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Posts Tagged ‘yaoi’

  1. Questo post non parla di tette

    aprile 21, 2010 by Kijomi

    Salve, graziosi pancake al mirtillo, come state?
    Oggi vi interpellerò su una questione piuttosto di nicchia, quindi quelli fra voi che sono maschi etero, non leggono fanfiction, non sono/sono stati/sanno cosa vuol dire otaku, pensano che la sociologia e l’antropologia siano campi di studi decisamente noiosi sono esonerati dalla lettura. Il certificato ve lo firmo dopo. Se lo volete leggere lo stesso, fatemi il favore di dare una scorsa prima alla Santa Wiki, alle voci yaoi, yuri, mpreg in tre diverse fonti e identità sessuale. L’ultima è un bonus, ma non fa mai male un po’ di cultura, mh?
    Gli altri dopo li interrogo. E fa media.
    Ah, e soprattutto, per carità, se ci sono minorenni che mi leggono: non ditelo a mamma e papà, ok? Va tutto bene, gli etero esistono (credo), Dio è lassù in cielo e le cicogne porteranno ancora i bambini, dopo questo. Spero.
    No, seriamente, io sono un avviso: è un post con delle parti pornografiche piuttosto descrittive, sappiatelo e regolatevi di conseguenza.

    (continua…)


  2. Gaylight

    febbraio 23, 2010 by Kijomi

    Fermi!
    FERMI LÍ!
    Ho finalmente CAPITO.
    Ho capito TUTTO!
    No, non come darmi lo smalto in una maniera pressoché decente.
    No, non come non far impazzire la maionese.
    No, non il senso della vita – anche, se, più o meno.
    Ho capito la Saga di Twilight. Esatto. Sul serio. E per festeggiare questo mirabolante evento, e metterne tutti voi a parte, miei piccoli swaroski incastonati nei petti bronzei dei vostri amati, abbiamo qui oggi su Mimicry una guest star d’eccezione. Ah, bramavo un post a quattro mani da LOLfan da una vita intera. Di’ ciao, Rucci. ♥

    Ciao. ♥ Sono Rucci. Ho ventun anni, sono Scorpione ascendente Bilancia, e amo le passeggiate all’aria aperta e la vita semplice. (?)

    Ciao, Rucci.
    D’accordo, signori cari. Sappiate che tutto questo ha avuto origine perché qualche tempo fa, per sfuggire ad un cattivissimo sito sugli alieni e i bambini indaco che stava palesemente cercando di uccidermi, ho ripreso in mano Eclipse, terzo libro della Famigerata Saga, abbandonato da me stessa medesima la bellezza di due anni fa per le convulsioni peristaltiche che mi causava, mi pare. Beh. Non è stata una scelta saggia. Per fortuna sono circondata da persone che mi amano e sui cui posso riversare tutte le atrocità con cui vengo a contatto. E che, oltretutto, mi vengono dietro a ruota! *C*

    Sì, perché a quel punto mi sono messa a leggerlo anche io. Sono stata irrimediabilmente attratta dalla poesia in ABAB nell’intro, credo.

    La poesia in ABAB l’avevo rimossa. Facciamo che vado a rileggerla e la facciamo leggere anche a tutti i miei dolci cream caramel qui, sì?

    Dicono alcuni che finirà nel fuoco
    il mondo, altri nel ghiaccio.
    Del desiderio ho gustato quel poco
    che mi fa scegliere il fuoco.
    Ma se dovesse due volte finire,
    so pure che cosa è odiare,
    e per la distruzione posso dire
    che anche il ghiaccio è terribile
    e può bastare.

    ROBERT FROST, Fuoco e ghiaccio

    …santissimi dèi.
    Beh. Dai. Almeno non è di Pancho. (Il marito della signora Meyer, ndr.)

    Spera che non sia uno pseudonimo: la Rice le utilizzava allo stesso modo, le poesie di suo marito, e non sarebbe la prima volta che Stephanie cerca maldestramente di seguire l’iter di qualcuno che ha scritto sui vampiri veri.

    No, Frost è davvero un poeta. Un poeta americano, infatti non possiamo pretendere granché, ma non è stato Pancho la fonte di ispirazione principale. Shakespeare invece è stato più volte brutalmente stuprato, insieme alla Bronte e ad un sacco di gente di cui non mi frega granché.
    Ma bando alle chiacchiere inutili, perché se dovessimo metterci a fare un commentario completo su tutta la saga probabilmente la Meyer farebbe in tempo a scriverne altri sette.
    Vuoi dire tu di cosa stiamo per occuparci? *O*

    Ci occuperemo di un problema non irrilevante. Un problema che è sfuggito a tutti gli esperti della saga, per cecità o per eccessiva parzialità (dall’una o dall’altra parte senza discrimine): l’evidente, sconcertante, avvilente omosessualità repressa in montagne e montagne di pagine inzuppate nel miele d’acacia. Nella fattispecie, vorremmo concentrarci sul comportamento di Edward Cullen, il cui esempio ci riporta indietro almeno di un secolo, in fatto di emancipazione ed autoaffermazione della propria natura. Sì, ok: mormoni.

    Esatto, esimia collega.
    Come rimarcavo nella recensione del libro fatta su Anobii, l’intera saga è infarcita di preoccupanti e molto, molto disturbanti leitmotiven che solo una casalinga mormone ammogliata ad un individuo di nome Pancho poteva ritenere condivisibili da un branco di adolescenti infoiate. Il problema qui non è la svalutazione della figura femminile (Senza un uomo accanto non sei niente); non la banalizzazione dei rapporti umani in generale e amorosi in particolare (“Oh, lo amo, è la mia vita!” “Ma… perché? Cosa avete in comune? Non parlate, non avete gli stessi interessi, non venite dallo stesso ambiente sociale, l’unica cosa che vi accomuna è aver deciso arbitrariamente che vi fisserete nelle palle degli occhi per l’eternità!” “…oh, lo amo! *.*”); non la persistente e imperante bigottaggine dell’intera struttura.
    Il problema è che la casalinga mormone ammogliata al Pancho-coso AVEVA RAGIONE.
    Signorine Twilighters, siete state raggirate.
    Siete vittime di un’operazione di condizionamento mentale da parte di una truffatrice abilissima, tanto che siamo dovute arrivare al terzo volume della saga per rendercene conto.
    Tutta la gigantesca operazione Twilight non è altro che un complesso gioco di psicologia inversa per coprire quella che è la Vera Trama, e che include gayporn e bestiality.
    Almeno, io SPERO CHE SIA COSÍ.
    Spero che la Meyer sia solo una fangirl che ha dovuto mascherare le sue poco mormoni fantasie omoerotiche con una storia d’amore etero tanto hyper da risultare per forza falsa.
    Non voglio credere che tutti quegli hint siano inconsapevoli. Sarebbe troppo persino per Freud.

    Ma passiamo ai fatti. *inforca gli occhiali e fa partire una serie di diapositive*
    Edward Cullen.

    (In tutta la sua ALLAMPANANTE sexiness. Raccogliete le ragazzine svenute in prima fila, grazie.)

    La stranezza dei suoi comportamenti risalta lampante sin dal primo libro della saga. E no, tutta questa serie di bizzarrie non è spiegata in benché minima parte dalla sua – discutibile – natura vampirica.
    Abbiamo un uomo che, stando alle parole della stessa Rosalie, sua platinata sorella di sangue, non ha mai manifestato inclinazioni sentimentali né erotiche verso alcuna donna o vampira che abbia incrociato il di lui ammaliante sguardo. Il che, a mio vedere, è assolutamente naturale, dato che il vampiro, creatura non-morta, per definizione ha le funzioni vitali ko: ma i vampiri, nei libri della Meyer, scopano. Vorremmo forse lasciare sprecato tanto marmoreo ben di Dio? Ergo il discorso sulla sua natura non attacca: Edward non si fila nessuna e basta. Nessuna, in più di cent’anni. Nemmeno quando i Cullen intrecciano rapporti con un intero clan di vampire:

    “Devi capire, però… ero così abituata a essere l’oggetto del desiderio di chiunque. E invece Edward non mostrava il benché minimo interesse. All’inizio mi sentivo frustrata, persino offesa. Ma lui non desiderava mai nessuna, dunque non m’infastidiva più di tanto.

    Neanche quando abbiamo conosciuto il clan di Tanya a Denali – con tutte quelle femmine! – Edward ha mostrato la minima preferenza.”

    (Rosalie su Edward, in Eclipse)

    Capite? Tutte quelle femmine. Messa così è brutale, concordo con voi, ma Rosalie sembra genuinamente stupita. Ma va bene, non siamo tutte superficialotte e bionde come lei.
    Fatto sta che Edward, questo sembra appurato, non si mostra interesse verso alcuna, per oltre cento anni. Poi, all’improvviso, l’amore improvviso, ingiustificato e ossessivo per una creatura sostanzialmente casuale: non particolarmente bella, non particolarmente simpatica (diciamocelo, Bella è amabile quanto un’iguana con il mal di stomaco) alquanto goffa e piuttosto insipida. Bella non brilla per avvenenza né per talenti precisi – neppure nell’arte di conversare, dato che ogni qual volta Edward le rivolga parola lei lo guarda come se fosse l’arcangelo Gabriele, boccheggia per due minuti e rischia di svenire. Quando è in sé diventa brusca sino ai limiti della maleducazione. Non crediamo possa essersi innamorato di lei per la brillante personalità, a questo punto.
    D’accordo, Bella è immune alla sua magica lettura della mente. Siamo d’accordo che questo possa attirare qualche curiosità. Ma dopo averci parlato un paio di volte, appuri che si tratta di un tumore al cervello e ti metti il cuore in pace. Siamo tutti d’accordo anche su questo.

    Quindi… perché, all’improvviso, Bella?

    Fino al secondo volume, nulla di particolarmente strano, esaltante o indicativo che questa sua scelta non fosse il semplice frutto della mente rovinata da troppe telenovelas di una comune casalinga americana. Si potevano ignorare con uno sbadiglio le melensaggini esagerate, archiviare come risultato della bigottaggine della scrittrice che i due non riuscissero a concludere assolutamente nulla, per quanto la protagonista in certi passaggi sia così disperatamente affamata da far sfiorare la compassione al lettore. Nessuno di noi potrà mai dimenticare questa straordinaria scena pseudo erotica:

    «Voglio te», borbottai in maniera piuttosto incoerente.
    «Sono tuo». Sorrise, ignaro. […]

    (Edward fa il finto tonto mentre Bella si sta slacciando la camicetta. Insgamabile.)

    La scena suddetta è contenuta in Eclipse.
    E in effetti, è proprio in Eclipse che la ritrosia di Edward arriva a dei livelli inconcepibili.
    Inconcepibili. Esagerati. Sospetti.

    È riuscito, per quasi tre sospirati volumi, a far passare il suo come un comportamento da bravo gentiluomo di primo Novecento. Uno di quegli uomini che ora non ci sono più, con valori solidi, una morale precisa e non incline a lasciarsi andare ai libidinosi piaceri carnali. Ora, sorvolando un momento sui secoli di archetipi del vampiro – pura forza animale e sessuale, ctonia e notturna – brutalmente stuprati da questo tripudio di armonia mormone (AHHHHH! Cos’è stato? Ah… Credo che Bran Stoker si sia suicidato)(cit.), proviamo a guardare la cosa un po’ più da vicino.
    Edward continua a ripetere di desiderare follemente Bella. Che l’odore del suo sangue è il più delizioso che abbia mai sentito, ma che prima di darle quello che vuole – che sì, avete proprio capito bene, lei vuole solo QUELLO, altro che petti scolpiti e voci come cucchiaiate di miele – deve prima sposarla. Poi vampirizzarla. Fare di lei una donna e una vampira onesta, davanti agli occhi di Dio e della comunità. E non si riesce a capire bene il perché di questa fissazione. A meno che…

    A meno che Edward non faccia tutto questo, ovviamente, per copertura.
    Una moglie docile, che prende per oro colato le tue parole, che si fida ciecamente di te.
    Una moglie che non si fa domande. Una moglie che si fa irretire dalle frasi d’amore dei baci perugina: fateci caso; Edward parla per frasi d’amore preimpostate, mentre nella quotidianità si rivolge a lei come una cerebrolesa:

    Aggrottò le sopracciglia, e all’improvviso mi sorrise, di ritorno da quel sogno a occhi aperti. «Sì, è plausibile. Comunque dobbiamo essere pronti a tutto finché non ne saremo sicuri. Oggi sei molto perspicace», aggiunse. «Incredibile».

    (Edward in un momento in cui ha esaurito le frasi standard)

    Riassumendo, assistiamo quindi a questo gentiluomo d’altri tempi che sceglie come sua compagna di vita una donna non troppo appariscente, personalità semi-inesistente ma cotta in maniera così cieca ed incondizionata da annullare praticamente le funzioni cerebrali: senza battere ciglio, accetta la sua natura ma soprattutto crede in tutto ciò che dice – ricordiamo che si fa condurre in un covo di vampiri centenari, belli che capaci di staccarle il collo ruotando un pollice, solo sulla sua parola che niente paura, sono buoni, dolci e gentili.

    In pratica, una donna che lo asseconda in tutto e per tutto.

    La perfetta compagna manipolabile.

    La classica moglie di copertura.

    DAAAAAAAAAAAAN.

    «Per favore», sussurrai di nuovo, con il cuore che batteva sempre più veloce. Le parole uscirono rapide dalla mia bocca, volevo sfruttare il vantaggio improvviso dell’incertezza nei suoi occhi. «Non mi devi promettere nulla. Se non va nel modo migliore, insomma, non ci sarà problema. Almeno… proviamoci. E poi ti concederò quel che vuoi», mi affrettai a promettere. «Ti sposerò. Ti lascerò pagare le mie tasse universitarie e non protesterò per gli agganci con cui mi farai entrare a Dartmouth. Potrai anche comprarmi una macchina veloce, se ciò ti renderà felice! Ma… per favore».

    (Bella che supplica Edward: gli concede il matrimonio che lui brama in cambio del sesso che brama lei. Non c’è qualcosa di stonato in tutto questo?)

    E perché fare una cosa del genere? Perché ricercare una moglie umana nel reparto cottolenghi, perché desiderare così tanto di accasarsi dopo quasi un centinaio d’anni vissuto senza apparenti passioni, da scapolo d’oro, protetto da una famiglia amorevole (ma dove tutti sono rigorosamente – ed incestuosamente, aggiungerei – accoppiati)? È suonato l’orologio biologico, Edward? Papino ti estromette dall’eredità se non metti la testa a posto?
    Una moglie di copertura, per definizione, serve a coprire qualcosa.
    E cosa, se non la peggiore sventura possa capitare ad un giovine vampiro di buona famiglia ed irreprensibile morale?

    A questo punto i nostri occhi si sono puntati su qualcuno.
    Si sono puntati su Jacob Black.
    Jacob Black, il concentrato di lupesco testosterone in continua esibizione.
    Jacob Black, con il quale Edward allaccia un intenso e appassionato odio, all’inizio del libro.
    Jacob Black, sul quale Edward cambia opinione improvvisamente e bruscamente, acquisendo la serenità di un Buddha.
    Jacob Black, col quale Edward in seguito chiacchiera felice al telefono come se nulla fosse.
    Jacob Black che poco dopo comincerà a chiedere informazioni a Bella su com’è essere la ragazza di un vampiro e com’è baciare un vampiro.

    scary.

    L’affascinante coprotagonista che sembra attirare le attenzioni della nostra povera, a questo punto evidentemente sfruttata Bella, un bellimbusto tutto muscoli, caliente come Edward è di un gelo marmoreo… Sì, ricorda la poesia dell’incipit, che spoilera in maniera poco elegante come finirà Eclipse: Bella sceglie Edward, acconsente a sposarlo, e tanti auguri e figli maschi.
    Peccato che la povera, sciocca Bella non ha fatto molta attenzione ad una regola fondamentale: mai, mai cercare di far interagire il tuo ragazzo col tuo migliore amico, se ti trovi nel romanzo scritto da una donnicciuola frustrata, perché i due maschioni finiranno per rotolarsi fra di loro, lasciando te a bocca asciutta. Lo sanno tutti.
    Ed ecco a cosa serviva, dopotutto, quel matrimonio. Una scusa elegante e discreta per continuare a frequentare l’amichetto, con la clausola inderogabile che l’osceno segretuccio non venga a galla. In fondo Edward non compie poi una scelta così incredibile, a guardare le cose da questa angolazione.
    Pensiate stiamo delirando? Ma abbiamo le prove, miei diffidenti biscottini al cioccolato!

    «Sii sincero, quanto sono orribile?».Fece un altro passo indietro e strinse le labbra.«Così tanto?», mugugnai.
    «No, no, Bella. In realtà…».
    Sembrava si stesse sforzando per trovare la parola giusta.
    «Ti trovo… sexy».

    (La reazione di Edward ad una provocante mise della sua Bella, in giubbotto di pelle e tenuta da motociclista)

    Arretra. Stringe le labbra. E si sforza, santo cielo, non sto inventando niente, è tutto scritto lì in alto, si SFORZA di trovare qualcosa da dire. Qualcosa che paia credibile, quando è evidente, dalla mimica facciale descritta, che sia palesemente orripilato. E Bella, da brava Mary Sue, è un bocconcino mica male, in fondo. A casa mia, la ragione per una repulsione così palese ad un paio di tette agghindate è una sola. E forse, la ragione della fatica dimostrata dal nostro Edward è dovuta dal tenere a freno le fantasie sul rampante e muscoloso corpaccio lupesco di Jacob vestito nello stesso modo, chissà! ♥

    Senza rendersene conto si era avvicinato, preso com’era dal progetto. Ora distava da Edward solo un metro o due. In mezzo a loro, sentivo la tensione che irradiavano. Era come una corrente elettrica.

    (Bella e le sue riflessioni, mentre passeggia coi suoi due maschioni)

    Bella.
    Due.
    Più.
    Due.

    «Grazie», sospirai. «Credete davvero che verrà qualcuno?». Chiunque avrebbe notato il tono di speranza nella mia voce. Alice fece una smorfia.
    «Verranno tutti», rispose Edward. «Muoiono dalla voglia di entrare nella misteriosa casa dei Cullen».

    (Parlando di una festa in onore di Bella. Un’altra testimonianza della considerazione che ha Edward per lei, quando non può ricorrere alle frasi prestampate)

    Questa situazione logorante vedrà il suo culmine in Breaking Dawn, dove a tratti il POV di Jacob, che si alterna a quello di Bella, ci apre degli scorci strabilianti:

    Le ginocchia mi cedettero. Per reggermi in piedi dovetti aggrapparmi all’auto. Edward si sporse come per aiutarmi, poi ci ripensò e abbassò le mani. «Mi dispiace», sussurrò. «Mi dispiace davvero per il dolore che tutto questo ti causa, Jacob.
    Anche se mi odi, devo ammettere che io non provo la stessa cosa per te. Ormai sei quasi… un fratello, sotto molti aspetti. Come minimo, un compagno d’armi. Non puoi capire quanto mi rincresce che tu soffra.

    (Edward a Jacob. E sappiamo tutti che punteggiare equivale ad una dichiarazione repressa.)

    «Ti ringrazio». Il sussurro di Edward fu così basso che Bella non poté sentirlo. Ma le parole erano talmente ardenti che, con la coda dell’occhio, vidi gli altri vampiri girarsi meravigliati.

    (Edward a Jacob, sconvolgendo i membri della propria famiglia. E ci credo. Ardenti.)

    Imbarazzante.
    Davvero imbarazzante.

    Imbarazzante e deliziosamente divertente.
    Bene, le nostre tesi sono state sufficientemente spiegate, le prove a voi fornite sono a dir poco inequivocabili, caro pubblico: potete trarre da soli le vostre conclusioni.
    Come un romanzo sbandierato come il più romantico del secolo (!) possa in realtà aver celato una menzogna tanto palese senza che a nessuna di quelle sospiranti ragazzine venisse il minimo sospetto è qualcosa che ancora non riusciamo a spiegarci chiaramente, ma l’importante è che la verità venga a galla.
    Edward Cullen, ti abbiamo scoperto. Smetti di nasconderti. Esci alla luce, gettati fra le braccia di Jacob sbrilluccicando senza timore!
    …il peggio che può capitarti è di venir mangiato, in fondo.

    BABYLOOOOON! *RANDOM*

    LA MIGLIOR CONCLUSIONE DI UN POST EVAH.
    E con questo, buonanotte. ♥


  3. Tante care cose.

    febbraio 6, 2010 by Kijomi

    Queste sono le cose che penso appena prima di andare a dormire, alle due e mezza del mattino, con un saggio di Scheler a metà sullo stomaco, un’asta su ebay che non posso permettermi e discorsi di estetica contemporanea con qualcuno che è ancora abbastanza dolce e luminoso da accoglierli come se fossero rivelazioni divine. La me di un paio di anni fa piange di gioia, io mi intenerisco e penso a cose del tutto unrelated.
    Mi chiedevo – così, a scopo puramente antropologico, perché ho tempo da perdere – cosa si può capire di una persona dai suoi oggetti, dal suo spazio vitale. Senza andare a frugare nei cassetti, senza scoperchiare scheletri scomodi, senza impicciarsi nelle cronologie altrui, solo osservando la superficie delle cose.
    Mi viene in mente la camera della mia migliore amica delle elementari, che allora ammiravo come esempio di emancipazione irrangiungibile: mangiava i saccottini mulino bianco sul letto, aveva la tv in camera, e dal suo letto mi sono guardata tutto Dawson’s Creek. Ascoltava musica da grandi come i Prozac+ e Masini, metteva le minigonne ed era in generale fighissima (alle medie, questo, non a dieci anni, naturalmente). La sua camera era un accozzaglia di vestiti sparsi, gettati sul letto – a due piazze! – sulla scrivania, sulle sedie. C’erano ovunque cd e musicassette che si era registrata da sola, e un persistente odore di cera e smalto ovunque.
    Aneddoto: il primo giorno di scuola media me lo sono fatta con le unghie di una mano arancione e quelle dell’altra verde fosforescente, perché ci avevamo giocato il giorno prima e lei aveva finito l’acetone. L’imbarazzo provato nel dover alzare la mano non è qualcosa di spiegabile a parole, credo. XD
    C’erano cartoline, lettere, bruciature di sigarette, incenso, scritte a uniposca ovunque, sui muri, sul legno della scrivania, nell’armadio – che credo fosse il portale per Narnia, non ho mai visto NIENTE di più incasinato, e anche io non sono certo la persona più ordinata del mondo – c’erano dichiarazioni d’amore verso il suo ragazzetto tira-e-molla, c’era una preadolescenza e poi un’adolescenza vissuta fino alle ossa, visceralmente. Amavo molto quella camera, e rispecchiava molto quella che era lei. Poliedrica ed inaccessibile, come una brava Sagittario dovrebbe essere, esponeva solo una parte molto sottile di sé, in quel coacervo di oggetti. Non l’ho mai conosciuta davvero, per quanto si possa conoscere davvero qualcuno a dodici, tredici anni, e questo l’ho capito solo anni dopo.
    Ma torniamo a me – lo so che non aspettavate altro u_ù Vouyer che non siete altro! – che questo è un blog intimista, che credete?
    Di me cosa si capisce, da quello che lascio in giro? Lasciamo perdere camera mia a tredici anni: non riesco a ricordarmi molto, se non che era piena di candele ovunque.
    La camera di adesso è ancora spoglia dopo aver fatto dipingere di recente le pareti, ma in genere i muri sono pieni di cartoline accumulate nel corso degli anni, a ricoprire pareti intere. Foto, tante foto. Locandine di spettacoli teatrali, biglietti di cinema, di teatro, di concerti. Tanti poster vintage, tantissimi. Angoli di Parigi. Donnine nude. Immagini delle passioni momentanee – chi ha detto Saint Seiya? Chi ha detto che dopo tre anni non è momentaneo, è ossessione? – e calendari comprati alle mostre. A questo giro ho Van Gogh, così, mi andava Van Gogh. Ci sono appesi in giro un ventaglio di piume nero, acchiappasogni che vengono da un’altra epoca della mia vita, una lanterna che prende polvere da un secolo almeno.
    Sulla scrivania, in questo preciso momento e in ordine del tutto casuale, ci sono:
    Un gatto di sei chili e mezzo che gioca con un rossetto rosso;
    Una boccetta di essenza di lavanda pura da 10 ml costatami quindici euro;
    Una tazza di tè vuota – la tazza l’ho rubata quattro anni fa;
    Post-it di Biancaneve regalatemi dal Dolce Mu ♥;
    I suddetti post-it riempiono un po’ ovunque i due manuali di filosofia contemporanea in corso di studio, Derrida e Scheler;
    La mia agenda di Klimt semivuota;
    Un accendino quasi scarico;
    Un contenitore pieno di cianfrusaglie, che comprendono, fra le altre cose, un komboloi greco, una pallina antistress della Nokia, una foca di sapone verde, la famosissima spilla “Stop Staring at my Tits”, e bacchette del giapponese usate come fermacapelli;
    I programmi stampati dei corsi della prossima sessione, costellati da ARGH e imprecazioni varie segnate a matita;
    Una foto mia e di mio fratello di una decina di anni fa, che era in lizza per essere scelta per il meme: ha perso le selezioni, ma non l’ho rimessa a posto;
    Ago e filo;
    Il sacchetto con i tarocchi,
    Due – no, tre – cucchiaini sporchi, che devo riportare in cucina insieme alla tazza;
    Poemetti erotici di Pessoa, aperto da ieri sera su Antinoo, più Memorie di Adriano, la ragione per cui mi è venuta voglia di rileggere Pessoa, e Chi è morto Alzi la Mano, di Fred Vargas, chiuso e intonso, sulla scrivania per una ragione non meglio identificata;
    Una scatola decorata che contiene, vado a memoria, altri tarocchi, pietre di varia natura, amuleti e memory card. Il sacro e il profano.
    Una consistente quantità di polvere e peli di gatto;
    Uno specchio;
    Due biglietti per Aggiungi un Posto a Tavola che andrò a vedere domani con lui XD (LUNGA STORIA. Do not ask.)
    Un pennello da trucco e un balsamo per le labbra al mirtillo che ha più storia dietro di quasi tutto quello che possiedo.
    Sulla prima mensola raggiungibile, senza ordine nemmeno apparente, gashapon di Saint Seiya, un profumo D&G, il contenitore dei gioielli, un cactus, peluche, un salvadanaio di coccio pieno a metà, candele, caricabatterie, e via all’infinito. Non inizio nemmeno con le librerie e l’armadio, ovviamente, perché immagino che a questo punto sia diventato piuttosto noioso, il semplice elenco.
    Cosa si capisce di me, da questa accozzaglia?
    Che sono una studentessa di un qualcosa di non meglio identificato – potrebbe essere filosofia, ma potrebbero essere scienze politiche, ma potrebbero essere lettere, o beni culturali, o chissà che altro – e una studentessa appassionata ma non granché organizzata. Gotcha.
    Potrei essere una fighetta underground, anche non ci sono abbastanza citazioni musicali, né vinili, in giro. Non ho una chitarra, non ho un paio di Rayban, non ho Sartre sempre sulla scrivania, ma una fighetta underground potrei sembrarlo. Però ci sono il rossetto e il pennello per il trucco e il profumo, che mi tolgono l’aura underground dal fighetto. D’altra parte, c’è un casino della madonna, e un poemetto omoerotico, e abbastanza materiale esoterico da estromettermi anche dalla categoria fighetta. Senza parlare dei gashapon, che in qualche modo mi inserirebbero nel nerd, se non fossero buttati lì come tutto il resto, in mezzo a troppe cose che indicano che per quanto scarsa, ho una vita sociale. Ho uno specchio sempre a portata, quindi devo essere superficiale, e bevo tè, quindi devo essere supponente. Questo è giusto. Viaggio, amo quello che faccio anche se quello che faccio mi fa uscire di testa e mi fa trascurare norme igieniche fondamentali – dio quanto devo spolverare – sono infantile (i peluche), ma sto provando ad uscirne (l’agenda). E poi? Potrei essere lesbica (ci sono davvero un sacco di donnine nude, anche se sono vintage), potrei essere semplicemente schizofrenica. Pretty boys don’t like girls. Potrebbe piacermi mangiare, potrei saper cucire (potrei semplicemente dovuto aver bisogno di riattaccare un bottone). E poi, e poi? Cosa se ne ricava? Che ho una vita che non avrei mai immaginato, quando avevo tredici anni? Anche.
    E non vi dico cosa c’è nei cassetti, lì si sfocia nel davvero privato. (E questa è una tecnica retorica, e io sono una gran blogger, altroché.)
    E voi, cosa avete attorno a voi? Volete bene alle vostre cose? Io potrei liberarmi di questi oggetti anche subito, ma non trovo motivi per farlo. Le cose verranno rimpiazzate, le foto cadranno dal muro e verranno sostituite, io continuerò ad essere disordinata anche fra vent’anni.
    E cosa se ne ricava? Che ho perso abbastanza tempo, stamattina, ho vinto la mia asta e vado a mangiare.
    Tante care cose. ♥

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    Now playing: Liquido – Narcotic
    via FoxyTunes


  4. Mema…memi? Meme! – Day 13

    febbraio 4, 2010 by Kijomi

    Day 13 — A fictional book

    Visto che se ne parlava nel post precedente: Le cronache dei Vampiri di Anne Rice. Volete dei vampiri? Dei vampiri veri, che non siano delle fighette che girano in Rolls Royce e che brillano al sole come una Barbie  Deluxe? Non volete leggervi Stoker? Vi capisco, è un polpettone ottocentesco che non mi ha sconfitta solo perché io ci vado a nozze, coi polpettoni ottocenteschi.
    Ma nelle Cronache avrete veri vampiri, vera azione, personaggi magnifici, un sacco di yaoi (!), angst e drama a volontà, New Orleans e Parigi, mio padre che urla VOGLIO BERE LE VOSTRE ANIMEEEEEEEEEE eccetera.
    Amateli, non lasciateli soli.


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    Now playing: Five For Fighting – Superman (It’s Not Easy)
    via FoxyTunes