“Tutti noi abbiamo momenti futuristi, come quando, ad esempio, inciampiamo in un sasso.”
Fernando Pessoa, che si riconferma ancora una volta mia precedente incarnazione.
Stamattina sono uscita di casa.
Cioè, sì, in questi giorni capita anche più spesso del solito, non era questo l’evento portante.
Ero affaccendata in faccende, cucinavo, sistemavo, cantavo - urlavo – De André, e molto presa da tutto questo affaccendarmi apro la porta, convinta, per fare qualcosa sul ballatoio.
Sbatto le palpebre.
Il vuoto. Ok, capita spesso, che mi dimentichi quello che stavo facendo mentre lo sto effettivamente facendo. Niente di nuovo.
Ma in quei tre secondi di perplesso silenzio che mi sono serviti per riflettere sulla profonda vastità dell’universo, sulla mia testa è passato un corvo.
Uno vero, intendo, di quelli neri. (O era una cornacchia? Mah, mai interessata di ornitologia)
E ha fatto CRA. CRA. CRA. °>°
È stata una delle scene migliori dell’ultimo mese, bisogna ammetterlo.
C’è un pacchetto di biscotti alla cannella, sulla mia scrivania, ultimo residuo dei souvenir olandesi.
Già, dei biscotti sono sopravvissuti per più di sei mesi in questa casa. È che me li ero dimenticati. é_è
Fatto sta che quei biscotti mi guardano male, visto che giacciono abbandonati da tre giorni, da quando ne ho sbriciolato uno chiudendo con violenza una delle tre monografie su Platone che mi sono sparata negli ultimi cinque giorni, rimanendone violentemente traumatizzata. Quasi quanto la volta del bacio di dama che è imploso a distanza ravvicinata dalla mia faccia.
Ma i biscotti che diventano possi – mh, questo è sicuramente un regionalismo. “El pan pos”, il pane posso, raffermo
Pin pin cavalin
tri stera da mulin
pan pos
pan fresch
ti tegn quel
e mi dam quest.
-
*si perde nei meandri del milanese*
…*C*
…dicevo.
I biscotti erano una profondissima immagine per comunicare qualcosa che adesso non ricordo più, perché mentre scrivevo il post, rotolandomi su questa meraviglia appena scoperta, li ho mangiati. (cit.)
Ma meglio così, perché adesso ho un argomento più interessante dei biscotti!
Credo di amare la suddetta signora blogger. Voglio chiederle di sposarmi.
E capita a fagiolo, vista la vostra adesione di massa al cinismo buon senso che elargivo nello stupido test nel post precedente.
Sapete tutti quanto mi stia a cuore l’onestà intellettuale. Forse l’ultimo baluardo morale che resiste, nella mia scasinatissima psiche.
E quanto mi stiano a cuore i buoni libri, i grandi cervelli, le discussioni frizzanti – frizzanti, ho detto, non psicotiche – e soprattutto la mia benedettissima, adorata lingua usata con la giusta dose di ironia.
L’ironia è l’unica cosa che mi dà un po’ di speranza, al momento, e vale decisamente di più detto da una che si è spaccata la testa su gente morta da quindici secoli, dieci ore al giorno negli ultimi sei giorni. Ecco.
L’ironia – che poi non è solo l’ironia in sé, sono una serie di concetti e di approcci a tutto il panorama culturale – è l’arma che ho intenzione di usare nella mia piccola lotta personale.
Piccolo episodio:
Qualche giorno fa, con l’adorabile Bronze Saint qui – che in qualità di Bronze Saint mi faceva da galoppino e facchino, com’è giusto e doveroso ù_u – dopo essere stati, nell’ordine, ad ingozzarci di sushi, a comprare viscidume per un costo complessivo imbarazzante da riferire al pubblico e da C’Art (DA C’ART! ATHENA PARTHENOS, quel posto mi ucciderà, è ovvio! Ci sono i tappeti di erba finta!!! *C*;;;; ), abbiamo fatto un ovvio salto alla FNAC.
Alla FNAC, per chi non lo sapesse, al piano libri ci sono morbidi divanetti di pelle, che mi hanno salvato dal suicidio di dover fare la paura pranzo al freddo e al gelo/al tremebondo e affollatissimo bar della suddetta Fnac.
L’altro giorno, su quei divanetti di pelle c’era, età media tredici, quattordici anni, un’orgia di minorenni.
E con orgia non intendo “raggruppamento di persone eccessivamente abbondante”. Intendo “raggruppamento di persone eccessivamente abbondante con mani e lingue e sa dio cos’altro ovunque“.
Sui.
Divanetti.
Della.
Fnac.
Adesso, io sono la prima a dire di trovare la letteratura erotizzante. Io sono una di quelle creaturine sessualmente disturbate che potrebbero avere un orgasmo spontaneo a leggere Mann (no, sul serio). E non credo di essere pudica (prude, direi, è il termine semanticamente più adatto. In italiano non trovo di qualcosa sufficientemente soddisfacente). Se i ragazzini si vogliono pastrugnare che si pastrugnino. Se sono anche bellini io ne posso solo essere contenta. Aumentano il livello di amore nel mondo (?).
Però. (Sì, le avversative così, a caso, in un paragrafo tutto per loro, io le adoro. Problemi?)
Mi concederete, spero, che ci sono spazi e tempi per ogni cosa.
Per pastrugnarsi il proprio ragazzino/a ci sono davvero un sacco di spazi.
Allora, ditemi perché, oh orda di piccole creature appena sessualmente attive, ditemi, quale processo perverso del vostro cervellino scosso dagli ormoni vi ha portato a credere che avvinghiarsi alla propria dolce metà per fare petting spinto in un posto pieno di mattoncini di carta, facendovi scavalcare da universitarie piùcheperplesse, fosse una buona idea?
Il fatto che quel posto sia quasi sempre completamente deserto?
Il piacevole riscaldamento?
I divanetti di pelle? (Protesterò con la direzione, no, sul serio.)
Cosa, cosa, per operare una così violenta invasione di territorio?
Mi sono candidamente girata verso il mio piccolo Bronze e ho esordito, altrettanto candidamente:
“Oh, magari io sono troppo vecchia, mh, ma una volta certe cose non si facevano nei parchi?”
Ci sono troppi momenti futuristi, nella mia vita, al momento.
Non credo di apprezzarlo.
Forse il cosmo sta cercando di comunicarmi qualcosa.
(No, non smetterò di soffiare istericamente ai manifesti sulla mostra futurista che imperversano ovunque. Sapete bene quanto ci tenga a mantenere tesi i rapporti fra Marinetti e me.)
Comunque, non so voi, ma io nell’utilizzo delle librerie come bodouir vedo un ribaltamento ontologico. Una di quelle illibate (ancora per poco, presumo) giovinette aveva in mano uno dei tanti bestseller sui vampiri che imperversano peggio di Marinetti.
Una volta le cose erano più semplici.
(Con una volta intendo quando ero alle medie. Poi, orrore, è subentrata l’adolescenza.)
C’era chi leggeva, ed era uno sfigato, né più né meno.
E poi c’erano gli altri, tutti, che di solito erano più o meno felici.
Adesso c’è chi non legge, ci sono quelli a cui di leggere non gliene frega assolutamente niente, che sono felici con il Grande Fratello e Amici o chissà cos’altro partorisce quella malefica scatoletta colorata (lo ammetto, non sono molto preparata su questo punto.)
E queste persone hanno tutto il mio rispetto, perché mi hanno dimostrato più di una volta di essere le uniche, al mondo, a sapersela cavare sempre. Tanto di cappello, chi riesce a gestire il lato pratico della vita può avere soltanto la mia stima.
Poi, si è sviluppata di recente questa strana casta di persone.
Quelle che devono leggere perché si deve leggere.
Quelle che devono sapere le cose perché si devono sapere le cose.
Quelle nozionistiche, noiose, assolutamente pretenziose persone che pensano che leggere una manciata di classici all’anno le renderà in qualche modo migliori.
Signori, ho da dirvi una cosa.
Raddrizzate la schiena e ascoltatemi attentamente.
Leggere libri non vi farà diventare l’uccello più grosso.
Non vi farà crescere le tette.
Non vi farà acquistare charme (no, davvero, esperienza personale, essere abbordata da uno che mi dice “Perché, come diceva Socrate…” mi fa sprofondare la libido nei più profondi recessi dello smaronamento di coglioni. Smettetela).
E, attenzione!!! Non vi farà diventare più intelligenti! zOMFG!!!111one *C*;;;;;
Ve lo dico da amica.
Da una che – MEA CULPA, MEA CULPA, MEA MAXIMA CULPA – ha fatto parte di questa categoria.
Il leggere non è un bisogno fisiologico.
Se lo diventa, allora congratulazioni, siete diventati matti. Mi sento meno sola.
Ma non usate i libri come status-symbol. Ve lo chiedo per favore.
Sono solo mattoncini di carta con dentro parole, belli o brutti. Scritti bene o scritti male. Utili – no, scherzavo, utili proprio mai, a meno che non vi traballi un mobile.
Ma hanno un’anima anche loro, e che la stupriate così a me, in fede, fa molto male.
Avevo intenzione di fare un discorso un po’ più lungo e articolato, in risposta al commento di Auanzo nel post sottostante, ma credo che i fighetti underground e gli scriventi [cit.] (SCUSA, SCILLINA. <3) meritino un post a parte.
Senza contare che ho un treno da prendere e sono ORRIBILMENTE IN RITARDO *C*
In questo post ci sono troppe parentesi.
Sparatemi.
Kijomi,
Louchette, Cheshire Cat, Pisces no Aphrodite and so on.





