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Posts Tagged ‘Sublime Ignominie’

  1. Vino, corsetti e lettere d’amore.

    agosto 27, 2011 by Kijomi

    Vi ricordate? Vi avevo detto che il laccetto rosso ci aveva lasciati per sempre.
    Bene, il laccetto rosso è tornato.
    Senza dare spiegazioni e in maniera un po’ creepy, ricomparendo sulla mia scrivania senza che nessuno – ho chiesto in giro – ce l’avesse messo. Ma d’altro canto è del laccetto rosso che stiamo parlando, quindi non potevo aspettarmi altro. Non so se vedere in tutto questo un brusco ritorno alle origini, lo schianto delle illusioni, l’entropia, o, più semplicemente, il fatto che forse l’avevo abbandonato sotto la tastiera.
    Non lo sapremo mai, ma nel frattempo io sto vivendo l’estate più intensa della mia via.
    Nemmeno quella dei miei diciannove anni – l’estate di Roma, Parigi, Saint Seiya, la scoperta di quello che volevo essere – è stata così densa di avvenimenti e persone.
    Ho fatto cose che avrei voluto fare da tempo, che avrei dovuto fare molto tempo fa, che non avrei mai dovuto fare; cose che non speravo più di fare – confermando la teoria che il mondo mi vuole apatica: quando smetto di provare soddisfa tutti i miei desideri – cose che probabilmente volevo fare ma di cui non ero nemmeno al corrente.
    Signori, poi: è tornato Sublime. Ed è colpa di qualcuno, perché Sublime è sempre colpa di qualcuno: che sia Charles Baudelaire, la Ele, il mio narcisismo o le persone bellissime di cui mi circondo. (La Ele non è una persona, la Ele è un AI, e ormai dovreste saperlo bene.)
    È tornato Sublime e con esso il mio pensare narrativamente, immaginariamente. Da quanto tempo non lo facevo? Probabilmente poco, penso immaginativamente da quando sono in grado di pensare il pensiero, e non son cose che puoi smettere di fare. Eppure, wow, sto pensando Sublime. (Scrivendo è una parola grossa, ma sto facendo anche quello.)
    Potete fare una ricerca per tag e dare un’occhiata a quante volte l’ho detto, negli ultimi quattro anni. Un indizio: sono tante e sono tutte false. Io fossi in voi non mi crederei.
    Eppure. Eppure.
    Eppure c’è il pensare alle lettere d’amore come le scriverebbe qualcuno che d’amore non è capace, ma è davvero capace di scrivere lettere d’amore.
    Con una grafia impeccabile, innanzitutto, tanto elaborata da sembrare finta, ma abbastanza frettolosa da convincere di essere stata scritta di getto, senza ripensamenti, come una poesia che viene perfetta alla prima stesura e che non si osa toccare per non sfiorirla.
    Piena di invocazioni, ovunque, ripetute, perché il nome di chi si ama lo si deve dire sempre, anche quando non serve – e se te lo chiedono, va risposto qualcosa di orrendamente sincero e orrendamente poco credibile (e questo vale per tutte le domande d’amore) – e assolutamente privo di prolessi e analessi. L’amore è al presente, sempre, vive nel tempo del mondo.
    Così come non bisogna mai fare progetti, nelle lettere d’amore, ma solo sfrenate e irrealizzabili fantasie: l’amore vive il tempo del suo mondo, non del mondo reale. Deve essere piena di dichiarazioni assolutamente false scritte nella maniera più schietta e sincera, che sia impossibile non credere loro; e altrettanto piena di aforismi crudelmente veri e proprio per questo dal suono assolutamente fasullo. Deve essere brutale e dolcissima e non dire mai niente di chi la scrive, se non che la scrive per chi ama: perché è questo che conta, nelle lettere d’amore, il destinatario.
    Bene.
    Sono ancora capace di pensare come Oscar. Questo vuol dire che sono ancora abbastanza crudele da poter imitare – orrendamente, ma non c’è bisogno di dirlo – quell’altro Oscar (proprio quello, non quello prima né quello dopo) e farvi diventare tutti discretamente scemi perché ci sono ben tre individui a scrivere questo post, al momento, e contemporaneamente.
    Io, intanto, domani me ne vado in campeggio con Gold Insanity, appendendo momentaneamente la mia vita al gancio della nerdità più spinta e pornografica. Ciao, me stessa, sarò un sacco di altre persone per una manciata di giorni.
    Se avete paura di impazzire, il metodo dissociazione di personalità programmata funziona davvero bene.
    Non vedete come sono simpatica io? (Cazzo, mi manca il mio analista. Meno male che è quasi settembre.)


  2. Non è che sei diventata americana?

    luglio 6, 2011 by Kijomi

    Il vuoto pneumatico. Con la scusa che devo studiare, ma non ci riesco, finisco per farmi assurgere al vuoto cosmico che è faccialibro. (Odio faccialibro, mi ha rovinato la vita quasi quando il roleplay). Finisco per non fare assolutamente niente perché dovrei fare altro: paradossalmente, se fossi libera riuscirei a leggere, impegnarmi nei sedicimila progetti in cui sono impegnata, avere conversazioni interessanti. Ma non ci riesco.
    Non ci riesco è solo un amabile eufemismo del mio stato cerebrale attuale; vi basti sapere che ho fissato il vuoto per due minuti cercando di ricordarmi il termine eufemismo. (E poco fa ho googlato “parla senza muovere le labbra” perché non ricordavo ventriloquo. Aiuto.)
    Non riesco a concentrarmi su niente – mi sono distratta un attimo e anche quello che stavo dicendo è scomparso nell’aree. Magari soffro di ADHD. Magari dovrei iniziare ad imbottirmi di psicofarmaci come fanno coi bambini americani. (Il titolo è una cit. delle preoccupazioni che faccio insorgere nella gente che frequento, per dire.)
    In compenso però ho conversazioni assai pregnanti sulle mie tette. (Qui, per farvi beare anche dell’avatar preveggente sul mio prossimo colore di capelli che questa creatura indicibile mi ha fatto ♥)
    Ehi! Da quanto non parlavo delle mie tette nel mio blog? Ho scoperto che ci sono persone non informate del fatto che io sia fonte di imbarazzo nel venir presentata all’uomo etero medio, che complice la mia ridotta altezza spesso non riesce minimamente a focalizzare lo sguardo sulla mia faccia. E sì che credo di possederne una particolarmente carina. Popolo! Ho una quinta! Lo so che sembro troppo intelligente perché sia vero, eppure gli abomini di natura esistono!

    Ricordo vagamente che volevo parlarvi di parecchie cose, a parte le mie tette – che come da copione prendono il sopravvento.
    Delle Moleskine, di quanto mi facciano incazzare le Moleskine, delle reazioni inconsulte che ho tutte le volte che vedo una Moleskine. Dei rapporti umani, soprattutto della gelosia, delle periferiche, della teoria dell’attaccamento, delle simbiosi, della mia assurda incapacità di capire le pance. Del francese, di quello che è nella mia testa – forse solo nella mia pancia, in realtà – il francese, dei francesi che ho fatto riemergere da una tumulazione durata anni e di quanto mi mancavano, del suono aspro e caldo che hanno nella mia testa le loro voci, le loro mani, i loro modi di soffrire. Che è quello che non ho io, e magari vorrei. Magari mi spaventa e basta. Delle maniere goffe e strane che ho di salvare piccole parti di me dalla miseria, di come sia brava a farlo.
    Delle mail che inizio a scrivere e di quando mi accorgo di non avere più la potenza retorica che le riempiva di tanto amore una volta, quei secoli fa in cui ero così disperatamente innamorata della me stessa che sapeva scrivere, o che credeva di saperlo fare (se ci pensate bene, finisce un po’ per diventare la stessa cosa), e che lascio a metà promettendomi di…
    Di cosa, di finire? Di trovare qualcosa da dire, magari, ti riuscire a toglierlo dalla pancia – se è davvero lì – masticarlo, impastarlo con le parole di questa bella lingua che possiedo e che mi arrugginisce in testa, farne qualcosa che comunichi come mi sento. Che magari lo spieghi anche a me.
    Forse, a ventitré anni suonati, inizio a capire a cosa serve la musica.

    Ci ho messo precisamente sette ore e mezza a scrivere questo post. Sopprimetemi, davvero.


  3. Erga Aphrodites

    aprile 1, 2011 by Kijomi

    [A metà  stesura mi sono resa conto che capiranno il contenuto di questo post in tre. Ma oh, pace, è comunque più della media abituale.]

    Inizio vagamente a sentirmi come Oscar. Che non è mai poi una bella cosa, quando inizi a somigliare ai tuoi personaggi – quando loro somigliano a te stai creando delle Sue, che è brutto ma non è poi il peggiore dei mali – in particolar modo quando tutti i tuoi personaggi sono dei miserabili bastardi, o tutt’al più puttane. O dissociati o isteriche frigide. Umh.
    Sì, insomma, magari Sublime è un attimo da rivedere, ma non è di creazione artistica che stavo parlando. XD
    Ad Oscar non pensavo davvero da un sacco di tempo, da quando ho abbandonato la scrittura di Giardini a metà. E meno male, dopo averle dato una letta. Meno male aver proprio piantato il mezzo narrativo, non credo di poter essere meno portata per molto altro. Forse giusto la corsa ad ostacoli, toh. Ritornerò ad essere carina e basta, che è il lavoro perfetto e soddisfa ampiamente anche la mia pigrizia.
    Quando usi la tua sindrome narcisistica per creare qualcosa, tendenzialmente quella cosa ti divorerà, e farà aumentare esponenzialmente la suddetta sindrome, che comincerà a vivere di vita propria, senza nemmeno più bisogno di altri sé su cui svilupparsi. E i Sublimers erano, in effetti, un crogiolo di psicopatologie con un unico punto di origine.

    Oscar ha smesso di servirmi quando ho iniziato a pensare di poter applicare davvero la sua visione distorta dei rapporti umani alla vita vera. La piccola tragedia è che ne sono ancora, almeno sotterraneamente, convinta.
    E Oscar non mi piace – a chi piacerebbe?
    Il punto è che la primavera è arrivata, io sono  sballottata dai miei ormoni e quelli altrui, e non ho la minima intenzione di applicarci una moralità consunta che non sono mai stata troppo brava ad usare.
    L’akrateia hedones, signori, ci è sempre piaciuta, da queste parti.
    Se devo fare il tombeur de femmes – letteralmente! – farò il tombeur de femmes. Che ci vorrà mai?
    Nel frattempo, studio Foucault (dimostrando con quanto sopra di non capirlo e non condividerlo, ma non preoccupatevi, è solo una posa ♥) e mi distruggo di Wii Fit, che è anche ora che torni presentabile.
    Ce la possiamo fare, ad addestrare contemporaneamente corpo e anima.

    Anima, lungi queste cose orrende!
    Ti sieno cari gli umili sentieri
    ove nel lungo oblìo l’erba germoglia.
    Una pace verrà né tuoi pensieri
    nuova, e da te cadrà l’antica spoglia
    come cade da l’albero la foglia
    arida. E lungi queste cose orrende!

    Ah, Rapagnetta, miserabile bastardo mangiatore di cervelli adolescenti. Quanto sono stata rovinata? Quanto sono stata salvata dalla miseria? Perché ricomincio a parlare come se fossi deficiente?


  4. Un meme da scuola elementare – Day 25

    febbraio 16, 2010 by Kijomi

    Il sonno che ho non è credo esplicabile usando una terminologia umana, quindi cercherò di darne una rappresentazione grafica, perché io non dimentico la lezione dei futuristi (cit) (Sì, il gioco è cercare di uccidere la Scillina prima della fine del meme, mancano solo cinque giorni, devo per forza diventare sleale): tfgtfgrvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvvv.

    Sì, state immaginando bene.
    Era la mia fronte sopra la tastiera.
    Ma ciance alle bande e andiamo di meme, così poi posso dormire.

    Day 25 — Your day, in great detail

    Che bello, come alle elementari! *_* Solo che alle elementari ero una bambina disagiata e infarcivo i miei temini (scritti strabene e elogiati come pezzi di letteratura contemporanea di straordinario valore, cosa che ha contribuito non poco nello sviluppare la mia sindrome narcisistica della personalità) di particolari horror, o noir, o surreali. Non potevo farne a meno, perché già allora ero una webwhore senza scampo (e senza web, ma non è il contesto ad essere importante, in questi casi) e sapevo quanto avrebbero fatto colpo. Avevo ragione, ovviamente, solo che all’epoca non conoscevo il significato di finzione letteraria. C’è la verità e c’erano le bugie. Le favole erano quelle scritte sui libri, non certo da me, ma non rinunciavo ad imbellettarci comunque quelle cronache che altrimenti sarebbero state decisamente scialbe. Credo che lo farò anche adesso, così, per celebrare i bei vecchi tempi passati. A voi decidere quello che è vero da quello che non lo è. ♥ (Attenzione, è un post NOIOSISSIMO. Ho una vita niente affatto interessante. Per davvero, non è captatio benevolentiae, non leggetelo se non vi state annoiando a morte ò___o)

    Mi sono alzata disgustosamente presto – disgustosamente presto per i canoni di un’universitaria che non fa un benemerito nulla da due anni, ovviamente – e sono barcollata a mettermi su l’acqua per il tè. Sono inciampata nel gatto andando in bagno. Ho constatato quanto la mia pelle facesse schifo e ne ho dato la colpa alla cattivissima abitudine di considerarmi ancora sedicenne. Grosso, grossissimo errore. Mi sono vestita al buio per non svegliare mio fratello. Il gatto mi ha dato una testata sul ginocchio, pretendendo veementemente di venire nutrito. Sono andata a preparare il beneamato tè – Earl Grey, miele, due cucchiaini, una nuvola di latte – e mentre raggiungeva una temperatura bevibile io rendevo presentabile la mia faccia. Nel frattempo le due creature infernali aka genitori si sono svegliati e hanno cominciato a vagolare emettendo suoni gutturali. Li ho ignorati. Mi sono colazionata, cercando disperatamente di convincere il mio corpo che il sistema digerente non si fermava al palato molle ma continuava per qualche metro verso il basso. Di solito è una cosa che realizzo pianamente solo verso le undici, ma avevo bisogno di zuccheri e di uno stomaco pieno per prendere un osceno beverone multivitaminico color Big Babol che mi serve per non collassare. Ho scoperto di recente di avere la pressione di una persona morta da tre giorni, e visto che in genere devo muovermi nel mondo sensibile e non sono solo pura Idea (peccato, però, sarebbe comodo) ho bisogno di sostegno esterno. Sono una carretta, lo so.
    Sono caracollata fuori in miracoloso ritardo di soli cinque minuti – la mia media si aggira dai quindici ai quarantacinque. Sono della Bilancia – e sono saltellata verso la metropolitana con le Bangles nelle orecchie. Me lo ricordo perché ho fissato un tizio sillabando chiaramente Oh-ah-oh-ah-ooo-aaa-ooo-aaa, walk-like-an-E-gyp-ti-an! E lui ha giustamente fatto o_ò questa faccia. Sono più mentalmente instabile del solito, la mattina. Mi sono infilata in metro, ho fatto le mie quattro fermate in apnea – i milanesi hanno tutti polmoni ipersviluppati, ma è un segreto – e sono scesa che ovviamente ero comunque in ritardo. Sono corsa verso l’uni afferrando un giornale gratuito ed imbizzarrendomi ferocemente per la tentata campagna di pubblicità virale di questo che stanno cercando di fare e che urla FAIL in quindici lingue. Ho dribblato gli ambulanti davanti all’uni, mi sono infilata in uni, mi sono infilata in aula, ho miracolosamente trovato posto, ho seguito Filosofia Morale imbizzarrendomi ogni due per tre.
    Il prof ad un certo punto ha detto, cit. testuale, “Questo è un corso pregno di ANGST” e io sono crollata di faccia mandando essemmesse al mondo conosciuto. E poi mi sta scrivendo Sublime, mi basterà passare gli appunti al pc e sostituire il nome di Louchette a Schopenauer, Simòn a Leopardi, Oscar a Kant (jhdjksahfjkhsajkfhkasjhfkjashfjkashfjkhLOL che bella coppia sarebbero) Jacques a Montaigne e Divine a nessuno, cambiare l’ambientazione da Recanati a Parigi e voilà, Sublime pronto senza nemmeno faticare! *_*
    Divagazioni a parte, sono uscita da lezione, e siccome avevo un buco di due ore e non avevo niente da fare in università, ancora, sono andata a recuperarmi del cibo e poi in laboratorio dei miei a lavorare un’oretta (con la vescica delle dimensioni dell’Uganda, visto che volete una cosa detailed). Ho inculcato nel subconscio del genitore maschio, con abile tecnica ninja, i miei programmi per questo aprile, che rimangono supersegreti, per il momento. Speriamo che attecchiscano.
    Sempre in laboratorio, verso le undici e mezzo, ho smesso di lavorare e ho pranzato con un’untissima focaccia al formaggio e La Chimera di Sebastiano Vassalli. Diventa interessante, mi piace *O*
    Ho aspettato che divenisse sufficientemente tardi da dover correre, e sono ricorsa in università a seguire un corso teologico in maniera quasi imbarazzante. Però ho constatato di essere prepotentemente tornata al punto 3.0, coadiuvata dalle matricoline carine carine e timidine che ti fanno sedere e ridono quando ridi tu alle battute della prof che capite in cinque, in aula, e ti sorridono stringendo tutti gli occhietti. Awwwwwn. …la donna etero che c’è in me è una pervertita. ._.; Finita la lezione sono ricaracollata a casa, esausta – passare dai ritmi di un bradipo in letargo a quelli di una persona normale non è affatto facile, a livello biologico – sempre intrattenendomi con la Chimera, nei tragitti.
    Ho acceso il pc, ho fissato il vuoto per mezz’ora, mi sono decisa a lavare i piatti abbandonati nel lavandino e fare altre cosucce per la salute della casa, nel frattempo ho chiamato la Scillina, che presumo abbia parlato di gattini, dei malefici programmi di aprile, di gattini, della tesi, di gattini, del Malefico Trio, di gattini, di progetti scrittori, di gattini. Sempre al telefono mi sono fatta un tè. E un panino. Avevo pranzato poco! ;O;
    Sempre al telefono si sono fatte le sei meno un quarto, al che abbiamo messo giù e ci siamo date ad attività più produttive, quali il roleplay. Gh. ♥
    Ho anche fatto un’emoticon con la faccia di Kurumada, su richiesta. È bellissima, questi sono i momenti in cui mi mancano certe persone che sarebbero collassate per ore a vedere stronzate del genere. Awn, saudade. *L’angolino emo della giornata*
    E poi, poi… sono tornati i miei, io ascoltavo musica pessima, continuavo a roleplayare, ho iniziato a scrivere questo post.
    Ho mangiato – si è discusso sull’apporto offensivo generazionale e regionale di “bastardo” e “figlio di puttana” in contrapposizione (sì, discussioni colte, a tavola) – sono tornata al pc, ho sparlato di vecchie conoscenze, ho spiegato perché sono sia seme che uke, ho roleplayato, ho smesso di roleplayare perché la mia patner è uscita e mi sono rimessa a scrivere questo post. Sono le 22.09 e io ho sonno. Pubblicherò il post, andrò a farmi una doccia, forse un bagno, e poi cazzeggerò fra la Chimera e l’internet finché il collo mi reggerà la testa.
    Tutto qui. Spero di avervi annoiati a morte~ ♥
    Au revoir! ♥

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