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…dimmi te, un meme – Day 17

Day 17 — An art piece (painting, drawing, sculpture, etc.)

Il Principe dei Gigli, affresco al Palazzo di Cnosso, a Creta, datato al 1550 A.C.
Guardatelo.
È magnifico, è bello da piangere. E ha gli occhi dorati! Ohohoho, il viscido impera, e impera in maniere sotterranee e intellegibili!
Voglio andare a vederlo ;_;

Tante care cose.

Queste sono le cose che penso appena prima di andare a dormire, alle due e mezza del mattino, con un saggio di Scheler a metà sullo stomaco, un’asta su ebay che non posso permettermi e discorsi di estetica contemporanea con qualcuno che è ancora abbastanza dolce e luminoso da accoglierli come se fossero rivelazioni divine. La me di un paio di anni fa piange di gioia, io mi intenerisco e penso a cose del tutto unrelated.
Mi chiedevo – così, a scopo puramente antropologico, perché ho tempo da perdere – cosa si può capire di una persona dai suoi oggetti, dal suo spazio vitale. Senza andare a frugare nei cassetti, senza scoperchiare scheletri scomodi, senza impicciarsi nelle cronologie altrui, solo osservando la superficie delle cose.
Mi viene in mente la camera della mia migliore amica delle elementari, che allora ammiravo come esempio di emancipazione irrangiungibile: mangiava i saccottini mulino bianco sul letto, aveva la tv in camera, e dal suo letto mi sono guardata tutto Dawson’s Creek. Ascoltava musica da grandi come i Prozac+ e Masini, metteva le minigonne ed era in generale fighissima (alle medie, questo, non a dieci anni, naturalmente). La sua camera era un accozzaglia di vestiti sparsi, gettati sul letto – a due piazze! – sulla scrivania, sulle sedie. C’erano ovunque cd e musicassette che si era registrata da sola, e un persistente odore di cera e smalto ovunque.
Aneddoto: il primo giorno di scuola media me lo sono fatta con le unghie di una mano arancione e quelle dell’altra verde fosforescente, perché ci avevamo giocato il giorno prima e lei aveva finito l’acetone. L’imbarazzo provato nel dover alzare la mano non è qualcosa di spiegabile a parole, credo. XD
C’erano cartoline, lettere, bruciature di sigarette, incenso, scritte a uniposca ovunque, sui muri, sul legno della scrivania, nell’armadio – che credo fosse il portale per Narnia, non ho mai visto NIENTE di più incasinato, e anche io non sono certo la persona più ordinata del mondo – c’erano dichiarazioni d’amore verso il suo ragazzetto tira-e-molla, c’era una preadolescenza e poi un’adolescenza vissuta fino alle ossa, visceralmente. Amavo molto quella camera, e rispecchiava molto quella che era lei. Poliedrica ed inaccessibile, come una brava Sagittario dovrebbe essere, esponeva solo una parte molto sottile di sé, in quel coacervo di oggetti. Non l’ho mai conosciuta davvero, per quanto si possa conoscere davvero qualcuno a dodici, tredici anni, e questo l’ho capito solo anni dopo.
Ma torniamo a me – lo so che non aspettavate altro u_ù Vouyer che non siete altro! – che questo è un blog intimista, che credete?
Di me cosa si capisce, da quello che lascio in giro? Lasciamo perdere camera mia a tredici anni: non riesco a ricordarmi molto, se non che era piena di candele ovunque.
La camera di adesso è ancora spoglia dopo aver fatto dipingere di recente le pareti, ma in genere i muri sono pieni di cartoline accumulate nel corso degli anni, a ricoprire pareti intere. Foto, tante foto. Locandine di spettacoli teatrali, biglietti di cinema, di teatro, di concerti. Tanti poster vintage, tantissimi. Angoli di Parigi. Donnine nude. Immagini delle passioni momentanee – chi ha detto Saint Seiya? Chi ha detto che dopo tre anni non è momentaneo, è ossessione? – e calendari comprati alle mostre. A questo giro ho Van Gogh, così, mi andava Van Gogh. Ci sono appesi in giro un ventaglio di piume nero, acchiappasogni che vengono da un’altra epoca della mia vita, una lanterna che prende polvere da un secolo almeno.
Sulla scrivania, in questo preciso momento e in ordine del tutto casuale, ci sono:
Un gatto di sei chili e mezzo che gioca con un rossetto rosso;
Una boccetta di essenza di lavanda pura da 10 ml costatami quindici euro;
Una tazza di tè vuota – la tazza l’ho rubata quattro anni fa;
Post-it di Biancaneve regalatemi dal Dolce Mu ♥;
I suddetti post-it riempiono un po’ ovunque i due manuali di filosofia contemporanea in corso di studio, Derrida e Scheler;
La mia agenda di Klimt semivuota;
Un accendino quasi scarico;
Un contenitore pieno di cianfrusaglie, che comprendono, fra le altre cose, un komboloi greco, una pallina antistress della Nokia, una foca di sapone verde, la famosissima spilla “Stop Staring at my Tits”, e bacchette del giapponese usate come fermacapelli;
I programmi stampati dei corsi della prossima sessione, costellati da ARGH e imprecazioni varie segnate a matita;
Una foto mia e di mio fratello di una decina di anni fa, che era in lizza per essere scelta per il meme: ha perso le selezioni, ma non l’ho rimessa a posto;
Ago e filo;
Il sacchetto con i tarocchi,
Due – no, tre – cucchiaini sporchi, che devo riportare in cucina insieme alla tazza;
Poemetti erotici di Pessoa, aperto da ieri sera su Antinoo, più Memorie di Adriano, la ragione per cui mi è venuta voglia di rileggere Pessoa, e Chi è morto Alzi la Mano, di Fred Vargas, chiuso e intonso, sulla scrivania per una ragione non meglio identificata;
Una scatola decorata che contiene, vado a memoria, altri tarocchi, pietre di varia natura, amuleti e memory card. Il sacro e il profano.
Una consistente quantità di polvere e peli di gatto;
Uno specchio;
Due biglietti per Aggiungi un Posto a Tavola che andrò a vedere domani con lui XD (LUNGA STORIA. Do not ask.)
Un pennello da trucco e un balsamo per le labbra al mirtillo che ha più storia dietro di quasi tutto quello che possiedo.
Sulla prima mensola raggiungibile, senza ordine nemmeno apparente, gashapon di Saint Seiya, un profumo D&G, il contenitore dei gioielli, un cactus, peluche, un salvadanaio di coccio pieno a metà, candele, caricabatterie, e via all’infinito. Non inizio nemmeno con le librerie e l’armadio, ovviamente, perché immagino che a questo punto sia diventato piuttosto noioso, il semplice elenco.
Cosa si capisce di me, da questa accozzaglia?
Che sono una studentessa di un qualcosa di non meglio identificato – potrebbe essere filosofia, ma potrebbero essere scienze politiche, ma potrebbero essere lettere, o beni culturali, o chissà che altro – e una studentessa appassionata ma non granché organizzata. Gotcha.
Potrei essere una fighetta underground, anche non ci sono abbastanza citazioni musicali, né vinili, in giro. Non ho una chitarra, non ho un paio di Rayban, non ho Sartre sempre sulla scrivania, ma una fighetta underground potrei sembrarlo. Però ci sono il rossetto e il pennello per il trucco e il profumo, che mi tolgono l’aura underground dal fighetto. D’altra parte, c’è un casino della madonna, e un poemetto omoerotico, e abbastanza materiale esoterico da estromettermi anche dalla categoria fighetta. Senza parlare dei gashapon, che in qualche modo mi inserirebbero nel nerd, se non fossero buttati lì come tutto il resto, in mezzo a troppe cose che indicano che per quanto scarsa, ho una vita sociale. Ho uno specchio sempre a portata, quindi devo essere superficiale, e bevo tè, quindi devo essere supponente. Questo è giusto. Viaggio, amo quello che faccio anche se quello che faccio mi fa uscire di testa e mi fa trascurare norme igieniche fondamentali – dio quanto devo spolverare – sono infantile (i peluche), ma sto provando ad uscirne (l’agenda). E poi? Potrei essere lesbica (ci sono davvero un sacco di donnine nude, anche se sono vintage), potrei essere semplicemente schizofrenica. Pretty boys don’t like girls. Potrebbe piacermi mangiare, potrei saper cucire (potrei semplicemente dovuto aver bisogno di riattaccare un bottone). E poi, e poi? Cosa se ne ricava? Che ho una vita che non avrei mai immaginato, quando avevo tredici anni? Anche.
E non vi dico cosa c’è nei cassetti, lì si sfocia nel davvero privato. (E questa è una tecnica retorica, e io sono una gran blogger, altroché.)
E voi, cosa avete attorno a voi? Volete bene alle vostre cose? Io potrei liberarmi di questi oggetti anche subito, ma non trovo motivi per farlo. Le cose verranno rimpiazzate, le foto cadranno dal muro e verranno sostituite, io continuerò ad essere disordinata anche fra vent’anni.
E cosa se ne ricava? Che ho perso abbastanza tempo, stamattina, ho vinto la mia asta e vado a mangiare.
Tante care cose. ♥

—————-
Now playing: Liquido – Narcotic
via FoxyTunes

They simply do not wish to see the Shlong ding-dong within the thong.

Is it wrong to wear the thong?
Is it wrong to wear the thong?
With hair bouffant?
Is it wrong?
Is it wrong to wear the thong?
And play ping-pong?
With hair bouffant?
Is it wrong?
Is it?
Is it wrong to bang the gong?
For those who wish to wear the thong
And play ping-pong with hair bouffant
Just to belong?
Or would it cause a contretemps?
With those who wear the silk sarong
Who sit upon
The high chaise lounge
With Lap sang souchong Strong
Or Grey Poupon
And judge the throng who wear the thong
And play ping-pong
With hair bouffant
Just to belong
They simply do not wish to see the Shlong
Ding-dong within the thong
And thus decide to tong the thong
Headlong onto the moral prong
Proclaim it wrong
Thus bring the thong
The long swansong
And not prolong the last furlong
Of the thong
Oh that is wrong!
So very wrong
So come along!
And sing
the song!
And sabotage the denouement
Bang the gong
For those who wish
to wear the thong
And play ping-pong
With hair bouffant
It is not wrong!
It is not wrong!
Is it?

[MURRAY LACHLAN YOUNG, The Thong.]

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Interazioni sociali e glutammina

Sono tornata.
Non ho granché voglia di postare.
Potrei riassumervi la vacanza con una serie di foto di me che mi ingozzo di cioccolato, alcol e caramelle, ma ho idea che tenderebbe a far diventare questo blog vagamente cacofonico, e io detesto la parola cacofonia (perché è cacofonica, appunto).
Nonostante questo me la sono spassata, ho ricordato a me stessa quali sono le dinamiche di interazione sociali di base – “Guarda! Oddio, Gucci interagisce! *C*” (Grazie della fiducia, Rhadamantis della Viverna) -, ho mandato al diavolo il mio bioritmo come una sana vacanza allo sfacelo comanda, ho subito uno degli Scacchi Matti più imbarazzanti della storia degli Scacchi, sto montando un finto trailer di un finto film dell’orrore, non sono abbronzata, ho passato più tempo in supermercati comunisti che altro, ho ascoltato persone parlare in romanaccio per più di due settimane senza assorbirne la cadenza – il che fa di me una schifosa milanese onoraria, il mio nonnino morto leghista sarebbe così FIERO di me! – ho letto tarocchi, ho nuotato di notte, ho visto film assolutamente inguardabili e per questo memorabili e un sacco di altre cosine interessanti e spassose che non elencherò, perché, come ho detto, non ho voglia di postare.
Ah, e ho mantenuto il mio orientamento sessuale l’argomento principale per un sacco di tempo, e anche questo mi rende piuttosto orgogliosa, bisogna ammetterlo.
Come ho già detto, non sarei voluta tornare.
Ma la vita è difficile, lo sappiamo tutti.
Per rendervi questa tragica morale un pochino meno amara, vi lascio con una conversazione che fa sembrare me un essere senziente, se paragonato a quelli che ho frequentato.
Enjoy ♥

Attenzione: la seguente cronaca potrebbe essere in parte o del tutto non aderente con il reale svolgimento dei fatti. Ogni riferimento a persone o situazioni realmente avvenute è ovviamente da intendersi come puro, goliardico sfottò, e quello che ho da dire in proposito è ROTFL.

Pisces no Aphrodite scrive:
Ah.
Pisces no Aphrodite scrive:
Te l’avevo spiegata la cosa del ‘ntaregge?
Milo scrive:
*C* mi sa di no!
Pisces no Aphrodite scrive:
Allora.
Pisces no Aphrodite scrive:
Era pieno di maschi etero.
Pisces no Aphrodite scrive:
Che devono dimostrarselo continuamente perché evidentemente non ne sono granché convinti.
Milo scrive:
XDDDD
Pisces no Aphrodite scrive:
Ero serissima. Per questo cercavo in continuazione di far accettare loro la loro sessualità.
Pisces no Aphrodite scrive:
Ma vabè.
Pisces no Aphrodite scrive:
Con queste premesse, praticamente non facevano altro che sfidarsi l’un l’altro in cose stupide e dannose per il loro stato psicofisico dicendosi “‘Ntaregge/’ntamaiaretto di fare cosa X molto stupida/pericolosa/illegale”
Pisces no Aphrodite scrive:
Ed è divertentissimo perché LI COMANDI A BACCHETTA, volendo *_*
Pisces no Aphrodite scrive:
N’tamaiaretto di andarme a prende l’acqua de sotto.
Pisces no Aphrodite scrive:
N’tamaiaretto  di saltare er foco (Buca larga dieci metri, NB)
Pisces no Aphrodite scrive:
N’tamaiaretto di mettere le caramelle nel panino.

Pisces no Aphrodite invia foto di panino alle caramelle versione 2.0

Milo scrive:
XDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD
Milo scrive:
Oddio. E loro eseguivano.
Pisces no Aphrodite scrive:
IMMEDIATAMENTE.
Milo scrive:
XDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD
Pisces no Aphrodite scrive:
Il fuoco l’ho saltato anche io.
Pisces no Aphrodite scrive:
Solo per dimostrare che ero un vero uomo.
Pisces no Aphrodite scrive:
E soffrivano perché il giochino del n’taregge non funzionava con Shinji XDDDDDDDDD
Milo scrive:
XDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD *MUORE*
Milo scrive:
Certo che no!
Milo scrive:
Ma in una traduzione italiana cosa significa letterariamente? *C*
Pisces no Aphrodite scrive:
Mh, approssimativamente credo “non ti sei mai sognato di riuscire a compiere cotanta mirabolante impresa
Pisces no Aphrodite scrive:
*Lei il burino lo capisce istintivamente*
Milo scrive:
XDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD
Milo scrive:
E funzionava con te ma non con Shinji
Pisces no Aphrodite scrive:
No, con me non funzionava.
Pisces no Aphrodite scrive:
Oddio, in realtà non lo so.
Pisces no Aphrodite scrive:
Il fatto di avere le tette mi escludeva automaticamente dal gioco.
Pisces no Aphrodite scrive:
Non importa con quanta convinzione Rhada affermasse la mia natura di uomo gay.
Pisces no Aphrodite scrive:
Si fermavano all’apparenza di donna bassa con una quarta.
Pisces no Aphrodite scrive:
Stronzi.
Milo scrive:
XDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDD
Milo scrive:
quindi tu cercavi di dimostrarlo
Pisces no Aphrodite scrive:
No, io ero solo ubriaca, quando facevo il maschio gay.
Pisces no Aphrodite scrive:
Perlopiù infastidivo il prossimo piwandolo e millantandone l’omosessualità, facendomi malissimo perché sono tutti grossi e cattivi e con la barba e i pirsing. Ecco.
Milo scrive:
XDDD stellina. Che vita.
Pisces no Aphrodite scrive:
Sì, ma almeno adesso ho le caramelle. é_è

Torno a guardare The Big Bang Theory, caramelline alla pesca acidula. È l’unica cosa, al momento, che mi dia uno stimolo ad alzarmi al mattino, e considerando che in tre giorni ho divorato una serie e tre quarti, e al momento mi siano disponibili sono due serie, temo avrete notizie di me solo in prossimità della prossima glaciazione.
O quando mi si scarica How I Met Your Mother.
See ya! ~

La glutammina.

La glutammina.