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Del cinismo e di come siamo imbecilli.

Lo sappiamo tutti che sono una cinica impenitente.
Perché è comodo esserlo, perché riesce facile anche agli imbecilli – agli imbecilli di stampo medio, agli imbecilli quanto son imbecille io: non agli imbecilli che mi ostino a considerare la forma di vita più diffusa del pianeta, quelli in effetti non riescono nemmeno a cogliere il sarcasmo, pur essendo il sarcasmo la più bassa forma d’arguzia, cit. Wikipedia (!)… e questa frase è troppo lunga.
Dicevo.
Sono cinica, del tipo che “tutto il mondo va a rotoli e non c’è niente da fare, il genere umano farebbe meglio ad estinguersi perché sono troppo stupidi per rendersi conto che non valgono l’aria inquinata che respirano” e tutte queste cosine simpatiche come un calcio nei denti, che anche le persone che mi amano so benissimo che quando attacco a fare la predica vorrebbero solo fermarmi a sprangate.
E lo sono, cinica, perché mi sono abituata a considerarmi di gran lunga più furba, intellettualmente arguta e naturalmente propensa alla genialità rispetto al resto del pianeta. Senza, in effetti, averne nemmeno riscontri statistici validi.
Lo faccio perché sono abituata a farlo, non mi guardo nemmeno più tanto in giro. Formulo giudizi che sono basati su congiuntivi sbagliati o, al contrario, su iperboli sintattiche che mi mandano in solluchero.
Pregiudico pretendo anche di avere ragione, perché sono pregiudizi fondati su punti imprescindibili, per me. (Sì, il congiuntivo e il solluchero. Potrò pur avere i miei feticismi o no?)
Conosco abbastanza bene per poter dire con certezza se siano persone dotate di genio, imbecilli di stampo medio o inarrivabili catastrofi esistenziali suppergiù una trentina di individui. Di questa trentina, ne faccio entrare nella categoria dotate di genio almeno quattro. E no, non sono i miei amichetti-del-cuore, ché non sembra ma l’integrità intellettuale almeno m’è rimasta intatta. E di imbecilli di stampo medio – gente al mio livello, eh, e ve lo ricordate che vado dall’analista per sconfiggere la convinzione di non essere Dio, no? –  ce ne saranno almeno una decina. Questo vuol dire, che facendo un piccolo lavoro di microstatistica – per quanto la statistica sia un mezzo per imbecilli totali, ma di quelli senza speranze – la metà del mio personale universo è intellettivamente a me pari o superiore.
E non è una cattiva percentuale, mi pare.
Non sapremo mai – perché non sono empirista, ma solo una cazzona – se è dovuta alla mio costante e severissima opera di scrematura di contatti umani che opero da quando sono nata, perché non ho intenzione, al momento, di aumentare in maniera considerevole quella trentina di individui.
Non ha molta importanza, credo, l’essere cinica e disillusa è un po’ un marchio di fabbrica, ormai, e sappiamo tutti che avere un marchio di fabbrica è molto più importante che crederci davvero. Tant’è vero che non credo nemmeno a questo.
Mi tengo il mio santissimo e coscientemente ipocrita pregiudizio e vivo in questa clausura autoimposta e tanto divertente per chiunque trovi divertente il sarcasmo che faccio sugli altri sei miliardi di esseri umani. Probabilmente tutta gente decisamente imbecille, ma che si può pretendere?

Però. Però…!
L’essere di basso profilo, cincischiare di cinismo che nemmeno dentro una botte e non mettermi in gioco mai, ché sia mai che poi trovo qualcuno che mi smonti il giochino, non mi impedisce di incappare in posticini che un po’, vagamente, forse, per cinque minuti, ma magari anche domani, se no facciamo un’altra volta ci vediamo ciao, mi fanno ricredere.
Solo oggi ne ho trovati tre, e sì, è vero che sto cazzeggiando in maniera ignobile, ma finché dà questi frutti nessuno può dirmi niente.

Quello che vi segnalo è lui. SimoneRossi è uno di quelli da feticismo immediato ed incontrollabile. Uno che lo leggi un po’ sparpagliato, disordinato, senza mai informarti troppo che altrimenti fai cadere tutti i bei discorsi che hai fatto fino a quel momento, e nell’ordine ti fa venir voglia di: comprare il suo libro; pensare che è uno di quelli che ha capito tutto ma proprio tutto-tutto-tutto di come bisogna approcciarsi alla vita, alla musica, alla scrittura e a internet; scriverci un post fiume dove dici, riassumendo, che il cinismo lo si può sconfiggere incappando in persone meritevoli viventi e parlanti nel tuo stesso spazio tempo; uscirci a cena.
Mica male, no?

La vendetta della melanzana

È stata una settimana molto produttiva.
Ho raggiunto il livello sedici di Puzzle Bubble.
Ho creato un’emoticon per messenger con il cancelletto accentato. Per rendere meglio le espressioni dei personaggi con una benda sull’occhio, no? #_ò
Ho fotografato un coniglio che passeggiava sul cornicione del palazzo di fronte. Sì, non un gatto, un coniglio.
Ho fatto discorsi bellissimi, profondi e decisamente disturbati sulla Gestalt, l’Arte e il Viscido. E sulla maniera di vivere la rappresentazione, e sulla matematica del mezzo artistico.
E da domani inizio una Settimana Cinica. Perché il cinismo è un mezzo sano di rapportarsi al mondo, e su Faccialibro in particolare ce n’è tanto bisogno.
Mercoledì riapre l’Izu, giuoia e gaudio, e mi ci tufferò a pesce – ahahah, sushi/pesce, ahahah come sono simpatica – e ne approfitterò per un salto in libreria. Mettendo via i soldi per Londra sono mesi che non faccio una delle miedissennate spesacce da sette chili di libri, e la wishlist si allunga.
Devo avere, voglio e avrò:

  • Coraline e Il Figlio del Cimitero, di Gaiman;
  • Il libro delle storie di fantasmi, di Dahl;
  • L’esistenza spirituale, di Pessoa, edizione Aquaviva (amo profondamente le edizioni Aquaviva, fanno sempre cosine da mangiarsele);
  • La Malinconia di Parigi, di Zio Charlie, sempre Aquaviva ♥;
  • Le Liriche, di Hölderin;
  • Punto linea e superficie, di Kandinskij, ispirata da questo video. Quella donnina è una di quelle che senti parlare e pensi, senza mezzi termini “vorrei che fosse mia amica”. E non mi capita spesso, decisamente.
  • Se lo trovo, ma ne dubito, Table Talk, di Zietto, in lingua. Ci si prova.

I due libri dell’orrore – Gaiman e Dahl in teoria sono per bambini, ma quali libri più di quelli per bambini posso davvero scatenare l’orrore? – sono per iniziare ad esercitarmi in vista del prossimo concorso della Delos.
[ATTENZIONE, MESSAGGIO PROMOZIONALE ALTERNATIVO IN ARRIVO]
Il 10 giugno esce 365 racconti erotici per un anno, questa aberrante iniziativa nata sul forum di Writers Magazine che vede pubblicati, oltre alla sottoscritta, tutta Wonderland, un buon numero di persone che considero cerebromunite, e tanti, ma tanti, ma tanti pseudo scrittorucoli wannabe, la mia categoria scrivente preferita.
Il risultato è una raccolta orrorifica nel contenuto, e a parer mio anche nell’esperimento stesso: “Prendiamo un forum di dilettanti, facciamogli scrivere pornografia di bassa lega, pubblichiamoli tutti senza sganciare un soldo e buttiamolo sul mercato, tanto il porno vende sempre e un margine di guadagno è assicurato“.
Delizioso. A me ha fatto talmente ridere che ci riproverò anche nella prossima tornata, dedicata appunto all’orrore. Come minimo, se questa fa paura da quanto è brutta, la prossima sarà orgasmica per apporto comico.
E guardate un po’: parteciperò, esattamente come per il racconto erotico, con una fanfiction. ♥ Basta togliere i soggetti. Al massimo cambiare i nomi. Chi volete che se ne accorga? I lettori sono perlopiù una manica di deficienti, no?
Ottimo. Vado a giocare un po’ a Puzzle Bubble. Sappiate che vi odio tutti e spero muoriate fra atroci tormenti, o forse no. Forse sono solo annoiata.

E comunque voglio anche questo.

Questo post non parla di tette

Salve, graziosi pancake al mirtillo, come state?
Oggi vi interpellerò su una questione piuttosto di nicchia, quindi quelli fra voi che sono maschi etero, non leggono fanfiction, non sono/sono stati/sanno cosa vuol dire otaku, pensano che la sociologia e l’antropologia siano campi di studi decisamente noiosi sono esonerati dalla lettura. Il certificato ve lo firmo dopo. Se lo volete leggere lo stesso, fatemi il favore di dare una scorsa prima alla Santa Wiki, alle voci yaoi, yuri, mpreg in tre diverse fonti e identità sessuale. L’ultima è un bonus, ma non fa mai male un po’ di cultura, mh?
Gli altri dopo li interrogo. E fa media.
Ah, e soprattutto, per carità, se ci sono minorenni che mi leggono: non ditelo a mamma e papà, ok? Va tutto bene, gli etero esistono (credo), Dio è lassù in cielo e le cicogne porteranno ancora i bambini, dopo questo. Spero.
No, seriamente, io sono un avviso: è un post con delle parti pornografiche piuttosto descrittive, sappiatelo e regolatevi di conseguenza.

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Sei Tipi di Pasta: teh interweb

Sono stata assente un po’, ma che volete farci, è la primavera. Oltre alle solite cose sono impegnata a tenere sotto controllo i miei ormoni, che hanno deciso che devo assolutamente figliare tipo ORA.
Stupido orologio biologico.
Comunque, per farmi perdonare, torno nientemeno che con una rubrica.
Intitolata Sei Tipi di Pasta. E no, non si tratta di una rubrica culinaria (anche se non escludo potrei arrivare a parlare anche di quello), bensì di un’irriverente (?) pamphlet (??) satirico (???) sui nostri amatissimi tempi moderni.
Esatto, sono qui per sparlare proprio di voi.
Lo so che ne siete entusiasti, non trattenete gli urlettini estatici. ♥ Amo gli urlettini estatici! *C* ♥♥
E perché mai, vi chiederete voi, Sei Tipi di Pasta? È presto detto. Ormai anni or sono, con le mie due solite bionde maliarde,  ero a pranzo da Pastarito – sì, è pubblicità occulta, in realtà mi pagano per scrivere queste stronzate – e avevo fame.
Tutto normale, fin qui, fintantoché non sono arrivate le nostre ordinazioni. Tre piatti, ma doppi, bigusto. Così, tre piatti conditi in sei maniere diverse. Sei Tipi di Pasta. Un eccesso che ha causato un exploit psicotico al momentaneo Saga di Gemini presente, che ha visto realizzarsi davanti ai suoi occhi la più torbida delle fantasie di uno schizofrenico. (Se vi state chiedendo se faccio mai qualcosa, nella vita, che non abbia una seppur blanda relazione con Saint Seiya, la risposta è NO).
Quindi eccoci qui, con un titolo che mi è sembrato perfetto per tentare di dipingere il vasto universo mondo nella maniera che più mi si addice: applicandogli delle etichette.
Siete pronti?
Allora via!

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