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  1. Quelle piccolezze tipo respirare

    ottobre 5, 2011 by Kijomi

    Sono viva sono viva sono VIVA.
    Sono stata molto molto vicina a non esserlo più, sono invecchiata (sic.), ho una parrucca bionda bellissima, sono talmente nerd che al momento ho tre dico TRE campagne di gdr da tavolo in corso, leggo fantasy-oh-mio-dio, guardo un numero di film spropositato ma non sono mai abbastanza in forze per scrivere qualcosa di relativamente decente sul blog. Questo post lo sta dimostrando ampliamente.
    La sessione d’esami è finita, io l’ho passata vittoriosamente – oh, era un po’ ora – e io sto faticosamente riprendendo il contatto con la mia vita. Ciao vita, mi sei mancata, vediamo di ricominciare a frequentarci per bene e non lasciarci mai più. Grazie.
    Stavo anche scrivendo un post di odio generico che mi stava venendo tanto tanto bene e che dimostrava che quando hai dalla tua il potere degli elenchi puntati la retorica, il logos e l’arguzia sono ammenicoli da donnicciuole, ma! è passato quel fantastico deterrente all’educazione che è lo stress, adesso sono rilassata come un gatto grasso sul suo cuscino preferito, quindi dovrete aspettare.
    In generale, comunque, ultimamente mi sono sentita un po’ stretta, qui su Mimicry. Avrei voglia – e bisogno – di parlare di faccende personali che personali lo sono davvero troppo, nel generale senso che parlerebbero di me in relazione ad altri. Ad altri a cui tengo e che mi leggono e che non hanno responsabilità effettiva delle mie considerazioni, tutte variabili che mi fanno legare le dita e rimanermene al mio posto. La politica interna di Mimicry, spontaneamente generatasi nel corso degli anni, è sempre stata quella di cianciarvi di un sacco di paturnie intimiste senza andare ad intaccare la sfera del privato. Sono stata particolarmente brava e naturalmente non smetterò certo ora, ma odio dovermi censurare. C’è qualcosa dentro di me che si rompe, ogni volta che sono costretta a farlo – e di recente l’ho fatto davvero spesso – senza contare che è un tradimento nei confronti della me del futuro, che dovrebbe riuscire a ricordare quella che è stata proprio grazie a questo blog. So quanto sono cresciuta perché c’è questo ammasso di deliri adolescenziali che è rimasto sempre uguale a se stesso. È la cosa che mi rappresenta di più, e tacere di necessità (come ho già fatto tante volte in passato) è fare un torto soprattutto a me stessa. Bella fregatura.


  2. Mimicry per il sociale: E comunque i cartoni sono comodi, per dormire.

    settembre 15, 2011 by Kijomi

    Oggi vi propongo un esperimento di modestia e rivalutazione del sé, per la campagna Mimicry per il sociale che ho fondato in questo momento, aspettando che il ripasso che devo fare per riuscire a dare l’esame di lunedì si compia da solo, in autonomia, e io memorizzi senza sforzo alcuno oltre 500 pagine che non ho la benché minima possibilità di ricordarmi.
    Viviamo in un’epoca di profonda, devastante incertezza.
    Lo sappiamo bene.
    Non c’è lavoro, scarseggia persino il precariato, noi nati dopo l’80 dobbiamo praticamente rinunciare da subito a raggiungere la pensione (o metterci nell’ottica di arrivare ai 150 anni, e sinceramente preferisco evitare) e frequentiamo università che non ci danno altro che tempo da occupare mentre là fuori individui più furbi si spaccano la schiena a scaricare la frutta al mercato per costruirsi un futuro semidecente.
    Bene. Bene? No, non molto, ma non disperate. Fate come me.
    Pensate che sì, probabilmente non diventerete magnati dell’editoria, santoni, mantenuti (le mie tre idee di carriera più papabili alla voce “cosa vuoi fare da grande”) ma che ci sono tante altre posizioni importanti che non potrete comunque raggiungere, e non perché siete sfigati o il sistema è crudele, ma unicamente per colpa vostra e della vostra inettitudine!
    Dovreste esserne felici, no?
    No?
    Adesso vi faccio l’esempio di cinque carriere molto fighe in cui potrei lanciarmi fallendo miseramente. Tira su il morale e vi aiuta a vedere più raggiungibili obiettivi lontani ma non ad anni luce di distanza. E fa ridere, soprattutto.

      • Il fisico teorico
        È una carriera figa perché:
        Il contatto umano è praticamente azzerato, e hai a che fare con i massimi sistemi del cosmo senza nemmeno dover studiare Kant. Sei automaticamente autorizzato ad essere un nerd ipersfigato, senza la fastidiosa clausola di doverlo giustificare con un’infanzia traumatica: è solo colpa del tuo elevatissimo Q.I. In più, secondo il calcolo delle probabilità, è molto facile che accanto a te venga ad abitare una gnocca bionda che ti può fornire un sacco di cheesecake.
        Ma impossibile da raggiungere, visto che: Ho sempre avuto difficoltà insormontabili sulla tabellina dell’8.
      • Il trafficante di diamanti
        È una carriera figa perché: Ti mette a contatto con la natura, è avventuroso, ti fa viaggiare e vedere tanti posti nuovi, ti fa conoscere tante persone sempre diverse. Hai la possibilità di fare carriera molto in fretta e bene, e se sei fortunato dopo una manciata d’anni non avrai più bisogno di lavorare.
        Ma impossibile da raggiungere, visto che: il jet lag a lungo andare mi farebbe diventare completamente pazza.
      • L’idol
        È una carriera figa perché: Sarei idolatrata dai giapponesi, e lo sapete che non c’è onorificenza più grande, al mondo, che venire idolatrata dai giapponesi. Nobel, Oscar? Bazzecole. Sono anche della dimensione giusta, ho un sacco di occhioni e un sacco di tette, tingendomi di biondo farei furore immediato.
        Ma impossibile da raggiungere, visto che: sono stonata come la cosa più stonata che possiate immaginare. E lo so che da Avril Lavigne in genere non è più un problema, ma fidatevi. È molto, molto peggio di così.
      • L’addestratore di struzzi
        È una carriera figa perché: Gli struzzi sono animali intelligentissimi e darebbero un sacco di soddisfazioni. Li si potrebbe usare sia per le corse clandestine che per ricavarci degli splendidi boa, e persino Max Pezzali ne ha un allevamento. Chi non vorrebbe farsi invidiare così? (Sì, lo ammetto, ormai sono un po’ tirate.)
        Ma impossibile da raggiungere, visto che: sono alta un metro e quarantasette e uno struzzo mi ownerebbe di brutto.
      • Il Carillon
        È una carriera figa perché: Non dovrei fare molto altro che girare su me stessa a ritmo sincopato. Il lavoro più facile del mondo.
        Ma impossibile da raggiungere, visto che: sono di materiale organico.

     


  3. Sei Tipi di Pasta: teh fandom

    settembre 13, 2011 by Kijomi

    Mi rendo conto che seguire una rubrica su Mimicry sia più o meno impossibile. Sono avversa a qualunque tipo di regolarità, evidentemente, e non riesco a schedulare nemmeno me stessa, figuriamoci una serie modulata di post. Questo però non mi toglierà mai il gusto di fare l’imbecille sulle categorizzazioni del mondo. Le amo in maniera inversalmente proporzionale a quanto smetta di credere in loro: al momento, ho raggiunto il mio picco massimo. Oltre a questo, le mie rubriche subiscono l’altalenante variare della mia ispirazione in materia. Più sono irritata da voi, fastidiose scagliette di mandorla, più mi date modo di assorbire dalla vostra piccola e meschina visuale del mondo il mio sollazzo più grande, quello dello sberleffo impunito. (Impunito perché continuate a essere troppo pieni di voi per accorgervi che vi sto insultando, causandomi ulteriore sollazzo, in una catena autoalimentante senza fine. Come al solito, vi amo.)
    Questo post me lo rigiravo in testa da un po’, ma mai come adesso c’è bisogno che io lo scriva.
    Siete pronti? Chi indovina cosa sono io – e cosa sono stata – vince un’intera teglia di muffin ai mirtilli. Per davvero, eh!
    Per chi non sappia cosa sia Sei Tipi di Pasta, qui. Gli altri, con me, nel più periglioso dei mondi. Mi dicono che sono morbosa, quando voglio solo compiere opere di informazione e prevenzione. Tzè.

    (continua…)


  4. Vino, corsetti e lettere d’amore.

    agosto 27, 2011 by Kijomi

    Vi ricordate? Vi avevo detto che il laccetto rosso ci aveva lasciati per sempre.
    Bene, il laccetto rosso è tornato.
    Senza dare spiegazioni e in maniera un po’ creepy, ricomparendo sulla mia scrivania senza che nessuno – ho chiesto in giro – ce l’avesse messo. Ma d’altro canto è del laccetto rosso che stiamo parlando, quindi non potevo aspettarmi altro. Non so se vedere in tutto questo un brusco ritorno alle origini, lo schianto delle illusioni, l’entropia, o, più semplicemente, il fatto che forse l’avevo abbandonato sotto la tastiera.
    Non lo sapremo mai, ma nel frattempo io sto vivendo l’estate più intensa della mia via.
    Nemmeno quella dei miei diciannove anni – l’estate di Roma, Parigi, Saint Seiya, la scoperta di quello che volevo essere – è stata così densa di avvenimenti e persone.
    Ho fatto cose che avrei voluto fare da tempo, che avrei dovuto fare molto tempo fa, che non avrei mai dovuto fare; cose che non speravo più di fare – confermando la teoria che il mondo mi vuole apatica: quando smetto di provare soddisfa tutti i miei desideri – cose che probabilmente volevo fare ma di cui non ero nemmeno al corrente.
    Signori, poi: è tornato Sublime. Ed è colpa di qualcuno, perché Sublime è sempre colpa di qualcuno: che sia Charles Baudelaire, la Ele, il mio narcisismo o le persone bellissime di cui mi circondo. (La Ele non è una persona, la Ele è un AI, e ormai dovreste saperlo bene.)
    È tornato Sublime e con esso il mio pensare narrativamente, immaginariamente. Da quanto tempo non lo facevo? Probabilmente poco, penso immaginativamente da quando sono in grado di pensare il pensiero, e non son cose che puoi smettere di fare. Eppure, wow, sto pensando Sublime. (Scrivendo è una parola grossa, ma sto facendo anche quello.)
    Potete fare una ricerca per tag e dare un’occhiata a quante volte l’ho detto, negli ultimi quattro anni. Un indizio: sono tante e sono tutte false. Io fossi in voi non mi crederei.
    Eppure. Eppure.
    Eppure c’è il pensare alle lettere d’amore come le scriverebbe qualcuno che d’amore non è capace, ma è davvero capace di scrivere lettere d’amore.
    Con una grafia impeccabile, innanzitutto, tanto elaborata da sembrare finta, ma abbastanza frettolosa da convincere di essere stata scritta di getto, senza ripensamenti, come una poesia che viene perfetta alla prima stesura e che non si osa toccare per non sfiorirla.
    Piena di invocazioni, ovunque, ripetute, perché il nome di chi si ama lo si deve dire sempre, anche quando non serve – e se te lo chiedono, va risposto qualcosa di orrendamente sincero e orrendamente poco credibile (e questo vale per tutte le domande d’amore) – e assolutamente privo di prolessi e analessi. L’amore è al presente, sempre, vive nel tempo del mondo.
    Così come non bisogna mai fare progetti, nelle lettere d’amore, ma solo sfrenate e irrealizzabili fantasie: l’amore vive il tempo del suo mondo, non del mondo reale. Deve essere piena di dichiarazioni assolutamente false scritte nella maniera più schietta e sincera, che sia impossibile non credere loro; e altrettanto piena di aforismi crudelmente veri e proprio per questo dal suono assolutamente fasullo. Deve essere brutale e dolcissima e non dire mai niente di chi la scrive, se non che la scrive per chi ama: perché è questo che conta, nelle lettere d’amore, il destinatario.
    Bene.
    Sono ancora capace di pensare come Oscar. Questo vuol dire che sono ancora abbastanza crudele da poter imitare – orrendamente, ma non c’è bisogno di dirlo – quell’altro Oscar (proprio quello, non quello prima né quello dopo) e farvi diventare tutti discretamente scemi perché ci sono ben tre individui a scrivere questo post, al momento, e contemporaneamente.
    Io, intanto, domani me ne vado in campeggio con Gold Insanity, appendendo momentaneamente la mia vita al gancio della nerdità più spinta e pornografica. Ciao, me stessa, sarò un sacco di altre persone per una manciata di giorni.
    Se avete paura di impazzire, il metodo dissociazione di personalità programmata funziona davvero bene.
    Non vedete come sono simpatica io? (Cazzo, mi manca il mio analista. Meno male che è quasi settembre.)