Fra le cose che non capisco c’è il motivo per cui le persone – la maggior parte di loro, almeno – si sentano in dovere di mostrare interesse.
“Ci tengo a sapere di te“, mi hanno detto.
“Ci tengo a sapere di te”, non è una frase che bramo di sentirmi dire, non dopo quattro anni di vuoto siderale. “Ci tengo a sapere di te, anche se non l’ho dato a vedere“.
Ah, beh. Per carità.
Fare domande e poi non ascoltare la risposta.
Fare domande, fingere di ascoltare la risposta e poi rifare la stessa domanda dopo una manciata d’ore. Oltremodo fastidioso.
Davvero, non capisco. Cerchi benevolenza? Fammi complimenti sul mio abbigliamento discinto o sul mio faccino perfetto o sulle mie tette strepitose.
Mi sono completamente ricoperta di piccoli agganci per rendermi interessante a prescindere ed eliminare la fatica agli altri, l’ignorare i miei sforzi costruiti in questa maniera è indelicato e parecchio stupido, anche. E ottenere la mia benevolenza è oltremodo facile, basta essere, fingersi o sembrare naturalmente più intelligenti o predisposti di me in qualsivoglia campo. E la scelta è ampia, fidatevi.
Viviamo in questa bolla di plastica infrangibile dentro la quale annoiarsi è assolutamente maleducato. Chissà perché, poi.
Io sono diventata violentemente incapace di fingere interesse che non provo: è anche vero però che annoiare me è estremamente difficile, sono una delle conversatrici più eclettiche che conosca. Parlami del buco dell’ozono, o nell’attuale panorama politico (storcerò il naso,ma non potrò impedirmi di esprimere un’opinione), o del tuo cappotto nuovo, o della vita sessuale dei canidi (a true story: ho appena avuto una conversazione tendente alla zoofilia con un perfetto sconosciuto. L’esperienza più straniante della settimana), non importa.
Di sicuro ne so qualcosa, e se non ne so niente mi farà piacere imparare. Basta essere creativi e non sbagliare i congiuntivi, in genere, e difficilmente mi sottrarrò ad una conversazione. Poi, ovviamente, se non mi parli che del tuo moroso o della ceretta o di quanto ti è costata la borsetta nuova o di quanto KYA la Meyer sia una scrittrice meravigliosa beh, non credo diventeremo migliori amici. Ma non chiudo la porta in faccia a nessuno, veramente. Non sono così stronza come mi dipingo. Sono molto educata e ho la fortuna di interessarmi delle persone che mi gravitano attorno, sia solo per fare paragoni.
Anche per questo, appunto, trovo molto maleducato il fingere un’attenzione che si è ben lungi dal provare. Non sono un’autorità, non esprimo giudizi di gusto – se non sulle scarpe altrui – non sono pericolosa. Anzi, sono facilmente neutralizzabile, basta schiacciarmi il cranio con una mano per causarmi menomazioni gravissime. (Ma voi non fatelo.)
Non mangio nessuno se mi dice che sono noiosa, o che il mio squittire convulso su Derrida o Palahniuk o *inserire ossessione momentanea qui* gli causa l’emicrania. Di solito basta – educatamente – cambiare discorso. Non è difficile, difficilmente me ne accorgerò, figuriamoci prendermela. Mi offendo solo, di solito, solo se mi si prende per il culo senza nemmeno adottare accorgimenti per non farsi scoprire.
Come al solito, sono solo le mancanze di forma ad infastidirmi.
In tutto questo, sto preparando un esorcismo. Kiwah, è tanto tempo che non pratico più a livello così serio. Per fortuna sarò coaudivata da qualcuno esperto almeno quanto me.
Basilico ovunque. Il basilico mi è simpatico, è morbido e profumato e riesco addirittura a coltivarlo senza farlo morire nel giro di due settimane.
Dall’erbolario magico di Scott Cunningham (LOL): se stringete un rametto di basilico e quello appassisce subito, è segno che siete casti ed illibati; se a stringerlo è una persona dai costumi licenziosi, invece, il basilico resterà intatto.
Amo a dismisura queste boiate esoteriche. Il basilico mi ha appena implicitamente dato della puttana. Yay.

Kijomi,
Louchette, Cheshire Cat, Pisces no Aphrodite and so on.





