È tutta colpa di Chinaski

Si stava chiacchierando un po’ di niente – nello specifico, di come sia facile convincere qualcuno della propria non-esistenza anche senza essere Loki (il niente che riguarda la Marvel occupa un sacco di spazio nella mia vita, come avevo già avuto modo di spiegare) – ed è saltato fuori che ci sono persone nella mia vita che non sapevano che quando avevo vent’anni ho convinto un comunista di non esistere. Così ho recuperato la testimonianza inconfutabile che il fatto è avvenuto, e questo ha portato alla realizzazione che ci sono persone che non sanno chi è Chinaski77, il che mi ha sprofondato in un abisso di orribile depressione senza fine legato alla caducità della vita, soprattutto la mia. E mi sono resa conto che è anche un po’ colpa di Chinaski. Io Chinaski lo leggevo quando studiava filosofia (prima che iniziassi a studiarla), e quando continuava a studiarla (e poi ho iniziato io), quando era un quasitrentenne paranoico e ipocondriaco e ansioso che non riusciva a laurearsi, Splinder esisteva e io potevo insultarlo, e i blogger non avevano ancora iniziato a pubblicare libri (e ancora nessuna testa malata aveva ancora partorito l’idea marcia di stampare delle fanfiction per venderle). Bei tempi.
Mi ci rivedevo un sacco in Chinaski, era uno sfigato autoironico con il senso dell’umorismo più fottutamente devastante avessi mai letto, e pensavo con molto trasporto che non importava poi granché realizzare qualunque cosa di pratico, nella vita, quando si aveva un’arguzia simile. Se mai ho sperato qualcosa, per me, era di sviluppare un senso dell’umorismo così, invincibile, da potermene fregare ampiamente della non-realizzazione. Poi Chinaski si è laureato, tradendo tutto quello in cui credevo, Splinder è morto e lui si è trasferito su Blogger, che mi fa ancora più cagare di Splinder, e ha iniziato a pubblicare i libri, e probabilmente è ancora fottutamente divertente e autoironico ma io non lo so perché ho smesso di leggerlo, troppo ferita. E poi fa post troppo lunghi e mi sfavo.
Sono passati sei anni da quando facevo credere ai comunisti di non esistere, e sono un po’ triste. Lotta Comunista non viene più a bussarmi alla porta, e a parte il fatto che gli altri si laureano (e io no) e i siti muoiono (e io no, per ora, ma sai mai) non è cambiato molto. Di certo non il mio senso dell’umorismo.
Muori, Chinaski, è colpa tua se adesso ho delle aspettative realistiche sulle realizzazioni pratiche della vita.

(Sì, sparisco per tre mesi e torno depressa. Non avete idea di quanto sia faticoso questo fottuto fandom.)

Draghi, foche e verità controfattuali

Sto studiando – di nuovo – i mondi possibili.
Nello stato di cose – cose attuali, storiche, fattuali, oggettive, vere,  chiamatele un po’ come vi pare – in cui mi (ci, vi, si) trovo(-iamo, -iate, -ano) – è il campo di studi migliore possibile. Guardate, è passato Hobbes. Ciao, Hobbes. Bel drago, quanto fa con un pieno? Ma è facile da parcheggiare? Non è un po’ vistoso?
Sono una che applica la controfattualità e la mimicry a qualunque-cazzo-di-cosa. Ve lo giuro, ieri sono andata a lezione interpretando due diversi ruoli, e nessuno dei due era Gucci, foca, divoratrice di caramelle e dispensatrice di mezze verità. È un gioco di cui conosco le regole molto bene. Quando ci giochi troppo a lungo è facile perdersi. Non perché l’attualità – storicità, fattualità, oggettività, verità, sì, continuo col giochino retorico dei sinonimi – non sia lì, evidente. È che l’alternativa è troppo bella. In fondo, chi non lo vorrebbe, un drago?
L’attualità non esiste. Davvero. Guardatevi attorno. Non lo vedete, quel bel Leviatano? È una bella bestia, un po’ irosa, ma c’è. No? Allora non sarà vero. D’altro canto, con questo sistema al momento il mio salotto non esiste, non ho mai mangiato un Kinder Bueno e non ho mai avuto e non avrò mai caldo. Che è un po’ un sistema di merda, a parte il fatto che il mio salotto in queste derive scettiche è scomparso talmente tante volte che ormai ci si sarà abituato, povero caro.
Con questo sistema, con il voler vedere solo quello che si considera evidente, solo quello che è ovvio, finiamo per essere un branco di mammiferi a malapena autosufficienti. Le scimmie hanno più progettualità di noi, una prospettiva più ampia e maniere più raffinate. Per regole interne, tendo a non parlare di politica. L’ho fatto di rado, qui sopra, ed è perché so che non sono capace di mediare me stessa. Sono diplomatica solo sulla carta, sotto sotto sono una fascistoide psicopatica che se ne avesse la possibilità sterminerebbe senza ripensamenti l’intero genere umano, famiglia, amici, amanti, bambini, coglioni. Con gioia, convinta di fare l’unica cosa sia rimasta da fare. Sotto sotto non sono molto diversa da un drago. Ringraziate che il mio narcisismo sia ormai regredito un bel po’, perché avrei potuto provarci.
Ma facciamo questo giochino, se volete. Giochiamo al gioco in cui non è vero che c’è un mondo in cui esistono persone non abbastanza intelligenti per partecipare ad una democrazia. Giochiamo al gioco in cui il popolo italiano è in grado, meritevole, e capace di capire cosa significa un governo democratico. Giochiamo al gioco in cui Gucci, foca, divoratrice di caramelle e dispensatrice di mezze verità creda che la democrazia sia un sistema fattibile per il posto in cui vive (o, in generale, per la razza umana).
Giochiamo al gioco in cui, nello stesso stesso mondo, non è vero che esistono persone cattive (MI FATE DIVENTARE KANTIANA PORCA TROIA POI NON DEVO VOLER STERMINARE TUTTA LA MIA RAZZA CON UNA MANCIATA DI BOMBE H?) che non riescono, nel loro essere disgustose, micragnose, malate e solipsiste a concepire qualcosa di diverso dal loro culo in uno spazio di tempo che va da ora a fra mezz’ora.
Si può fare: d’altra parte, se l’ho descritto, un mondo del genere in qualche modo esiste.

È un bel mondo. Potete andare tutti a fare in culo lì, adesso?
Io sto da questa parte, con i draghi, le foche, le caramelle, e soprattutto il mio divano, intatto nonostante le derive scettiche.

 

Put on a shirt, ya hippie!

La mia pagina Facebook è un manifesto della dissociazione multipla di personalità, al momento. Anche questo titolo. Sono un polipo blu con l’arteriosclerosi. Non ho un avatar con la mia faccia da troppo tempo perché abbia voglia di controllare da quanto. Non sono più nemmeno tanto certa di averla, una faccia.
E… ehi. Ciao blog. Non ti aggiorno da ottobre. Siamo a metà febbraio. Mai hiatus era stato più lungo. Mai hiatus era stato così involontario e immotivato: avevo miriadi di cose di cui parlare e un sacco di tempo per farlo. Ma, beh, vita. (Che si riassume principalmente in beh, fandom, ma non sottilizziamo.)
In ogni caso, questo non è un vero post, è più un appunto mentale a me stessa: so ancora battere sulla tastiera in modo da formare frasi sensate nella mia lingua madre. Very well. Anche in altre lingue! Favoloso, bravo cervello, sei la cosa migliore che si possa possedere.
Ho delle matite colorate, le sto usando – non per produrre arte, per vostra fortuna – e si muovono cose che credevo morte e sepolte, nella mia vita. Sepolte male, in realtà, formavano delle brutte gobbe nel terreno. Non per farla diventare la sceneggiatura di un racconto zombie, ma sono tornate a galla, meno decomposte di quanto si potesse supporre. Le matite non c’entravano granché. Anche questo è più un appunto, insomma.
Sono tornata, come tornano le matite colorate e le cose che non seppellisci bene.
La morale è: tempera le matite finché puoi e non buttare terra su Gucci, che se la prende.
Me ne vado, ma tornerò. Prima di sei mesi, perlomeno, e con delle frasi sensate nella mia lingua che abbiano anche un contenuto. Non ci credete? Peggio per voi, e che è, lo scrivo per voi ‘sto blog?

Rovesci

Non c’è da discuterne molto, non sono una persona accomodante. Me ne dispiace anche, e cerco di porre rimedio come posso, ma non sono dolce, non sono tenera, non sono disposta al perdono e al compromesso. Non sono facile.
Lo sono stata fin troppo a lungo, ma mai veramente: sono stata manipolatrice e ipocrita (e dio se era divertente) e trovavo comunque sempre modo di sfogarmi, quando ero costretta – quando mi facevo costringere – a piegarmi. Sopportare da sola il peso del mondo – ovvero, delle altre persone – non era un problema, finché non mi facevo toccare davvero. Il rovescio della medaglia dell’aver sviluppato un’emotività è che finisce per importarti sul serio di non causare problemi a quelli che tieni. Risultato: ti censuri. Conseguenza: ti viene l’ulcera. Rovescio etico: ti fai schifo perché non stai rispettando te stessa. Soluzione? …non lo so, sto prendendo in considerazione, di nuovo, l’isolamento preventivo (preventivo al mio diventare un’isterica con la bava alla bocca). Per il momento abbaio senza soggetto su un blog al quale avevo promesso di non censurarmi più. Devo capire se la mancanza di soggetto si può ascrivere ancora all’ipocrisia, al mio cercare di essere accomodante, al mio essere una control freak di merda. Forse l’ultima, al momento.