me. Un’eroina della pellicola! La Calamity Jane dei rullini indifesi!
Io, comunque, di analogico non ho mai saputo granché, se non quelle due o tre cose fondamentali che sai se punti la Yashika reflex di tua madre da quando hai cinque anni (senza che ti ci facciano mai mettere le mani sopra,sic) .
Ho cominciato ad appassionarmi alla posizione dietro all’obbiettivo a diciassette anni, quando mi hanno regalato per la prima volta una compatta digitale (Shiva, una Nikon Coolpix, Shiva che era così carina e che mi ha accompagnatocosì degnamente per tanto tempo), e ho più o meno sempre fotografato con cosette di fascia bassa/media senza nessuna pretesa di professionalità o artisticità, anche se ritengo di essere molto più talentuosa di miliardi di ragazzine viziate con la reflex da tremila euro comprata da papino. Risparmio da anni e prima o poi una maledetta Nikon me la prendo, statene certi. ♥
Di recente – appena tornata da Londra – è morta Ziggy, l’ultima compattina che stavo usando, e da qual momento vivo in un limbo di lutto e dolore, perché soldi per recuperarmi una degna sostituta non ce ne sono (visto soprattutto che spendo per tutto tranne che per me stessa, ultimamente).
E poi, grazie – o per colpa, a seconda di come si guarda la cosa – di questo blog e della talentuosissima sua blogger, sono precipitata nel tunnel senza via d’uscita del vintage analogico. Date un’occhiata alla lomografia e ditemi che non viene voglia anche a voi di recuperare vecchi giocattoli a prezzo maggiorato per esprimere il vostro estro.
No?
Beh, a me sì. Ma siccome i soldi che non ci sono per comprare una compattina non ci sono, al momento, per comprare nemmeno una Holga da trenta euro (il che vi dovrebbe far capire quanto sono messa male e farvi venir voglia di chiedermi il mio indirizzo paypal per ricoprirmi di soldi, no? No? Sicuri? Vi amerei molto, eh. Davvero? Posso strisciare! Vi ricopro di bacini! Vi faccio i muffin!), ho gnaulato abbastanza forte da impetosire il genitore maschio, che ha tirato fuori la Scatola delle Meraviglie, sempre nello sgabuzzino, una cosa enorme letteralmente piena di gioiellini d’epoca. Figuratevi che c’è anche una Krügener Delta degli anni ’10. Mi stavo commuovendo.
Insomma, il gnaulare ha avuto il suo effetto, e al momento vago per per la città con in borsa questa deliziosa signorina, una Kodak Retina I , anni ’50.
La amo. Mi sono svenata per comprare i rullini e a questo punto credo dovrò prostituirmi per lo sviluppo e la stampa. Il signore del negozio dove sono andata almeno è un bell’uomo.
Adesso faccio qualche esperimento, senza pretendere grandi risultati, per iniziare, che è comunque una macchinetta modesta e soprattutto ci ho messo qualcosa come cinque scatti per appropriarmi del meccanismo imposta-carica-scatta-avvolgi. Sono un po’ lenta, con tutto quello che non ha uno schermo LCD, ma poi ci arrivo. Vedremo cosa ne ricaveremo, soprattutto quando recupererò i famosi giocattoli a prezzo maggiorato ♥
Intanto mi diverto.