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‘Ars – techné’ Category

  1. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, 1885

    gennaio 27, 2012 by Kijomi

    Vedete, io vi mostro l’ultimo uomo.
    “Che cosa è amore? Che cosa è creazione? Che cosa è anelito? Che cosa è stella?” – così domanda l’ultimo uomo e ammicca.
    La terra allora sarà divenuta piccola, e su di essa andrà saltellando l’ultimo uomo, che farà tutto piccolo. La sua razza è inestirpabile, come la pulce di terra; l’ultimo uomo è quello che ha la vita più lunga.
    “Abbiamo inventato la felicità” –  dicono gli ultimi uomini, e ammiccano.
    Hanno abbandonato le contrade in cui la vita era dura: perché si ha bisogno di calore. Si ama anche il prossimo e ci si strofina a lui: perché si ha bisogno di calore.
    Ammalarsi e diffidare è per loro una colpa: si procede guardinghi. Stolto chi ancora incespica sulle pietre o sugli uomini!
    Un po’ di veleno di tanto in tanto: ciò fa fare sogni gradevoli. E alla fine molto veleno, per un morire gradevole.
    Si lavora ancora, poiché il lavoro intrattiene. Ma si cura che l’intrattenimento non affatichi.
    Non si è più poveri o ricchi: sia l’una che l’altra cosa è troppo fastidiosa. Chi vuole ancora governare? Chi vuole ancora obbedire? Sia l’una che l’altra cosa è troppo fastidiosa.
    Nessun pastore e un solo gregge! Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono uguali: chi sente diversamente, se ne va da sé al manicomio.
    “In altri tempi tutti erano pazzi” – dicono i più raffinati e ammiccano.
    Si è saggi e si sa perfettamente come sono andate le cose: così non si finisce mai di sorridere. Si litiga ancora, ma ci si riconcilia subito –  per non sciuparsi lo stomaco.
    Si ha il piacerino per il giorno e il piacerino per la notte: ma si sta attenti alla salute.
    “Noi abbiamo inventato la felicità” – dicono gli ultimi uomini e ammiccano.

    (…)

    “Dacci questo ultimo uomo, Zarathustra – così gridavano – facci diventare questo ultimo uomo! E noi ti regaleremo il superuomo!”


  2. A proposito della democrazia e della tirannia

    dicembre 26, 2010 by Kijomi

    Sulla Repubblica di Platone, IV sec. A.C.

    [Dopo regimi di governo timocratici e oligarchici, prende piede la democrazia.]

    [...]
    Il regime democratico, promuovendo la più ampia libertà e tollerando qualunque modo di vita, può apparire ad uno sguardo esterno molto più bello,  come un tessuto variegato di molti colori (557c); ma si tratta di una bellezza esteriore, paragonabile a quella amata dai filodossi (gli amanti dell’opinione – doxa- al posto della sapienza); non certo della vera bellezza amata dai filosofi, coincidente con il bene, con l’ordine e la misura. Anche la vita che si svolge in democrazia può apparire ad uno sguardo superficiale molto piacevole. Il problema è che la libertà e l’indifferenza riguardo alla gerarchia dei valori che regnano in democrazia non permettono di distinguere i piaceri leciti da quelli illeciti, cosicché l’uomo democratico è colui che passa senza riflettere da un piacere all’altro, secondo il gusto del momento; che si dedica a molte e diverse attività, senza rispettare il principio per cui ognuno dovrebbe fare solo quella cosa che può fare bene. L’apparente bellezza della vita democratica nasconde perciò una fondamentale mancanza di autocontrollo e educazione, che spinge l’anima a una vita disordinata e priva di equilibrio morale.
    La tirannia, infine, nasce a sua volta dalla democrazia, come conseguenza dell’eccessiva libertà. L’uomo democratico considera la libertà un bene in sé, e lo prepone a tutti gli altri valori. Con il risultato che viene sovvertito ogni principio di ordine e autorità, che il padre deve temere i suoi figli, l’insegnante gli alunni, i giovani si comportano come gli anziani e viceversa. (563a-b)
    Così viene eliminato dalla società ogni genere di costrizione. Ma è noto che eccesso provoca la reazione contraria, per cui da una libertà sfrenata si passa sovente alla più rigida schiavitù.
    Come? Il regime oligarchico aveva lasciato in eredità un buon numero di ricchi impoveriti, che brigano in modo di riavere la loro fortuna. Per questo motivo la classe abbiente li accusa davanti al popolo di volersi fare oligarchi, e il popolo, a sua volta, per difendersi, si sceglie un capo.
    Il capo, essendosi accorto che il popolo è troppo obbediente, esercita un potere sempre più assoluto e violento nei confronti di quello stesso gruppo che lo sostiene, si circonda di guardie del corpo “per difendere il difensore del popolo” (566b), fino a diventare tiranno effettivo. Poi per un certo periodo si mostrerà sorridente e moderato; ma al tempo stesso provocherà guerre, sia per sostenere la necessità della dittatura, sia per distogliere i sudditi dai problemi interni; poi ancora comincerà ad eliminare tutti i migliori, perché pericolosi per il suo potere, e si circonderà dei mediocri, degli adulatori e degli schiavi. Infine il tiranno finirà per mettersi contro il popolo, il quale, pur avendolo a suo tempo generato, ora si rivolterà contro di lui.

    390/360 A.C.
    Non commenterò niente, ma il prossimo che mi dice che la filosofia è fatta di parole vuote staccate dal mondo reale si becca un calcio rotante sui denti.
    In simpatia.


  3. Book meme – Day 19

    dicembre 19, 2010 by Kijomi

    Day 19 – Favorite book cover (bonus points for posting an image!)

    L’Italia, oltre per pizza, mafia mandolino e quel coglione di B. dovrebbe essere famosa per l’esasperante incapacità editoriale di creare copertine quantomeno guardabili.
    Io non lo faccio mai. Non le guardo, intendo. Purtroppo leggo quasi tutto in traduzione, quando inizierò a leggere in lingua potrò bearmi di copertine degne di questo nome. Intanto, per affetto e per la presenza di tette, vi segnalo l’immagine dell’edizione Oscar classici Mondadori dei Fiori del Male.


  4. Mania analogica

    novembre 20, 2010 by Kijomi

    Sono una brutta persona perché trascuro il blog per altri network con una grafica più accattivante.
    No, non è vero, li trascuro perché non ho un secondo libero. Infatti in questo preciso momento dovrei studiare, ché sono ovviamente indietro con la tabella di marcia. Probabilmente sono  diventata stupida, ma non mi riesce di memorizzare nemmeno una data – le uniche date che mi ricordi in maniera indelebile sono la morte di Socrate e l’inizio delle Grandi Dionisie ad Atene, e la seconda nemmeno mi serve, vedete un po’ – e gli esami arrivano al galoppo.
    Sto diventando una persona seria che mette i propri doveri in cima alla lista delle cose da fare.
    Sono la vergogna di tutto quello che sono stata fin’ora. Shame on me!
    Comunquesia.

    Un posticino piccino picciò con quello che sta succedendo quando non sono immersa in greci e tedeschi.
    Sapete che ho un problema col gestirmi le passioni.
    Settimana scorsa avevo il makeup, dopo essere passata per l’oggettistica fatta a mano, i tarocchi, Saint Seiya, le filosofie cinofilippine e la computer grafica. Negli ultimi sei mesi. E la cosa divertente è che riesco a mantenerle più o meno tutte, a cicli più o meno costanti. Senza impazzire.
    Forse.
    Ma se c’è una cosa che ricordo di aver sempre amato molto, fra le molte cose che ho sempre amato molto, è la fotografia. Sono nata in una casa dove si è sempre fotografato, con due genitori che quando avevano tempo e modo sviluppavano da soli i propri rullini, sacrificando a necessità anche la salute. La storia di mia madre che prende una botta tremenda alla tempia in camera oscura (aka sgabuzzino) e ne esce sanguinante e rincoglionita solo dopo aver finito lo sviluppo ha fatto storia, da me. Un’eroina della pellicola! La Calamity Jane dei rullini indifesi!
    Io, comunque, di analogico non ho mai saputo granché, se non quelle due o tre cose fondamentali che sai se punti la Yashika reflex di tua madre da quando hai cinque anni (senza che ti ci facciano mai mettere le mani sopra,sic) .
    Ho cominciato ad appassionarmi alla posizione dietro all’obbiettivo a diciassette anni, quando mi hanno regalato per la prima volta una compatta digitale (Shiva, una Nikon Coolpix, Shiva che era così carina e che mi ha accompagnatocosì degnamente per tanto tempo), e ho più o meno sempre fotografato con cosette di fascia bassa/media senza nessuna pretesa di professionalità o artisticità, anche se ritengo di essere molto più talentuosa di miliardi di ragazzine viziate con la reflex da tremila euro comprata da papino. Risparmio da anni e prima o poi una maledetta Nikon me la prendo, statene certi. ♥
    Di recente – appena tornata da Londra – è morta Ziggy, l’ultima compattina che stavo usando, e  da qual momento vivo in un limbo di lutto e dolore, perché soldi per recuperarmi una degna sostituta non ce ne sono (visto soprattutto che spendo per tutto tranne che per me stessa, ultimamente).

    E poi, grazie – o per colpa, a seconda di come si guarda la cosa – di questo blog e della talentuosissima sua blogger, sono precipitata nel tunnel senza via d’uscita del vintage analogico. Date un’occhiata alla lomografia e ditemi che non viene voglia anche a voi di recuperare vecchi giocattoli a prezzo maggiorato per esprimere il vostro estro.
    No?
    Beh, a me sì. Ma siccome i soldi che non ci sono per comprare una compattina non ci sono, al momento, per comprare nemmeno una Holga da trenta euro (il che vi dovrebbe far capire quanto sono messa male e farvi venir voglia di chiedermi il mio indirizzo paypal per ricoprirmi di soldi, no? No? Sicuri? Vi amerei molto, eh. Davvero? Posso strisciare! Vi ricopro di bacini! Vi faccio i muffin!), ho gnaulato abbastanza forte da impetosire il genitore maschio, che ha tirato fuori la Scatola delle Meraviglie, sempre nello sgabuzzino, una cosa enorme letteralmente piena di gioiellini d’epoca. Figuratevi che c’è anche una Krügener Delta degli anni ’10. Mi stavo commuovendo.

    Insomma, il gnaulare ha avuto il suo effetto, e al momento vago per per la città con in borsa questa deliziosa signorina, una Kodak Retina I , anni ’50.
    La amo. Mi sono svenata per comprare i rullini e a questo punto credo dovrò prostituirmi per lo sviluppo e la stampa. Il signore del negozio dove sono andata almeno è un bell’uomo.
    Adesso faccio qualche esperimento, senza pretendere grandi risultati, per iniziare, che è comunque una macchinetta modesta e soprattutto ci ho messo qualcosa come cinque scatti per appropriarmi del meccanismo imposta-carica-scatta-avvolgi.  Sono un po’ lenta, con tutto quello che non ha uno schermo LCD, ma poi ci arrivo. Vedremo cosa ne ricaveremo, soprattutto quando recupererò i famosi giocattoli a prezzo maggiorato ♥
    Intanto mi diverto.