Ho abbandonato il meme ah sciagura perpetua cadrà su di me. Pregate per la sventurata anima di questo blog. Lo scrivo a memoria per i posteri, che tanto con la programmazione dei post recupererò senza colpo ferire. Il web 2.0 è eticamente scorretto, vedete? L’ho sempre detto.
Non ho abbandonato solo il meme, ovviamente, sono giorni che sono sparita dal l’universo sociale, internettiano o meno. Listino pratico per farvi capire perché scrivo come se avessi l’artrite alle mani – a parte che per il male che mi fanno può essere solo quello, o un alieno che mi farà spuntare gli occhi sui palmi: sono stata a sentire Guccini. Lo amo, è matto, ne sono uscita piegata a metà e con tanto amore per il mondo; ci sono stati gufi e pancakes e ho una pronuncia tedesca terrificante che non probabilmente non migliorerà mai; c’è stato anche studio matto e disperatissimo per rimediare ad un mese di cazzeggio e passare un esame carogna, poi passato. C’è stata tanta Wonderland, davvero più di quanto potessi permettermi, e chi se ne frega cosa posso permettermi, tanto la sfango sempre, lo sappiamo. E sono due giorni che mi sveglio con parole a caso del mio esame in testa, e adesso ve le dico, così, senza collegamento logico (anche perché collegamento logico non c’è): Stagirita. Oikeiosis. 322 A.C. Ipostasi. Kathekonta. E katorthomata che se no si sente sola. Primo triumvirato. Gabbiano. (Fichte).
Ora che siete un po’ più colti e io sono riuscita ad occupare la mezz’ora di tempo che dovevo buttare via, vi lascio al meme librario, senza farvi nemmeno cenno della condizione di profonda instabilità esistenziale in cui mi trovo assieme al resto delle persone con un cervello in questo paese, perché su Mimicry non si parla di politica né di vita vera, quindi non crediate che abbia dei sentimenti a riguardo. Non li ho, e se mi sveglio piangendo poi mi riaddormento sognando orge di filosofi. Sul serio.
Day 16 – Favorite poem or collection of poetry
Senza possibilità di appello, benché abbia una libreria di poesia fornitissima, Le Fleurs du Mal di zio Charlie. Anche se il periodo decadente l’ho ormai passato, è stato il libro che mi ha spalancato il mondo della poesia, quindi che mi ha fatto intravedere il sublime, che ha formato la mia educazione estetica, che c’è sempre stato quando tutto mi cadeva addosso. Ho l’edizione con la traduzione in versi di Gesualdo Bufalino, che adoro nonostante le evidenti lacune che una traduzione del genere può dare, anche più di ogni altro lavoro di traduzione. Ma ho iniziato con quella e ne sono estremamente affezionata: è il mio libro più consunto, insieme a Cent’anni, e viene consultato ogni due giorni circa. È il responsabile effettivo della produzione di Sublime e fonte di tutti i nomi (perché a sedici anni ero anche più pigra di adesso.)
Kijomi,
Louchette, Cheshire Cat, Pisces no Aphrodite and so on.





