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Posts Tagged ‘ammmore’

  1. Retorica della patata a cubetti

    luglio 9, 2011 by Kijomi

    Vivere è un po’ come cucinare.

    No, non è che il caldo mi abbia dato alla testa – oddio, anche, forse – è solo che mi sono fatta uno stupendo caffè freddo alla vaniglia e volevo condividere le riflessioni che ne sono sorte. Perché sì, essere me è non essere lasciati in pace dal proprio cervello nemmeno mentre si assume dello zucchero.
    Cucinare non è proprio la cosa più facile al mondo. Soprattutto, si può vivere benissimo senza saperlo fare: ci sono altri che possono produrre cibo per te, e, nel caso tu sia particolarmente pigro, che te lo porteranno direttamente a casa senza che tu muova un dito, se si esclude quello sulla tastiera del telefono.
    Puoi non farlo affatto e sopravvivere di scatolette, come i gatti domestici.
    Puoi anche decidere che mangiare non ti interessa e farlo per mero sostentamento del tuo corpo mortale – ammiro moltissimo chi ci riesce, ma sicuramente non lo invidio: se ho un corpo mortale voglio che il suddetto goda di tutti i piaceri che gli sono dati godere, prima di decomporsi molto lentamente, morire e riprendere a decomporsi, un po’ più velocemente.
    Non è la cosa più facile al mondo, dicevamo, ma se ti interessa farlo i requisiti sono esattamente quelli per vivere come si deve.
    Si va a tentativi per i primi anni, ci si taglia, si bruciano le pentole, si riempie la cucina di fumo, si fanno scadere gli ingredienti. Poi, più ti eserciti, più acquisisci quelle piccole regole di base che ti fanno sapere a livello istintivo quanto sale va nell’acqua per la pasta, e quanto alzare la fiamma. Che ti fanno evitare di farti mozzare un pollice col trinciapollo e ti insegnano i trucchetti per aprire i vasetti sigillati senza ricorrere a pinze o ad un forzuto vicino di casa.
    Se ti piace farlo ti appropri di un metodo e della tecnica, che sono indispensabili. Serve memoria, fantasia, un pizzico di mentalità da esercito per ricordarti che le dosi sono fondamentali, in tutto, e se le sbagli fallirai.
    Serve avere i sensi allenati, tutti quanti, per sapere dall’odore e dal suono se la cipolla sta soffriggendo nella maniera corretta.
    Serve una buona dose di fortuna – le ricette migliori vengono per puro culo e in genere sono irriproducibili – e serve sapersi prendersi poco sul serio, infilare le mani nell’impasto fino al gomito e fare una fottutissima fatica per far venire quell’impasto come dio (o ricetta) comanda.
    Se sperimenti troppo magari crei sapori nuovi, che però difficilmente saranno apprezzati – le avanguardie sono sempre difficili, sia da capire che da infilarsi in bocca.
    Ci vuole polso e una gran faccia tosta per non far impazzire la maionese.

    Poi puoi anche andare a braccio, se credi.
    Puoi provare a mischiare gli ingredienti a caso. Magari sei di bocca buona e ti basta nutrirti, e a questo punto importa poco cosa ingurgiti, e come. Puoi approssimare e sperare che qualcuno venga a rimediare (magari ti porti una pizza), ma se lo fai non lamentarti poi che mangi male.

    Ora, io non sono un’esperta. Credo di cavarmela molto bene con le basi, riesco a orientarmi in una cucina senza fare facce troppo stralunate, riesco a distinguere un taglio alla julienne da uno alla brunoise (anche se ammetto di aver dovuto googlare quest’ultimo per la nomenclatura – dadini è troppo difficile?), posso inventarmi cose veloci con gli avanzi in frigo come seguire ricette piuttosto complicate.
    Sono anche una pasticciona, disorganizzata, uso quattordicimila pentole e padelle e non le lavo man mano, così che quando ho finito ci metto dalle due alle tre ore a far ritornare la cucina in uno stato vivibile.
    Credo che più che un vero talento abbia la predisposizione mentale adatta a sopravvivere. Non sarò mai uno chef, preferisco una bella bistecca al sangue con un’insalata a complicatissime ricette piene di ghirigori che non ti riempiono lo stomaco.
    Sono per provare i sapori, tutti quanti, e sono una buona forchetta – quando ti piace cucinare è difficile che mangiare non ti dia soddisfazione.
    So che spesso pecco di perfezionismo, che le ricette migliori mi vengono quando abbandono le istruzioni e seguo l’istinto. Anche se non sempre funziona, anche se a volte mi scotto la lingua.
    Penso però che con un po’ di inventiva dentro un sacco di disciplina – ma proprio tanta, che senza ci si fa male – sia una delle cose più divertenti e istruttive che si possano fare.

    Che bello, sono riuscita a scrivere un post di una banalità retorica imbarazzante.
    Grazie, caffè freddo alla vaniglia.


  2. Erga Aphrodites

    aprile 1, 2011 by Kijomi

    [A metà  stesura mi sono resa conto che capiranno il contenuto di questo post in tre. Ma oh, pace, è comunque più della media abituale.]

    Inizio vagamente a sentirmi come Oscar. Che non è mai poi una bella cosa, quando inizi a somigliare ai tuoi personaggi – quando loro somigliano a te stai creando delle Sue, che è brutto ma non è poi il peggiore dei mali – in particolar modo quando tutti i tuoi personaggi sono dei miserabili bastardi, o tutt’al più puttane. O dissociati o isteriche frigide. Umh.
    Sì, insomma, magari Sublime è un attimo da rivedere, ma non è di creazione artistica che stavo parlando. XD
    Ad Oscar non pensavo davvero da un sacco di tempo, da quando ho abbandonato la scrittura di Giardini a metà. E meno male, dopo averle dato una letta. Meno male aver proprio piantato il mezzo narrativo, non credo di poter essere meno portata per molto altro. Forse giusto la corsa ad ostacoli, toh. Ritornerò ad essere carina e basta, che è il lavoro perfetto e soddisfa ampiamente anche la mia pigrizia.
    Quando usi la tua sindrome narcisistica per creare qualcosa, tendenzialmente quella cosa ti divorerà, e farà aumentare esponenzialmente la suddetta sindrome, che comincerà a vivere di vita propria, senza nemmeno più bisogno di altri sé su cui svilupparsi. E i Sublimers erano, in effetti, un crogiolo di psicopatologie con un unico punto di origine.

    Oscar ha smesso di servirmi quando ho iniziato a pensare di poter applicare davvero la sua visione distorta dei rapporti umani alla vita vera. La piccola tragedia è che ne sono ancora, almeno sotterraneamente, convinta.
    E Oscar non mi piace – a chi piacerebbe?
    Il punto è che la primavera è arrivata, io sono  sballottata dai miei ormoni e quelli altrui, e non ho la minima intenzione di applicarci una moralità consunta che non sono mai stata troppo brava ad usare.
    L’akrateia hedones, signori, ci è sempre piaciuta, da queste parti.
    Se devo fare il tombeur de femmes – letteralmente! – farò il tombeur de femmes. Che ci vorrà mai?
    Nel frattempo, studio Foucault (dimostrando con quanto sopra di non capirlo e non condividerlo, ma non preoccupatevi, è solo una posa ♥) e mi distruggo di Wii Fit, che è anche ora che torni presentabile.
    Ce la possiamo fare, ad addestrare contemporaneamente corpo e anima.

    Anima, lungi queste cose orrende!
    Ti sieno cari gli umili sentieri
    ove nel lungo oblìo l’erba germoglia.
    Una pace verrà né tuoi pensieri
    nuova, e da te cadrà l’antica spoglia
    come cade da l’albero la foglia
    arida. E lungi queste cose orrende!

    Ah, Rapagnetta, miserabile bastardo mangiatore di cervelli adolescenti. Quanto sono stata rovinata? Quanto sono stata salvata dalla miseria? Perché ricomincio a parlare come se fossi deficiente?


  3. Tagliare le gambe alla creatività in una semplice mossa.

    gennaio 6, 2011 by Kijomi

    Le cose che vorrei fare adesso, in ordine sparso.

    Fare shopping. Prima di Natale ho visto una borsa di pelle bellissima e natale mi ha dato i soldi per impossessarmene. E ci sono i saldi.

    Scrivere. Scrivere l’entry per il racconto horror, scrivere fanfiction, roleplayare, postare qui sul blog cose più interessanti di una lista, scrivere recensioni di libri e film, parlare, discutere, riprendere in mano il forum – ho un post su Aphrodite in lavorazione da sei mesi – riappropriarmi della mia mimicry e della mia creatività, che sento che ormai sono pronta.

    Leggere. Ho comprato i fratelli Karamazov, e I versi satanici di Rushdie, e un saggio di Calasso su cui piangerò e tornerò decadente. E L’Opera al Nero, e XY di Veronese, e gente viva e morta e orripilanti romanzi sui vampiri e e e le confezioni del latte e le fanfiction delle persone fidate e saggi di filosofia  per l’università.

    Dormire. Ho sonno arretrato per due settimane, e tanto vi basti sapere.

    Vedere film, di ogni genere, ne ho una lista che si allunga in maniera preoccupante. E anime, e telefilm, che riprendono le mie serie seguite, ora, e ne ho altre da iniziare.

    Passeggiare: amo l’inverno quando è così gelido e secco, e ho un capello a teiera magnifico da sfoggiare. Ho voglia di muovermi, di guardarmi attorno, di sfinirmi con musica nuova nelle orecchie e facce sconosciute negli occhi.

    Fotografare, ora che ne ho i mezzi e voglio partecipare alla sfida 365 foto in un anno. E poi photoshoppare quello che fotografo, a partire dalle circa trecento foto fatte in questi giorni, ché lì in mezzo qualche scatto degno ci sarà.

    Raccontarvi quanto superlativo sia stato il mio capodanno e i tre giorni successivi, per farvi crepare tutti di invidia. Frequento persone stupende e ricchissime, e mi fanno ancora male gli addominali da quanto ho riso, e non avrò più bisogno di bere per sei mesi – nè di mangiare, come mi ha giustamente fatto notare la cattivissima Wii fit di Rucci. Sono così emotivamente satura che un altro briciolo di felicità mi farebbe esplodere. Quindi siate pure cattivi con me, potrei morirne se vi amassi.

    Le cose che invece farò, fino a metà febbraio.

    Studierò.

    Ciao, pasticcini. È stato un bell’inizio d’anno. ♥


  4. Look and Feel Years Younger

    dicembre 31, 2010 by Kijomi

    Sono una brutta persona perché mi stavo dimenticando di aggiornare il blog.
    Ed è sempre importantissimo aggiornare il blog prima di capodanno, è un rituale irrinunciabile – proprio come capodanno – in cui vi dico cose sagge, vi insulto e metto sempre troppa aspettativa in tutto.
    Oh, ma adoro mettere troppa aspettativa in quello che faccio, soprattutto se quello che faccio è festeggiare capodanno.

    E quest’anno sarà, a occhio, non il migliore ma sicuramente il più demenziale. E uno degli anni migliori da vedersi concludere, nel bene e nel male.
    Mi sembrano passati secoli da gennaio scorso, se-co-li. E contemporaneamente, come al solito, sono tutta “Oh mio dio no non di nuovo cos’è successo al tempo Crono ti odio no non mangiarmi“.
    È mezzogiorno e mezza del 30, sono ancora in pigiama e devo mettere su da mangiare. Odio lasciare i post a metà, poi mi dimentico cosa di eccezionale volevo dire!
    Oh beh.

    Come volevasi dimostrare. Nel frattempo è anche arrivato un pacchetto che aspettavo con ansia. Che si è rivelato non essere quello che aspettavo con ansia. Groan.
    Comunque, il succo del post è più o meno “Mamma mia che fatica ‘sto duemilaedieci“. Senza modestia, lo so, ma mi sono davvero fatta il culo, e i frutti si stanno vedendo. Ed era pure ora. E sono soddisfatta. E posso permettermi di dire che me lo merito anche. Un pochino, almeno.
    Dovrei dire tante cose, a tante persone. Perlopiù alle solite, in realtà, che sono un esserino abitudinario. Anche se ci sono una manciata di new-entry: non so quanto durerà, ma posso dire con certezza che sarà bello. Ho imparato abbastanza perché ai miei rapporti rimanga solo la parte gradevole, quando sono così easy.
    E ai soliti, invece, non dirò niente. Non qui, perché le parole si svuotano, su un blog pubblico. Carne e sangue, sono loro, e cerco di dimostrarlo, più che dirlo, come sempre. Non mi è ben chiaro se mi riesca, ma anche qui, si vedrà. Mai come quest’anno ho la sensazione di essere così giovane, e così vecchia, e con così tante cose da fare, posti da vedere, da fotografare, persone da amare, da leggere, da imparare. Merito anche del mio patto col diavolo, sicuramente. Ma Guru Guru Ponchan, Scillina? Devo considerare la sfida vinta? Eh? ♥
    Quanto ai propositi per il 2011:  io non ci credo, ai propositi, se non per il gusto bohemienne di distruggerli uno per uno, quindi non ne farò. Per quello c’è listography. Ma posso dire tranquillamente che un anno che ha contenuto Creta, due romanzi, negromanti, un tempio pagano in casa, tutti quei gufi e quel porno io me lo rivivrei da capo. Con meno fatica, meno sofferenza e meno rotture di coglioni. Con più equilibrio, dai che ci arriviamo. Per me e per gli altri. Con altrettante lacrime, con tutto quel sacro. Con tutta quella passione, sempre di più, ancora. Del brutto non parlo, il brutto lo brucerò lontano da occhi indiscreti. Sono diventata una persona riservata, l’avreste detto? (Come se avessi poi fatto intravedere molto di me, qui.)
    L’anno prossimo mi aspettano una sfida sull’altra. E già capodanno è una sfida niente male: l’avete mai cucinato un cenone per dodici persone? Impazzirò.
    Tanti gufi a tutti. Tanto di tutto quello che volete e pochissimo di quello che vi serve, perché se vi arriva gratis finite per svalutarlo. Non fatelo!
    Vi odio tutti, esseri umani. Così tanto, non ne avete idea.
    Buon capodanno – buon inizio solo sulla carta. Buone mangiate. Buona musica. Buona vita.
    (E questo post ve lo pubblico il 31 sera, così imparate, oh! ♥)