La mia capacità di stoppare la visione di Buffy sulle facce migliori dell’intero cast sta diventando leggenda.
Comunque sia, vado a Bologna a vedere uno spettacolo bellissimo di questa gentaglia qua (…ma non si era parlato dell’aiutarvi a rimodernare il sito, Scillina? ò_o *rimembra dopo mesi*).
Abbandono quindi i miei doveri e me ne vado in vacanza, come è mio compito fare.
Certe exploit comunicativi comunque mi perplimono. Ed infastidiscono, perché minano decisioni già prese.
Non so cosa leggere in treno! ;___;
Dostoevskij? Dostoevskij.
Stupido Mann in edizione Meridiani. Intrasportabile.
Au revoir. <3
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Sì, ho un layout bellissimo che la mia accidia perenne mi sta facendo sprecare.
Per fortuna ogni tanto riesco a dimostrare a me stessa che non sono poi così tremendamente inutile.
Anzi, a ben pensarci ci riesco spesso, e molto spesso in occasioni del genere. Cosa c’è di più inutile di un bel layout? <3
Ma finché sono occasioni carine, va tutto bene.

Ci sono cose che non riesco a capire.
Come la totale incapacità di coerenza.
No, quello sopra è un esempio, il primo che mi è capitato, e non potete attaccare il fatto che anche io abbia dato quattro stelline alla Meyer, perché la mia recensione di quel libro su Anobii spopola. è_é
Per di più, ora come ora non credo che il Ritratto meriti quattro stelline, se ce le lascio è solo per incommensurabile affetto verso il capitolo 11. Che ridere.[*]
E poi, a voler fare un discorso più generale, voi credete davvero di avere il diritto e le credenziali di DARE DELLE STELLINE alla letteratura? Non vi sembra un po’ riduttivo? Non vi sembra un po’ pretenzioso?
A me lo sembra un bel po’. Così come mi sembra che Anobii sia un sito di una tristezza sconfortante, che non lascio solo perché avere una libreria online mi è molto comodo.
Sto leggendo Thomas Mann, e riscopro con piacere voluttuoso di trovare ancora scrittori che mi provocano vero e proprio godimento fisico. C’è stato un periodo della mia vita in cui me ne preoccupavo, quasi, perché in effetti ho sempre preferito venire toccata da una sintassi particolarmente ben strutturata che da un qualsivoglia essere umano. Al limite dell’autismo. Poi, una volta appurato di essere la cosina meno frigida dell’universo, l’ho presa semplicemente come l’ennesima prova dei miei amabili disturbi di personalità.
È il periodo adatto per leggere Mann. A parte tutto questo buio che mi fa male agli occhi, l’inverno non mi dispiace. Tendo a non essere infastidita dal normale scorrere delle stagioni. Sono nel flusso e odio parlare del tempo.
Sono in questa strana fase di transizione, no? E mi lascio alle spalle tante di quelle cose, come la rigidità adolescenziale nei gusti letterari. Lo studiare filosofia mi porterà ad essere l’esatto opposto della persona che miravo a essere a sedici anni, probabilmente, ovvero quel miscuglio dandy-decadente con un gusto ricercato nel vestire e nel parlare a compensare un’assenza totale di moralità.
Mi spiace un po’, devo ammetterlo, perché ero affezionata a quell’immagine di me. Ma l’avvicinarmi alla contemporaneità – e la sedicenne che è rimasta in me rabbrividisce di disgusto – ormai è assolutamente indispensabile. Non so ancora se mi piaccia, so che è quello che devo fare in questo momento, quindi lo farò.
…no, a parlare con onestà sento di stare andando OOC. ò_o
Dove sono finiti gli aforismi? Dove sono finite le discussioni arzigogolate sul significato della Bellezza? Sono sempre una Lily? Lo sono mai stata, a ben vedere?
Non credo che il bisogno di allargare gli orizzonti debba per forza farmi perdere di vista quelle che sono le passioni a cui mi sono detta devota per così tanto tempo.
Avevo detto che il non scrivere più non mi faceva soffrire, ma non è esattamente vero. Non è tanto la non-espressione. So di non avere niente di particolarmente originale o bello da poter dare agli altri. Quello che maggiormente mi infastidisce è la mancanza di confronto con le persone che amo, invece, o che ammiro.
Persone che comunque vadano le cose sembrano progredire sempre più alla svelta, sempre meglio, sempre più di me.
L’immobilità mi terrorizza, perché sembro esserci destinata.
Vado a fare qualcosa di utile.
[*] Verso il capitolo undici del Ritratto di Dorian Gray io ho detto, dico e continuerò a dire sempre un sacco di cattiverie.
Nel caso non lo sapeste/ricordaste, l’undicesimo è il capitolo in cui c’è la lenta, minuziosa, delirante e vittoriana descrizione di una quantità a dir poco imbarazzante di attività barra collezioni barra passatempi del protagonista. Il capitolo che alla prima lettura che ho fatto del romanzo, a tredici anni, ho dovuto saltare a piè pari, e che mi ha convinto, nella successiva rilettura (già, mi avete scoperta: ho letto The Picture SOLO DUE VOLTE in vita mia! Sono un essere orribile o no? <3) che Zietto avesse scritto quel capitolo sotto l’influsso di qualche dolce sostanza psicoattiva, e che alla rilettura effettuata il giorno dopo si sia imbizzarrito così tanto da lasciarlo inalterato.
Ho una visione forse un po’ distorta di Oscar, ma temo di potermelo permettere, quindi MUTI. °C* <3