Come promesso, eccomi qui a fare un resoconto di com’è andata.
…*____* *È ancora esaltata*
Siete avvisati: sarà lungo e avventuroso. E non ho romanzato nemmeno un po’. Giurin giuretta.
Allora, intanto sono ammalata (ovviamente e di nuovo, visto che ho un sacco di cose piacevoli da fare.)
Quindi oggi ho brutalmente bigiato l’uni e il lavoro per cercare di arrivare viva a domenica, che mi pretenderà con i sensi molto più che allerta.
Ma queste sono sottigliezze, perché avevo una missione da compiere.
A metà pomeriggio, forte di una dose di paracetamolo nel mio organismo tale da causare danni epatici a chiunque non avesse sviluppato una resistenza frutto di allenamento di anni di acciacchi vari (ne faccio 23, di anni, quest’anno. Secondo me ce la faccio a morire prima dei 30), sono uscita brandendo la mia brava copia di Occhi di Cane, con tanto di breve dedica all’interno e il segnalibro dell’iniziativa – sì, quando faccio le cose le faccio per bene – e sono marciata in metropolitana.
La mia idea primigenia prevedeva di attaccar bottone con un collega di filosofia teoretica, un tipetto che ho notato perché mostra segni di profondo autismo come la sottoscritta: testa bassa, libro in mano, non ti guarda nemmeno se gli chiedi se il posto accanto al suo è libero. Gioiellini rari, nell’università moderna. (No, beh, ma prima o poi l’asocialità la curo, giuro. Non oggi di certo.) Ma, niente università, niente piccolo autistico, quindi ho virato sull’accalappiare il primo sconosciuto avesse attirato le mie simpatie.
Salita in metropolitana, ho iniziato a guardarmi attorno con una faccia vagamente psicopatica, temo, a giudicare dalle occhiate preoccupate che ricevevo in risposta. Ma however, come se non ci fossi abituata. Verso Duomo ho individuato la mia preda: alto, dinoccolato, sulla trentina, abbastanza anonimo da non darmi l’idea di qualcuno che risponde con una coltellata ad un approccio del genere (che sono paranoica l’ho detto, sì?). Solo che fra un tentennamento e l’altro le fermate scorrevano, e io non mi decidevo.
Il tizio scende a Centrale, e io mi dico Ciao, Gucci, questo va a prendere un treno e non lo raggiungi più.
Seguendo l’istinto, comunque, ho cominciato a stalkerarlo. Robe che se mi beccavano sarebbe stato difficile da spiegare XD
Stalkera e segui, giù dal treno, stalkera e segui, il tizio non andava in stazione – grazieiddio – ma cambiava in direzione Gessate. Ottimo.
Caracollo giù per le scale e quasi mi rompo l’osso del collo, ma gli sono dietro. Arriva sulla banchina.
È un paio di metri al massimo da me. Appena si ferma gli tocco il braccio, lo faccio girare e gli consegno l’ambito trofeo.
E QUELLO SPARISCE. Volatilizzato in mezzo alla calca. Scomparso. PUFF! Non lo vedo da nessuna parte, ancora adesso mi chiedo come abbia fatto a perderlo.
Il mio sconforto è grande, come potete immaginare. Oltretutto, sento il treno che inizia ad avvicinarsi. Non importa, adesso fermo la prima persona che trovo, al diavolo. La prima persona che ho trovato, nella fattispecie, era una ragazza carina con un’incredibile massa di capelli color caramella mou, con un libro già sottobraccio (non sono riuscita a leggerne il titolo). L’ho fermata e, un po’ in fretta, le ho praticamente ficcato il libro in braccio, ripetendo più o meno alla lettera il discorsetto del post precedente (senza la cosa del non voglio venderti niente, che in effetti sulla carta è divertente ma piuttosto stupida da dire davvero). E quella! Con il treno che apriva le porte! Mi ha fatto un sorrisone e si è fermata lì! çOç A parlare con me! çOç
Ora, se non siete milanesi probabilmente non potete capire la mia commozione, ma fermarsi sulla banchina della metropolitana non è pura cortesia. È RISCHIARE LA VITA PER TE. Le ho spiegato per bene di cosa si trattava, perché secondo me è un’iniziativa valida e preziosa, e com’è nata, e perché di quel libro. Lei mi ha chiesto “ora lo devo fare anche io? o___ò” piuttosto allarmata dalla sembianza di catena di sant’Antonio che in effetti ha assunto tutta la faccenda, io ho riso, e tutto sommato me ne sono andata contenta.
È stato memorabile di per sé perché io tendo ad avere avventure metropolitane piuttosto movimentate, ma a prescindere ti lascia la sensazione di aver fatto una piccolissima goccia di bene. Inutile ma carina.
Beh, mia piccola sconosciuta coi capelli mou, spero che Occhi di Cane Azzurro ti piaccia, e spero che l’anno prossimo sarai anche tu nelle file di quelli che regaleranno un libro ad un perfetto sconosciuto.
Io ci sarò di sicuro ♥
Kijomi,
Louchette, Cheshire Cat, Pisces no Aphrodite and so on.





