Vi ricordate? Vi avevo detto che il laccetto rosso ci aveva lasciati per sempre.
Bene, il laccetto rosso è tornato.
Senza dare spiegazioni e in maniera un po’ creepy, ricomparendo sulla mia scrivania senza che nessuno – ho chiesto in giro – ce l’avesse messo. Ma d’altro canto è del laccetto rosso che stiamo parlando, quindi non potevo aspettarmi altro. Non so se vedere in tutto questo un brusco ritorno alle origini, lo schianto delle illusioni, l’entropia, o, più semplicemente, il fatto che forse l’avevo abbandonato sotto la tastiera.
Non lo sapremo mai, ma nel frattempo io sto vivendo l’estate più intensa della mia via.
Nemmeno quella dei miei diciannove anni – l’estate di Roma, Parigi, Saint Seiya, la scoperta di quello che volevo essere – è stata così densa di avvenimenti e persone.
Ho fatto cose che avrei voluto fare da tempo, che avrei dovuto fare molto tempo fa, che non avrei mai dovuto fare; cose che non speravo più di fare – confermando la teoria che il mondo mi vuole apatica: quando smetto di provare soddisfa tutti i miei desideri – cose che probabilmente volevo fare ma di cui non ero nemmeno al corrente.
Signori, poi: è tornato Sublime. Ed è colpa di qualcuno, perché Sublime è sempre colpa di qualcuno: che sia Charles Baudelaire, la Ele, il mio narcisismo o le persone bellissime di cui mi circondo. (La Ele non è una persona, la Ele è un AI, e ormai dovreste saperlo bene.)
È tornato Sublime e con esso il mio pensare narrativamente, immaginariamente. Da quanto tempo non lo facevo? Probabilmente poco, penso immaginativamente da quando sono in grado di pensare il pensiero, e non son cose che puoi smettere di fare. Eppure, wow, sto pensando Sublime. (Scrivendo è una parola grossa, ma sto facendo anche quello.)
Potete fare una ricerca per tag e dare un’occhiata a quante volte l’ho detto, negli ultimi quattro anni. Un indizio: sono tante e sono tutte false. Io fossi in voi non mi crederei.
Eppure. Eppure.
Eppure c’è il pensare alle lettere d’amore come le scriverebbe qualcuno che d’amore non è capace, ma è davvero capace di scrivere lettere d’amore.
Con una grafia impeccabile, innanzitutto, tanto elaborata da sembrare finta, ma abbastanza frettolosa da convincere di essere stata scritta di getto, senza ripensamenti, come una poesia che viene perfetta alla prima stesura e che non si osa toccare per non sfiorirla.
Piena di invocazioni, ovunque, ripetute, perché il nome di chi si ama lo si deve dire sempre, anche quando non serve – e se te lo chiedono, va risposto qualcosa di orrendamente sincero e orrendamente poco credibile (e questo vale per tutte le domande d’amore) – e assolutamente privo di prolessi e analessi. L’amore è al presente, sempre, vive nel tempo del mondo.
Così come non bisogna mai fare progetti, nelle lettere d’amore, ma solo sfrenate e irrealizzabili fantasie: l’amore vive il tempo del suo mondo, non del mondo reale. Deve essere piena di dichiarazioni assolutamente false scritte nella maniera più schietta e sincera, che sia impossibile non credere loro; e altrettanto piena di aforismi crudelmente veri e proprio per questo dal suono assolutamente fasullo. Deve essere brutale e dolcissima e non dire mai niente di chi la scrive, se non che la scrive per chi ama: perché è questo che conta, nelle lettere d’amore, il destinatario.
Bene.
Sono ancora capace di pensare come Oscar. Questo vuol dire che sono ancora abbastanza crudele da poter imitare – orrendamente, ma non c’è bisogno di dirlo – quell’altro Oscar (proprio quello, non quello prima né quello dopo) e farvi diventare tutti discretamente scemi perché ci sono ben tre individui a scrivere questo post, al momento, e contemporaneamente.
Io, intanto, domani me ne vado in campeggio con Gold Insanity, appendendo momentaneamente la mia vita al gancio della nerdità più spinta e pornografica. Ciao, me stessa, sarò un sacco di altre persone per una manciata di giorni.
Se avete paura di impazzire, il metodo dissociazione di personalità programmata funziona davvero bene.
Non vedete come sono simpatica io? (Cazzo, mi manca il mio analista. Meno male che è quasi settembre.)
‘Estetismi’ Category
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Vino, corsetti e lettere d’amore.
agosto 27, 2011 by Kijomi
Category Estetismi, true life! | Tags: scrittume,Sublime Ignominie,viaggi | 6 Comments
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Retorica della patata a cubetti
luglio 9, 2011 by Kijomi
Vivere è un po’ come cucinare.
No, non è che il caldo mi abbia dato alla testa – oddio, anche, forse – è solo che mi sono fatta uno stupendo caffè freddo alla vaniglia e volevo condividere le riflessioni che ne sono sorte. Perché sì, essere me è non essere lasciati in pace dal proprio cervello nemmeno mentre si assume dello zucchero.
Cucinare non è proprio la cosa più facile al mondo. Soprattutto, si può vivere benissimo senza saperlo fare: ci sono altri che possono produrre cibo per te, e, nel caso tu sia particolarmente pigro, che te lo porteranno direttamente a casa senza che tu muova un dito, se si esclude quello sulla tastiera del telefono.
Puoi non farlo affatto e sopravvivere di scatolette, come i gatti domestici.
Puoi anche decidere che mangiare non ti interessa e farlo per mero sostentamento del tuo corpo mortale – ammiro moltissimo chi ci riesce, ma sicuramente non lo invidio: se ho un corpo mortale voglio che il suddetto goda di tutti i piaceri che gli sono dati godere, prima di decomporsi molto lentamente, morire e riprendere a decomporsi, un po’ più velocemente.
Non è la cosa più facile al mondo, dicevamo, ma se ti interessa farlo i requisiti sono esattamente quelli per vivere come si deve.
Si va a tentativi per i primi anni, ci si taglia, si bruciano le pentole, si riempie la cucina di fumo, si fanno scadere gli ingredienti. Poi, più ti eserciti, più acquisisci quelle piccole regole di base che ti fanno sapere a livello istintivo quanto sale va nell’acqua per la pasta, e quanto alzare la fiamma. Che ti fanno evitare di farti mozzare un pollice col trinciapollo e ti insegnano i trucchetti per aprire i vasetti sigillati senza ricorrere a pinze o ad un forzuto vicino di casa.
Se ti piace farlo ti appropri di un metodo e della tecnica, che sono indispensabili. Serve memoria, fantasia, un pizzico di mentalità da esercito per ricordarti che le dosi sono fondamentali, in tutto, e se le sbagli fallirai.
Serve avere i sensi allenati, tutti quanti, per sapere dall’odore e dal suono se la cipolla sta soffriggendo nella maniera corretta.
Serve una buona dose di fortuna – le ricette migliori vengono per puro culo e in genere sono irriproducibili – e serve sapersi prendersi poco sul serio, infilare le mani nell’impasto fino al gomito e fare una fottutissima fatica per far venire quell’impasto come dio (o ricetta) comanda.
Se sperimenti troppo magari crei sapori nuovi, che però difficilmente saranno apprezzati – le avanguardie sono sempre difficili, sia da capire che da infilarsi in bocca.
Ci vuole polso e una gran faccia tosta per non far impazzire la maionese.Poi puoi anche andare a braccio, se credi.
Puoi provare a mischiare gli ingredienti a caso. Magari sei di bocca buona e ti basta nutrirti, e a questo punto importa poco cosa ingurgiti, e come. Puoi approssimare e sperare che qualcuno venga a rimediare (magari ti porti una pizza), ma se lo fai non lamentarti poi che mangi male.Ora, io non sono un’esperta. Credo di cavarmela molto bene con le basi, riesco a orientarmi in una cucina senza fare facce troppo stralunate, riesco a distinguere un taglio alla julienne da uno alla brunoise (anche se ammetto di aver dovuto googlare quest’ultimo per la nomenclatura – dadini è troppo difficile?), posso inventarmi cose veloci con gli avanzi in frigo come seguire ricette piuttosto complicate.
Sono anche una pasticciona, disorganizzata, uso quattordicimila pentole e padelle e non le lavo man mano, così che quando ho finito ci metto dalle due alle tre ore a far ritornare la cucina in uno stato vivibile.
Credo che più che un vero talento abbia la predisposizione mentale adatta a sopravvivere. Non sarò mai uno chef, preferisco una bella bistecca al sangue con un’insalata a complicatissime ricette piene di ghirigori che non ti riempiono lo stomaco.
Sono per provare i sapori, tutti quanti, e sono una buona forchetta – quando ti piace cucinare è difficile che mangiare non ti dia soddisfazione.
So che spesso pecco di perfezionismo, che le ricette migliori mi vengono quando abbandono le istruzioni e seguo l’istinto. Anche se non sempre funziona, anche se a volte mi scotto la lingua.
Penso però che con un po’ di inventiva dentro un sacco di disciplina – ma proprio tanta, che senza ci si fa male – sia una delle cose più divertenti e istruttive che si possano fare.Che bello, sono riuscita a scrivere un post di una banalità retorica imbarazzante.
Grazie, caffè freddo alla vaniglia.Category Estetismi, true life! | Tags: ammmore,cucina | 8 Comments
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Non è che sei diventata americana?
luglio 6, 2011 by Kijomi
Il vuoto pneumatico. Con la scusa che devo studiare, ma non ci riesco, finisco per farmi assurgere al vuoto cosmico che è faccialibro. (Odio faccialibro, mi ha rovinato la vita quasi quando il roleplay). Finisco per non fare assolutamente niente perché dovrei fare altro: paradossalmente, se fossi libera riuscirei a leggere, impegnarmi nei sedicimila progetti in cui sono impegnata, avere conversazioni interessanti. Ma non ci riesco.
Non ci riesco è solo un amabile eufemismo del mio stato cerebrale attuale; vi basti sapere che ho fissato il vuoto per due minuti cercando di ricordarmi il termine eufemismo. (E poco fa ho googlato “parla senza muovere le labbra” perché non ricordavo ventriloquo. Aiuto.)
Non riesco a concentrarmi su niente – mi sono distratta un attimo e anche quello che stavo dicendo è scomparso nell’aree. Magari soffro di ADHD. Magari dovrei iniziare ad imbottirmi di psicofarmaci come fanno coi bambini americani. (Il titolo è una cit. delle preoccupazioni che faccio insorgere nella gente che frequento, per dire.)
In compenso però ho conversazioni assai pregnanti sulle mie tette. (Qui, per farvi beare anche dell’avatar preveggente sul mio prossimo colore di capelli che questa creatura indicibile mi ha fatto ♥)
Ehi! Da quanto non parlavo delle mie tette nel mio blog? Ho scoperto che ci sono persone non informate del fatto che io sia fonte di imbarazzo nel venir presentata all’uomo etero medio, che complice la mia ridotta altezza spesso non riesce minimamente a focalizzare lo sguardo sulla mia faccia. E sì che credo di possederne una particolarmente carina. Popolo! Ho una quinta! Lo so che sembro troppo intelligente perché sia vero, eppure gli abomini di natura esistono!Ricordo vagamente che volevo parlarvi di parecchie cose, a parte le mie tette – che come da copione prendono il sopravvento.
Delle Moleskine, di quanto mi facciano incazzare le Moleskine, delle reazioni inconsulte che ho tutte le volte che vedo una Moleskine. Dei rapporti umani, soprattutto della gelosia, delle periferiche, della teoria dell’attaccamento, delle simbiosi, della mia assurda incapacità di capire le pance. Del francese, di quello che è nella mia testa – forse solo nella mia pancia, in realtà – il francese, dei francesi che ho fatto riemergere da una tumulazione durata anni e di quanto mi mancavano, del suono aspro e caldo che hanno nella mia testa le loro voci, le loro mani, i loro modi di soffrire. Che è quello che non ho io, e magari vorrei. Magari mi spaventa e basta. Delle maniere goffe e strane che ho di salvare piccole parti di me dalla miseria, di come sia brava a farlo.
Delle mail che inizio a scrivere e di quando mi accorgo di non avere più la potenza retorica che le riempiva di tanto amore una volta, quei secoli fa in cui ero così disperatamente innamorata della me stessa che sapeva scrivere, o che credeva di saperlo fare (se ci pensate bene, finisce un po’ per diventare la stessa cosa), e che lascio a metà promettendomi di…
Di cosa, di finire? Di trovare qualcosa da dire, magari, ti riuscire a toglierlo dalla pancia – se è davvero lì – masticarlo, impastarlo con le parole di questa bella lingua che possiedo e che mi arrugginisce in testa, farne qualcosa che comunichi come mi sento. Che magari lo spieghi anche a me.
Forse, a ventitré anni suonati, inizio a capire a cosa serve la musica.Ci ho messo precisamente sette ore e mezza a scrivere questo post. Sopprimetemi, davvero.
Category Estetismi, true life! | Tags: il mio analista dice,musica,pr0n,Sublime Ignominie,YouTube | 6 Comments
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Erga Aphrodites
aprile 1, 2011 by Kijomi
[A metà stesura mi sono resa conto che capiranno il contenuto di questo post in tre. Ma oh, pace, è comunque più della media abituale.]
Inizio vagamente a sentirmi come Oscar. Che non è mai poi una bella cosa, quando inizi a somigliare ai tuoi personaggi – quando loro somigliano a te stai creando delle Sue, che è brutto ma non è poi il peggiore dei mali – in particolar modo quando tutti i tuoi personaggi sono dei miserabili bastardi, o tutt’al più puttane. O dissociati o isteriche frigide. Umh.
Sì, insomma, magari Sublime è un attimo da rivedere, ma non è di creazione artistica che stavo parlando. XD
Ad Oscar non pensavo davvero da un sacco di tempo, da quando ho abbandonato la scrittura di Giardini a metà. E meno male, dopo averle dato una letta. Meno male aver proprio piantato il mezzo narrativo, non credo di poter essere meno portata per molto altro. Forse giusto la corsa ad ostacoli, toh. Ritornerò ad essere carina e basta, che è il lavoro perfetto e soddisfa ampiamente anche la mia pigrizia.
Quando usi la tua sindrome narcisistica per creare qualcosa, tendenzialmente quella cosa ti divorerà, e farà aumentare esponenzialmente la suddetta sindrome, che comincerà a vivere di vita propria, senza nemmeno più bisogno di altri sé su cui svilupparsi. E i Sublimers erano, in effetti, un crogiolo di psicopatologie con un unico punto di origine.Oscar ha smesso di servirmi quando ho iniziato a pensare di poter applicare davvero la sua visione distorta dei rapporti umani alla vita vera. La piccola tragedia è che ne sono ancora, almeno sotterraneamente, convinta.
E Oscar non mi piace – a chi piacerebbe?
Il punto è che la primavera è arrivata, io sono sballottata dai miei ormoni e quelli altrui, e non ho la minima intenzione di applicarci una moralità consunta che non sono mai stata troppo brava ad usare.
L’akrateia hedones, signori, ci è sempre piaciuta, da queste parti.
Se devo fare il tombeur de femmes – letteralmente! – farò il tombeur de femmes. Che ci vorrà mai?
Nel frattempo, studio Foucault (dimostrando con quanto sopra di non capirlo e non condividerlo, ma non preoccupatevi, è solo una posa ♥) e mi distruggo di Wii Fit, che è anche ora che torni presentabile.
Ce la possiamo fare, ad addestrare contemporaneamente corpo e anima.Anima, lungi queste cose orrende!
Ti sieno cari gli umili sentieri
ove nel lungo oblìo l’erba germoglia.
Una pace verrà né tuoi pensieri
nuova, e da te cadrà l’antica spoglia
come cade da l’albero la foglia
arida. E lungi queste cose orrende!
Ah, Rapagnetta, miserabile bastardo mangiatore di cervelli adolescenti. Quanto sono stata rovinata? Quanto sono stata salvata dalla miseria? Perché ricomincio a parlare come se fossi deficiente?Category Estetismi, true life! | Tags: ammmore,Rapagnetta,scrittume,Sublime Ignominie | 3 Comments
Kijomi,
Louchette, Cheshire Cat, Pisces no Aphrodite and so on.





