Il blog è morto, viva il blog!

Ciao, sformatini di formaggio, long time no see.
Ma sono tornata.
Non qui, però, e stiamo ancora lavorando alla casetta nuova, quindi stay tuned che appena ci siamo avrete il link nuovo comodamente aggiornato in questo post.

Niente qui verrà cancellato (sono ancora troppo piena di me per eliminare con un paio di clic tredici anni di blog), e ci tenevo a ringraziare chi negli anni è rimasto, anche quando non c’ero più io. Ma anche quelli che sono venuti e andati, quelli che mi hanno trovato con chiavi di ricerca come “tette narcisiste” e quelli che sono arrivati e non ci hanno capito niente. Anche io, stelline, anche io.
È stato un bel viaggio, che cambia solo mezzo. No, davvero, non vi liberate di me, sorry not sorry.
Cià ♥

Oh, look out you rock ‘n rollers.

Settimana scorsa pensavo incessantemente voglio scrivere sul blog, voglio scrivere sul blog, voglio scrivere sul blog.
Mi avete vista, voi? Ecco.
Il punto è che sto studiando come un’indemoniata, faccio la patente, ingoio miriadi di serie una via l’altra e… e queste ovviamente sono scuse. Per quanto sarò impegnata in vita mia, non voglio vivere una vita che mi privi di mezz’ora per scrivere sul blog.
Il punto perddavvero è un altro. Mimicry, per com’è stato usato e gestito per dieci anni, ormai è giunto al suo termine.
No, non fate quelle facce, l’ho detto il post scorso che ormai sia io che lui siamo immortali (anche se devo ricordarmi di rinnovare il dominio, ché altrimenti immortali sì ma poco reali), ma come chiunque abbia una concezione dell’immortalità che vada oltre al vampiro Swarovski sa, per rimanere in vita bisogna mutare. Non ricordo nemmeno se ho mai parlato approfonditamente del perché Mimicry si chiami Mimicry. Tutte le persone (otto al massimo, al momento) che mi leggono ovviamente lo sanno, ma qual è il punto di battere i tasti se non posso intrattenere un po’ quell’ombra grigia in agguato dietro ad uno schermo di pixel?
Questa, ombra, è la storia di Mimicry.

(altro…)

I due corpi della blogger

Sono viva.
Giuro, respiro, mangio, cammino, parlo. Solo non sentivo il bisogno, da un bel po’, di comunicarlo attraverso questo mezzo.
I tempi cambiano, io cambio, i tempi rimangono gli stessi, io continuo ad amare voi biscottini al lime e questo blog, rimanendo lo stesso coacervo di seghe mentali, cattiva organizzazione e programmi andati a male, in dodici nuove confezioni al profumo di frutta.
Lo sappiamo tutti, sono un’infedele. Facile agli entusiasmi e difficilmente persuasa dalle routine. Mi sembrano un inganno, le routine, e mi ci adeguo per periodi brevi e funzionali, giusto il tempo di farmi innamorare di qualcos’altro che mi distragga. E di qualcosa rimango innamorata per sempre, anche se fosse un per sempre che dura un quarto d’ora. Il sentimento è eterno.
Ma insieme, anche se forse proprio per questo, sono una nostalgica.
Vivo il momento ma mi aggrappo a quello che è stato. Dimentico ma dentro di me, da qualche parte, rimane stampigliata l’emozione, l’immagine, la parola, e sono quelle e niente di più che mi costituiscono, a parte la sempre adorabile superficie.
Sono successe tante cose, e insieme non ne è successa nessuna. Quindi, per voi, un simpatico elenco a punti delle cose che mi sono passate addosso in nove mesi. (Se me le ricordo.)

  • Sono ancora all’università. Incontro persone da matricole e le guardo laurearsi. Ormai ne rido. Sono più saggia e peggio organizzata di tutti loro. Non ho (troppa) fretta. Amo quello che faccio.
  • Sono ancora all’università. Devo scrivere post sulla gente buffa in biblioteca. Adesso, per esempio, seduta davanti a me c’è una ragazza con delle enormi cuffie verdi che canta in silenzioso guardando il soffitto.
  • Sono ancora in università, e la mia migliore amica del liceo mi ha fatto un’improvvisata, e si è iscritta a Filosofia anche lei. Ne ridiamo da mesi, perché era la cosa più improbabile potesse capitare. Le cose improbabili succedono.
  • Tutto ritorna. Tutto rimane lo stesso. Quello che mi ha formata aspettava in un angolo che fossi pronta per guardarlo con altri occhi nuovi, più consumati, con più amore e meno rancore per i risultati irrangiungibili (per ora.)
  • Sono cinica, sono narcisista e sono sfuggente. Questo rimane, ma riesco a piegarlo, tanto che c’è chi dice che non mi riconosce più. Perdo me stessa, o forse mi trovo, o forse è lo stesso. (Ciao, Heidegger; affanculo, Freud.)
  • Cambio, evolvo, parlo, mi scontro, faccio coming out, perverto innocenti, mi vesto da nerd, mi taglio i capelli, smetto di scrivere ma forse riprendo, ingrasso, dimagrisco, ingrasso di nuovo, amo contraddirmi ed essere coerente. Non ho mai amato tanto, non mi sono mai sentita tanto ricambiata. Dal mondo, da me stessa, dalla mia cesta di gattini incestuosi. Partecipo alla vita della comunità e la guardo dall’alto, come ho sempre fatto. Prevedo mode, le scanso, prevedo reazioni e le subisco. Rivedo persone. Reali o immaginarie non importa, siano quel che siano adesso e ricalchino la loro impronta dentro di me.
  • Nel mentre mi sono distratta con la configurazione di tablet altrui, quindi ho perso il filo.
  • Sono sempre più dissociata, ho opinioni sempre più nette sul mondo. Non so cosa sarà di me, non me ne preoccupo. Sto facendo la patente “nel caso serva”. (Era tipo ora). Voglio vedere il mondo, faccio fatica a scendere dal letto – ma poi mi piace.
  • Amo gli elenchi ma non ne faccio più uso smodato come un tempo. Sono Marvel e (no, non DC) manga. Non mi piacciono le vie di mezzo, voglio tutto. Ma a pezzettini.

E quindi, insomma, nessuna nuova, buone nuove? Non lo so. Ho fame, programmo vacanze vicine e lontane, non prometto di tornare a breve – e forse per questo lo farò. Una cosa è sicura: questo blog ha dieci anni. Ormai è immortale. E quindi lo sono anche io.

Put on a shirt, ya hippie!

La mia pagina Facebook è un manifesto della dissociazione multipla di personalità, al momento. Anche questo titolo. Sono un polipo blu con l’arteriosclerosi. Non ho un avatar con la mia faccia da troppo tempo perché abbia voglia di controllare da quanto. Non sono più nemmeno tanto certa di averla, una faccia.
E… ehi. Ciao blog. Non ti aggiorno da ottobre. Siamo a metà febbraio. Mai hiatus era stato più lungo. Mai hiatus era stato così involontario e immotivato: avevo miriadi di cose di cui parlare e un sacco di tempo per farlo. Ma, beh, vita. (Che si riassume principalmente in beh, fandom, ma non sottilizziamo.)
In ogni caso, questo non è un vero post, è più un appunto mentale a me stessa: so ancora battere sulla tastiera in modo da formare frasi sensate nella mia lingua madre. Very well. Anche in altre lingue! Favoloso, bravo cervello, sei la cosa migliore che si possa possedere.
Ho delle matite colorate, le sto usando – non per produrre arte, per vostra fortuna – e si muovono cose che credevo morte e sepolte, nella mia vita. Sepolte male, in realtà, formavano delle brutte gobbe nel terreno. Non per farla diventare la sceneggiatura di un racconto zombie, ma sono tornate a galla, meno decomposte di quanto si potesse supporre. Le matite non c’entravano granché. Anche questo è più un appunto, insomma.
Sono tornata, come tornano le matite colorate e le cose che non seppellisci bene.
La morale è: tempera le matite finché puoi e non buttare terra su Gucci, che se la prende.
Me ne vado, ma tornerò. Prima di sei mesi, perlomeno, e con delle frasi sensate nella mia lingua che abbiano anche un contenuto. Non ci credete? Peggio per voi, e che è, lo scrivo per voi ‘sto blog?