Sto usando il blog come antistress.
Ve ne farete una ragione.
Sono riuscita, con abile strategia, ad arrivare in ritardo sul programma di un esame che avevo iniziato a preparare in ANTICIPO. Era un segno chiaro che qualcosa sarebbe andato storto. Mi conosco troppo bene.
E questo post è qui a dimostrazione che non imparo dai miei errori, e continuo imperterrita a perdere tempo. Yay! ♥
Al terzo caffè del pomeriggio ho cominciato a manifestare i primi segni di morbo di Parkinson, d’altra parte, e sto per bere il quarto nel giro di sei ore.
Caffè espressi iperconcentrati, e quasi senza – URGH – zucchero, vi prego di notare.
Quindi meglio sfogare l’adrenalina qui che rendere il libro un Jackson Pollock.
Anche perché mi sono un po’ rassegnata. E sì che, guardate, dalle impostazioni del mio browser sembro persino una persona seria!

(Sì, lo so che prima dei siti utili ci sono quelli per cazzeggiare e spendere soldi. Ma siete sicuri di volermi vedere OOC?)
E niente da fare, siamo caduti in una febbre isterica da grecità.
Tutti quei concubini. Tutti quei dipinti parietali. E bah, ma lo sapevate che i greci sul palco si esibivano in figure di danza prendendo spunto dai cuscini e dalle civette? DALLE CIVETTE, per Athena Parthenos.
Guardate quello che ho al momento sulla scrivania, e fatevi un’idea del mio equilibrio psicofisico. I primi sei libri dall’alto sono per un esame. Il resto, per puro diletto personale nel distruggersi l’esistenza nel supportare la creazione di original storici a più mani.
Che vita faticosa. Dopo quest’esame, se sopravvivrò alla caffeina, il che non è affatto detto, dovrò scrivere una tesina di antropologia – probabilmente riciclerò i greci, i greci stanno bene su tutto, come il prezzemolo – sconfiggere il sistema bibliotecario nazionale, fare i regali di Natale, dare una scossa alla mia vita sessuale e sperimentare qualche ricetta per Capodanno. Il tutto, entro il 23 dicembre.
Non serve che mi diciate niente.
Lo so.
È che mi diverte molto, in fondo, l’idea di rimanere sotto analisi per il resto della vita.
Addio, carini, spengo questa macchina infernale e mi do ad una sessione intensa di – indovinate un po’? – greci.
Evvai.
Kijomi,
Louchette, Cheshire Cat, Pisces no Aphrodite and so on.





